domenica , 25 febbraio 2018
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L’austerità raggiunge il Nord Europa: le raccomandazioni di Rehn ai Paesi Bassi

La crisi economica ormai attraversa l’intera eurozona e così le consolidate divisioni fra i falchi dell’austerità, in particolare i Paesi del Nord Europa, e le colombe, che, in Europa meridionale, vorrebbero maggiore flessibilità rispetto ai parametri concordati nel corso degli anni a livello europeo, appaiono sempre più labili. Una divisione fra promotori del consolidamento fiscale e governi che al contrario propongono politiche più espansive rimangono tali nel dibattito pubblico europeo, eppure anche alcuni Paesi fra i falchi iniziano a incontrare crescenti difficoltà economiche e di bilancio. Fra questi, la situazione dei Paesi Bassi, a lungo al fianco della Germania di Angela Merkel nella promozione delle politiche di austerità, ha conosciuto un ribaltamento paradossale, certificato dalle raccomandazioni espresse dalla Commissione Europea il 29 maggio scorso e dalla visita del Commissario per gli Affari Economici e Monetari Olli Rehn ieri a L’Aja.

Incontrando il Primo Ministro Mark Rutte e il Ministro delle Finanze, nonché Presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il Commissario europeo ha descritto la situazione del Paese con toni assimilabili, sebbene ben più sfumati, a quelli adottati nei mesi scorsi nei confronti dei Paesi ‘debitori’ come Spagna o Italia. La principale raccomandazione della Commissione, ha sottolineato Rehn, è che i Paesi Bassi rispettino gli impegni assunti in Europa: una retorica che i cittadini italiani, per fare un esempio, conoscono molto bene. La principale preoccupazione della Commissione risiede nel deficit olandese, che nel 2012 si è attestato al 4,1% rispetto al PIL, oltre la soglia tollerata del 3%. Nelle raccomandazioni di fine maggio era stata espressa soddisfazione per lo sforzo di consolidamento fiscale svolto dal governo olandese fra il 2011 e il 2013, notando tuttavia come questo non fosse sufficiente. Il documento comunitario chiedeva quindi un rinnovato impegno per riportare il deficit al di sotto della soglia del 3%

Tale invito, ribadito anche da Rehn a L’Aja, era accompagnato, da un lato, dal rilassamento dei termini entro il quale portare a termine tale compito di riequilibrio, dall’altro da una serie di raccomandazioni di revisione della politica economica del governo. Se infatti ai Paesi Bassi è stata concessa la proroga di un anno per ridurre il deficit oltre la scadenza del 2013 precedentemente concordata, la Commissione ha comunque proposto alcuni correttivi che l’esecutivo di Rutte dovrebbe implementare a livello nazionale. In generale, si richiede che l’aggiustamento sia maggiormente equilibrato rispetto ai tagli alla spesa pubblica, che hanno caratterizzato le manovre finanziarie del 2011 e del 2012, e gli aumenti della tassazione, predominanti nei programmi per il 2013.

La Commissione ha proposto poi quattro raccomandazioni specifiche, per rendere effettivo, e allo stesso tempo sostenibile, lo sforzo di consolidamento fiscale. Innanzitutto, è necessario rinforzare e implementare la strategia di bilancio, salvaguardando tuttavia le spese in alcuni settori sensibili per la crescita come l’istruzione, l’innovazione e la ricerca. Sono poi suggerite riforme nel settore immobiliare, ancora troppo rigido e caratterizzato da molti disincentivi che distorcono il mercato, e delle pensioni. In quest’ultimo caso viene salutato con favore l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni entro il 2023, che deve essere tuttavia integrato con misure di salvaguardia dell’occupazione dei lavoratori più anziani. Proprio il mercato del lavoro costituisce la materia della quarta raccomandazione: favorire una maggiore partecipazione, soprattutto dei lavoratori ai margini, appare infatti una priorità irrinunciabile. Ricordando, evidentemente, che gli obiettivi fiscali possono anche essere favoriti da una crescita nel denominatore nel rapporto deficit/PIL.

Nel corso della sua visita, tuttavia, Rehn ha soprattutto voluto sottolineare la necessità di implementare il primo punto delle raccomandazioni comunitarie. Anzi, il Commissario ha invitato il governo non solo a perseguire un deficit al 3% entro il 2014, ma a porsi come obiettivo una soglia più ambiziosa, quella del 2,8%, in modo da avere “un margine di sicurezza”. Tuttavia, proprio lunedì la Banca Centrale olandese ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2014, ipotizzando un deficit al 3,9% e mettendo in difficoltà il governo Rutte, che a ottobre aveva varato una manovra quadriennale da 16 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi di bilancio prefissati. A questo punto saranno forse necessarie nuove misure correttive.

Rehn ha quindi forse voluto, in parte, rassicurare un Paese non abituato a dover affrontare i problemi dell’austerità, ricordando che potrebbero anche essere introdotte ulteriori proroghe nel caso in cui le condizioni economiche si deteriorassero ulteriormente. Secondo il Wall Street Journal, tuttavia, un’ulteriore condizione posta da Rehn per una nuova proroga sarebbe l’adozione di misure per il taglio del deficit pari all’1% del PIL olandese nel 2014, pari a 6 miliardi di euro. I Paesi Bassi sono sempre più sotto osservazione quindi, chi sarà il prossimo?

 In foto: il Primo Ministro olandese Mark Rutte e il Commissario per gli Affari Economici e Monetari Olli Rehn a L’Aja. (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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