venerdì , 23 febbraio 2018
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Lavoro e crescita, il Parlamento UE chiede investimenti

Il peggio è passato, sostiene Mario Draghi, anche se la gente soffre ancora. Dall’alto della sua esperienza e ben saldamente ancorato alla sua autorevole postazione a Francoforte, dalla quale scruta il dispiegarsi delle dinamiche economiche, il Presidente della Banca Centrale Europea torna ad invocare le riforme strutturali. Quelle auspicate da Bruxelles, quelle che dovrebbero adottare i singoli Stati.

Più mobilità sociale, più investimenti in ricerca ed istruzione, apparati statali meno ingombranti, ma possibilmente più efficienti. L’eurozona, ha dichiarato ancora il numero uno della BCE, sta meglio rispetto al 2009. E così l’immagine che esprime il suo punto di vista è quella del bicchiere mezzo pieno. Come dire che di strada ce n’è ancora tanta da fare, ma in fondo al tunnel si vede, bisogna saper vedere la luce.

Sotto questo profilo, la governance del mercato unico assume un carattere strategico. Essa deve infatti servire come punto di riferimento per i singoli Stati, impegnati appunto a portare avanti il tortuoso percorso delle riforme strutturali. In questo modo Bruxelles potrà anche riaffermare una supervisione politica al più alto livello, quella che forse è mancata negli ultimi tempi.

E così, mentre l’Europarlamento dà il via libera al pacchetto di investimenti da un miliardo di euro per il digitale nell’ambito del Connecting Europe Facility, i numeri della relazione approvata dalla Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del Parlamento di Strasburgo, relativamente alle aspettative di crescita per il 2014, ripropongono il quadro a tinte fosche che tutti gli osservatori internazionali e gli addetti ai lavori conoscono.

disoccupati nell’Unione Europea hanno toccato quota 26,6 milioni, con un tasso di disoccupazione giovanile del 23%, il che significa che in alcuni Paesi il dato è drammaticamente più alto. La percentuale della popolazione a rischio povertà o di esclusione sociale si attesta al 24,2%. L’invito alla Commissione Europea è di valutare attentamente la portata di questi crescenti squilibri sociali.

E anche per questa ragione, gli europarlamentari auspicano che per una più completa e approfondita valutazione dello stato di salute del Vecchio Continente si proceda con l’analisi di ulteriori indicatori, quali il livello di povertà infantile, l’accesso alle cure sanitarie, il numero delle persone senza fissa dimora.

Sul versante delle misure da attuare, il messaggio agli Stati membri è chiaro: si adotti un piano di investimenti per creare lavoro, soprattutto per i più giovani. Almeno il 25 % dei Fondi di coesione nazionale dovrebbe essere utilizzato per programmi specifici dagli Stati con i più alti livelli di disoccupazione e povertà. Il tenore delle affermazioni riportate nella relazione sono musica per le orecchie di coloro che vogliono imprimere una svolta, se non radicale, quanto meno socialmente percepibile, alla politica europea: minore carico fiscale sul lavoro, salari dignitosi, maggiori occasioni e opportunità per favorire la mobilità sociale, ottimizzazione dei sistemi di protezione sociale.

La legislatura è agli sgoccioli, ma i compiti per i nuovi “studenti” che fra meno di novanta giorni prenderanno possesso dell’emiciclo di Strasburgo sembrano già stati assegnati. Dopo lo spauracchio di una crisi senza fine, ai piani alti delle istituzioni comunitarie cresce la consapevolezza che i prossimi mesi saranno decisivi per la ripresa economica e quindi per creare lavoro. Le cose da fare sono tantissime, ma si conoscono già ed è un vantaggio non da poco. I fautori del rigore a tutti i costi, tra cui i tedeschi, sono avvisati.

In foto, Mario Draghi in audizione al Parlamento Europeo (© European Union 2013 – EP)

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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