venerdì , 23 febbraio 2018
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Eurogruppo ed Ecofin: le nuove norme europee per la stabilità finanziaria

Giovedì 20 giugno 2013 si è riunito a Lussemburgo l’Eurogruppo, il board di coordinamento dei Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’eurozona. Come di consuetudine l’incontro è avvenuto il giorno precedente l’ECOFIN, la conformazione del Consiglio al quale partecipano i Ministri dell’Economia di tutti gli Stati membri.

L’Eurogruppo ha approvato definitivamente il pacchetto CRD IV, che rappresenta un’enorme implementazione europea degli accordi di Basilea III. Le regole entreranno in vigore dal 1 gennaio 2014 e sono strettamente legate alla possibilità da parte di una banca europea di usufruire dei fondi del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) per la propria ricapitalizzazione. Il Core Tier 1 (azioni ordinarie, azioni di risparmio, utili non distribuiti e riserve) entro il 31 dicembre del 2014 dovrà dunque rappresentare almeno tra il 4% ed il 4,5% del patrimonio di una banca. Non cambiano le condizioni dei requisiti di liquidità (Liquidity Coverage Ratio), ossia la liquidità che le banche dovranno detenere per poter liquidare tutte le poste in uscita nei successivi 30 giorni. Sono state rimandate a future proposte della Commissione Europea le regole sulla leva bancaria e sulle fonti stabili di finanziamento.

Per quanto riguarda le misure aggiuntive di requisiti di capitale, sono stati istituiti dei sistemi estremamente flessibili. In pratica, ogni Stato dell’eurozona potrà decidere se rendere più severe le norme del pacchetto CRD IV. Ad esempio, gli Stati più rigoristi potranno decidere di imporre un Core Tier 1 al 5% o addirittura maggiore. Non sono però previste deroghe al ribasso. Inoltre, per tutelare le banche con sede in un Paese eccessivamente “conservativo” sui requisiti di capitale, la maggioranza qualificata del Consiglio dell’Unione Europea potrà respingere i requisiti ritenuti eccessivamente severi.

Infine, sono stati resi flessibili i requisiti aggiuntivi di capitale, che variano in base agli attivi destinati a differenti categorie. Ad esempio, le banche dovranno tenere a riserva il 2% del valore dell’esposizione totale verso altre banche definite sistemiche. I bonus per i banchieri non potranno superare il valore dei loro stipendi. Potranno raddoppiare rispetto alla loro retribuzione solo dopo l’approvazione del 66% degli azionisti con un quorum del 50%. Se manca il quorum, gli azionisti a favore dovranno essere il 75%.

L’ECOFIN di venerdì invece, tenendo a riferimento i requisiti di capitale, ha stabilito che le banche che comunque non riescono a raggiungere il 4,5% potranno essere ricapitalizzate con fondi nazionali e con quelli dell’ESM che verrà dotato di 60 miliardi di euro di fondi per tali operazioni. Per ricapitalizzazioni necessarie oltre il 4,5%, l’80% dei fondi verranno dall’ESM ed il 20% dagli Stati per il biennio 2014-2015. Successivamente l’impegno per gli Stati si ridurrà al 10%. Questa percentuale garantita dagli Stati è una sorta di franchigia per fare in modo che gli Stati non abusino degli aiuti dell’ESM. Per le ricapitalizzazioni già avvenute in passato, ed ancora da implementare, si deciderà caso per caso se applicare tali norme.

Oltre a questo, si è discusso molto di ordinaria amministrazione, il che ha fatto presagire fino all’ultimo una maratona notturna per i Ministri dell’Economia. Innanzitutto, sono stati approvati i sistemi “reverse charge” e “quick reaction“, che saranno provvisoriamente in vigore fino al 2018 e serviranno per prevenire l’evasione dell’IVA. In alcuni casi sarà così anche onere del cliente, e non solo del fornitore, emettere documenti fiscali certificanti l’avvenuta transazione finanziaria e liquidare l’IVA. Sono state poi approvate le raccomandazioni specifiche per gli Stati proposte dalla Commissione Europea nell’ambito del Semestre Europeo. Di conseguenza, è stato accordato il via libera a Italia, Romania, Ungheria, Lituania e Lettonia, definitivamente uscite dalla procedura di deficit eccessivo. Per quanto riguarda la Lettonia, è stata anche approvata in modo definitivo la sua domanda di ingresso nell’eurozona.

Cattive notizie per il Belgio invece, per il quale è stata prorogata la procedura di deficit eccessivo, poichè il salvataggio di Dexia (una banca belga) ha impattato fortemente sul rapporto deficit/PIL del 2012. Riaperta invece tale procedura per Malta, che ha sforato il limite del 3% di deficit nel 2012 e prevede di non rispettarlo anche nel 2013 e nel 2014. Sempre riguardo alle procedure di deficit eccessivo, sono stati fissate le nuove deadline dei piani di rientro di numerosi Paesi. Nel 2014 dovranno rispettare la soglia del 3% Olanda e Polonia, nel 2015 Francia, Portogallo e Slovenia e nel 2016 la Spagna. L’ultima decisione dell’ECOFIN è stata quella di allungare la scadenza del prestito dell’EFSF (European Financial Stability Facility) a Portogallo ed Irlanda di ben 7 anni. Avranno ora complessivamente 19,5 anni di tempo al posto di 12,5 per ripagare i prestiti ricevuti. Un enorme boccata d’ossigeno per entrambi.

Tuttavia ci si attendeva dall’ECOFIN anche una risposta sulle regole per i fallimenti ordinati delle banche nel caso di crisi violentissime ed inevitabili, nonostante i nuovi requisiti di capitale e di liquidità. Di conseguenza pare che l’ECOFIN tornerà a riunirsi il 26 giugno, alla vigilia del prossimo Consiglio Europeo per giungere alla decisione finale.

In foto: la seduta dell’ECOFIN del 21 giugno (Foto: European Council)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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