domenica , 25 febbraio 2018
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Lituania, il 2015 sarà l’anno dell’ingresso nell’Eurozona?

Dopo l’ingresso dell’Estonia (nel 2011) e della Lettonia (pochi giorni fa) nell’eurozona, anche la Lituania è decisa a percorrere questa strada. Riacquisita l’indipendenza dall’URSS, nel 1991 venne creata una valuta provvisoria, il Talona, presto sostituita dal Litas. Il 1° aprile 1994 il Litas venne legato al dollaro ad un tasso di cambio fisso, 4 LTL=1 USD. Il 2 febbraio 2002, invece, si passò a un cambio fisso con l’euro (3,4528 LTL= 1 EUR). Nel frattempo la Lituania, il cui principale partner commerciale nei primi anni d’indipendenza era la Russia, iniziò a ri-orientarsi verso i mercati occidentali. Contribuì in grande misura la forte crisi economica russa del ’98. Nel 2004 la Lituania aderì all’UE e al meccanismo AEC II. La prima metà degli anni 2000 vide anche un boom economico senza precedenti.

Dal percorso appena descritto ci si sarebbe aspettati una rapida adesione del Paese all’eurozona. E infatti la Lituania puntava ad aderire alla moneta unica già nel 2007, insieme alla Slovenia. Il Rapporto sulla Convergenza della BCE del maggio 2006, tuttavia, bocciò Vilnius a causa dell’elevato rischio di aumento dell’inflazione, tendenza dovuta in parte al rincaro del gas. I lituani pagavano infatti il gas naturale circa il 50% in più della media UEM: questo spiega anche la grande enfasi posta dalla Lituania, durante la presidenza di turno dell’UE appena conclusa, a favore di misure per la creazione di un mercato europeo dell’energia.

Al pari delle altre due tigri baltiche, l’economia lituana subì un duro colpo nel 2009 a causa di problemi strutturali (salari che crescevano più velocemente della produttività, inflazione galoppante e bolla edilizia), aggravati dalla crisi finanziaria globale. Quell’anno il PIL crollò del 14,9%, mentre la disoccupazione tra il 2009 e il 2011 si impennò e raggiunse il 17%. Il governo rispose alla crisi con drastiche misure di austerità e riforme strutturali nei settori di sanità, energia, istruzione e previdenza sociale. Non fu però richiesto alcun aiuto alle istituzioni finanziarie internazionali. Queste misure, nonostante l’elevato costo sociale, riuscirono a far ripartire l’economia e, già dal 2011, a far riprendere la crescita del PIL.

Nel Rapporto sulla Convergenza del 2012 la BCE, da un lato, promosse i tassi d’interesse a lungo termine e soprattutto il debito pubblico, ma dall’altro evidenziò che inflazione e deficit erano troppo alti: rispettivamente 4,1% (limite di 3,1%) e 5,5% (limite 3%). Dati che, secondo rilevazioni Eurostat di giugno, mostrano oggi un miglioramento, essendo scesi rispettivamente a 2,8% e 3,2%. Secondo uno studio della Lietuvos Bankas (la banca centrale lituana), adottando l’euro, il PIL annuo fino al 2022 crescerà dell’1,8-1,9% in più rispetto a quanto farebbe mantenendo il Litas. I fattori determinanti sarebbero i tassi d’interesse più bassi e l’aumento delle esportazioni.

Nerijus Mačiulis, economista della Swedbank (grande banca svedese presente anche nelle tre repubbliche baltiche), ha dichiarato che un’eventuale adozione dell’euro contribuirebbe in maniera positiva alla crescita del PIL, a fronte di rischi più che altro politici. Secondo una statistica dell’Eurobarometro dello scorso maggio infatti, solo il 40% dei lituani si dichiara favorevole all’adozione dell’euro, mentre il 52% è apertamente contrario.

Ci pensa Tvarka ir Teisingumas (TT, Ordine e Giustizia) a cavalcare questo malcontento. Si tratta di un attore difficilmente collocabile nello spettro politico. La dirigenza del partito si definisce di sinistra e fa parte della coalizione di governo col partito Socialdemocratico, ma ha un orientamento marcatamente populista, nazionalista ed euroscettico. Ordine e Giustizia ha già proposto un referendum sull’adozione dell’euro, ma è difficile che che la proposta trovi il favore delle altre forze politiche: diversi esponenti di governo e rappresentanti delle istituzioni hanno già espresso la propria contrarietà.

Nel referendum del 2003 inoltre, l’elettorato lituano approvò sia l’adesione all’UE che l’adozione dell’euro, punto importante anche nel programma dell’attuale governo. La Lituania inoltre, non ha strumenti di politica monetaria sin dal 1994, essendo un’economia aperta, ed un’eventuale implosione dell’eurozona avrebbe quindi, comunque, effetti devastanti su quella lituana. Perlomeno la membership nell’eurozona consentirebbe di prendere parte ai processi decisionali al piccolo Paese baltico.

Nella foto i resti del castello di Kaunas, Lituania, risalente al XIII secolo, strategicamente situato alla confluenza tra il fiume Neris e il Nemunas, nel centro della città. L’edificio fu concepito come fortezza per proteggere il territorio dalle incursioni dei Cavalieri dell’Ordine Teutonico. (photo: Giuseppe Passanante).

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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