domenica , 18 febbraio 2018
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L'euro in Lituania, nei manifesti e proiettato sul municipio di Vilnius © European Commission - 2015

Lituania nell’euro, piccola grande rivoluzione nella BCE

Mentre il mondo economico e finanziario continua a interrogarsi su cosa accadrà alla zona euro se il partito di sinistra Syriza dovesse vincere le elezioni greche di fine gennaio, la famiglia che riunisce gli Stati che adottano la moneta unica europea continua ad allargarsi. Il 1 gennaio 2015, infatti, la Lituania è diventata a tutti gli effetti il diciannovesimo membro dell’eurozona.

I cittadini lituani potranno convertire i loro litas al cambio di 3,4528 per ogni euro fino al 1 marzo in tutti gli uffici postali, fino al 30 giugno nella maggior parte delle banche del Paese e indefinitamente presso la Banca Centrale Lituana. Il vecchio conio potrà essere speso nei negozi solo fino al 16 gennaio e poi perderà valore legale. Ma oltre a cambiare le abitudini della popolazione, che effetti economici e finanziari avrà l’ingresso della Lituania nell’area euro?

Si cominci dagli impatti sull’economia nazionale. Il Paese baltico chiuderà il 2014 archiviando una crescita del PIL di circa il 3%, un rapporto deficit/PIL al 2,1% e un tasso di inflazione allo 0,6%. Il debito pubblico non preoccupa, confinato appena sotto il 40% del PIL e il tasso di interesse medio sui titoli a lungo termine era al 2,94% a novembre (3,07% in Italia).

Insomma, la Lituania entra nell’eurozona con tutte le carte in regola e portando in dono alle statistiche comuni ottimi indicatori di gestione del bilancio pubblico e di controllo dei prezzi. Con l’adozione dell’euro, a livello macroeconomico non ci saranno enormi cambiamenti. Dal 2005 il litas lituano è infatti agganciato all’euro con il tasso di cambio a 3,4528 e i tassi di interesse della Banca Centrale si sono mossi specularmente con la Banca Centrale Europea (BCE). Di conseguenza, le politiche della BCE da quell’anno in poi si sono automaticamente riversate nel rapporto tra il litas e le altre monete. Non per nulla il tasso di inflazione lituano ha seguito quasi specularmente i movimenti monetari dell’eurozona.

Nel breve-medio periodo invece, diminuiranno i costi di transazione dovuti alla conversione monetaria per gli investimenti esteri e il commercio con gli altri Paesi dell’area euro. Insomma, per un cittadino tedesco sarà meno costoso investire in titoli di Stato lituani e tale vantaggio di estende anche agli investitori lituani interessati a impiegare somme di denaro in altri Paesi dell’eurozona. Costeranno meno anche i prodotti importati dall’eurozona e i prodotti esportati avranno prezzi più competitivi.

Oltre ad adottare la moneta unica, la Lituania entrerà anche a far parte dell’Unione bancaria e gli istituti di credito sistemici del Paese saranno vigilati dalla BCE. Oltre al vantaggio di una maggiore stabilità, il Paese baltico dovrà però preoccuparsi nel prossimo decennio di rimpolpare il fondo nazionale di risoluzione delle crisi bancarie, che successivamente confluirà in quello europeo.

L’impatto dell’ingresso della Lituania nell’Unione Economica e Monetaria non sarà solamente simbolico. Certo, più lo spread tra Paesi euro e non-euro verrà ridotto, più efficace e semplice sarà il governo comune dell’economia e rapida la risposta alle crisi economiche e finanziarie. Aumenterà inoltre leggermente la base monetaria e a livelli infinitesimali il peso dell’euro a livello internazionale.

Ma la vera svolta verificatasi il primo gennaio è stata la riforma del sistema di voto nel Consiglio Direttivo della BCE. Con l’ingresso lituano, l’organo di governo dell’Eurotower raggiungerà un livello di “affollamento” tale che sarà necessaria una riorganizzazione dei processi decisionali. Entrerà quindi in vigore il regolamento stabilito dal Consiglio Europeo del dicembre 2002, che sarebbe entrato in vigore quando i Paesi euro avessero raggiunto quota 19.

I cinque maggiori Paesi dell’eurozona (Germania, Francia, Italia, Spagna e Olanda) deterranno 4 voti che eserciteranno a rotazione e lo stesso capiterà ai Paesi più piccoli (11 voti per 14 Paesi). Il nuovo sistema potrebbe essere dunque cruciale per l’avvio del Quantitative Easing (acquisto da parte della BCE di titoli di Stato) poiché i veti tedeschi e finlandesi peserebbero meno in alcune votazioni cruciali durante l’anno. La storia europea potrebbe cambiare con l’entrata nell’eurozona del piccolo Stato baltico.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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