lunedì , 19 febbraio 2018
18comix

L’UE alle prese con la deflazione: i tre scenari della BCE

Dopo il taglio dei tassi da parte del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea di giovedì 7 novembre, ci si chiede cosa potrebbe accadere se per il mese di novembre l’Eurostat dovesse certificare un ulteriore calo dell’inflazione per l’eurozona. Nonostante l’introduzione, a luglio, dei meccanismi di forward guidance da parte di Mario Draghi e la maggiore trasparenza nella comunicazione ai mercati, molte direttrici di intervento dell’Eurotower permangono però in uno stato di assoluta incertezza.

Ciò che si sa per ora, è che fino alla fine del 2015 verranno garantiti tassi molto bassi e liquidità illimitata agli istituti bancari che presenteranno collaterali (titoli di stato, obbligazioni ecc…) tramite operazioni di MRO e di LTRO trimestrali (prestiti alle banche europee). Ci sono però tre ulteriori strade che la BCE potrà percorrere nel caso in cui il clima deflazionista dovesse peggiorare. Qui di seguito sono elencate a partire dalla più probabile:

1. Tassi negativi sui depositi overnight presso la BCE.

Durante la conferenza stampa al termine dell’ultimo Consiglio Direttivo, il Presidente Draghi ha annunciato che a seguito degli studi approfonditi degli scorsi mesi, la BCE è “tecnicamente pronta” per i tassi negativi sui depositi overnight. In pratica le banche che possiedono liquidità a breve termine in eccesso, oggi possono depositarla gratuitamente presso la BCE. Dall’inizio della circolazione dell’euro fino all’11 luglio 2012 però, le somme depositate dalle banche sono state remunerate con un tasso che ha toccato punte del 3,75%.

Con tassi negativi – ad esempio dello -0,1% come immagina l’agenzia di stampa Bloomberg – le banche dovrebbero pagare una sorta di fee per depositare presso la BCE, e sarebbero incentivate a prestare il denaro ad altre banche, migliorando la circolazione monetaria. Questa mossa aumenterebbe la già abbondante liquidità sui mercati finanziari, anche se si parla di orizzonti a brevissimo termine. L’impatto sull’inflazione sarebbe modesto, dal momento che le banche desiderose di liquidità potrebbero ottenerla presso la BCE allo 0,25%, invece che richiederla ad altri istituti. Il famoso spread tra titoli decennali snobberebbe quasi completamente i tassi leggermente negativi.

 2. Nuovo round di LTRO triennali.

Nei difficili mesi che rappresentarono il fulcro della crisi europea del debito sovrano, la BCE lanciò due maxi-operazioni di LTRO triennali. Come per gli omologhi trimestrali, le banche presentano presso l’istituto centrale dei collaterali ed in cambio ricevono liquidità “illimitata” da restituire nell’arco di tre anni. Si usa il termine “illimitata” dal momento che non vi è limite al valore dei collaterali che le banche possono presentare. Ovviamente, però, esistono dei limiti e sono rappresentati sia da alcuni tipi di collaterali definiti “non eleggibili” (obbligazioni con rating scarso, ad esempio), sia dal fatto che le banche non possiedono titoli infiniti.

In ogni caso, a dicembre del 2011, la BCE iniettò liquidità per 489 miliardi di euro e nel marzo del 2012 per 529,5 miliardi. Tale liquidità fu usata dalle banche principalmente per acquistare titoli di Stato e questo fece calare principalmente i tassi di interesse dei titoli italiani e spagnoli. La BCE cercò poi di limitare gli effetti sul tasso di cambio drenando liquidità, per pari importo, tramite aste settimanali. Come nel caso precedente, le banche con liquidità in eccesso la collocavano presso la BCE venendo remunerate.

Se Draghi dovesse decidere di intraprendere la strada di nuovi LTRO, sicuramente si vedrebbero intensi segnali di ripresa dell’inflazione. Un effetto negativo, qualora le aste di drenaggio venissero disincentivate con tassi negativi, sarebbe il rischio di un crollo dell’euro sui mercati valutari a causa dell’eccesso di offerta. Un ulteriore problema sarebbe che gli LTRO, modificando sensibilmente le passività bancarie, inquinerebbero pesantemente gli esiti degli stress test che la BCE promuoverà il prossimo anno come primo passo dell’unione bancaria. Per questi motivi la strada degli LTRO triennali, anche se molto efficace, pare oggi molto improbabile.

 3. Quantitative Easing.

Si tratta dell’acquisto diretto di titoli obbligazionari (di Stato o immobiliari) da parte della BCE. La Federal Reserve, ad esempio, sta compiendo un programma di QE da 85 miliardi di dollari al mese e la Banca Centrale Giapponese un progetto simile, che raddoppierà la base monetaria del Paese. Data la forte opposizione dei falchi del Consiglio Direttivo (come il tedesco Weidmann), l’ipotesi pare ancora fantascientifica. L’opposizione nasce dal fatto che molti Paesi come la Spagna e l’Italia vedrebbero i propri tassi di interesse crollare e sarebbero disincentivati a continuare il programma di riforme strutturali e di rientro dal deficit.

La probabilità che la BCE intraprenda una o più delle tre azioni sopra elencate è direttamente proporzionale a come si muoverà il tasso di inflazione nei prossimi mesi.

Nell’immagine la sede storica del Quartier Generale della Bundesbank, a Francoforte sul Meno. (photo: Wikimedia Commons)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

Check Also

Criptomania: ascesa e declino dei Bitcoin? 

“All’angolo ci sono un co-working e un hacking space, lì puoi prendere da bere, ma …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *