martedì , 14 agosto 2018
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Proteste contro i tagli alla sanità in Spagna nel 2013 - the real duluoz Flickr

Malati di austerità ? Gli effetti della crisi sulla spesa sanitaria

La crisi economica ha costretto gli Stati europei a rivedere la spesa pubblica per mantenere adeguati standard di servizi e prestazioni per i propri cittadini. Questa la principale sentenza del rapporto “Europe at a glance”, elaborato congiuntamente da OCSE e Commissione europea.

Crisi finanziaria e salute

La crisi ha comunque avuto effetti eterogenei sullo stato di salute dei cittadini europei. Il report evidenzia, ad esempio, come l’aspettativa di vita alla nascita sia cresciuta fra il 1990 e il 2012 raggiungendo i 79,2 anni malgrado il gap tra i Paesi con aspettativa più alta (Spagna, Italia e Francia) e più bassa (Lituania, Lettonia, Bulgaria e Romania).

Alcuni studi, inoltre, hanno evidenziato un forte legame fra condizioni economiche avverse, alti livelli di stress, depressione e numero di suicidi. Il tasso di suicidi nell’UE, fra 2000 e 2011, è in realtà calato del 20% con un leggero incremento – poi riassorbito – agli albori della crisi nel 2008. Secondo l’Autorità Statistica greca il numero assoluto dei suicidi nel Paese è aumentato dai 328 nel 2007 ai 508 nel 2012: la Grecia rimane comunque, insieme a Cipro, Malta, Italia e Spagna, uno dei Paesi europei con il tasso di suicidi più basso, al contrario di Lituania, Ungheria, Slovenia e Lettonia dove supera di oltre il 50% la media UE. Infine, il 53% degli adulti dell’Unione è in sovrappeso o obeso, per congiunture che spingono all’inattività fisica o all’acquisto di cibo più economico ma maggiormente calorico.

Malati di austerità ?

La crisi economica si è invece manifestata con tutto il suo peso, sulla spesa sanitaria degli Stati dell’Unione. La vera sfida per i governi è stata quella di riuscire a mantenere una copertura sanitaria completa per i servizi prestabiliti, nonostante le restrizioni di budget imposti dalla crisi. In Grecia, ad esempio la copertura sanitaria è stata ridotta per i lavoratori diventati disoccupati di lungo periodo.

Nell’Unione europea la spesa sanitaria pro capite nel 2012 ammontava a 2193 euro: l’Olanda (3829 euro), l’Austria (3676 euro) e la Germania (3613 euro) sono i Paesi che spendono di più, Romania (753 euro) e Bulgaria (900 euro) si trovano al lato opposto della classifica. Anche l’Italia si posiziona sopra la media europea con 2409 euro pro capite. Il dato generale è risultato in calo sin dagli inizi della crisi: fra il 2009 e il 2012 le spese mediche pro capite sono diminuite in metà degli Stati dell’Unione (-0,6% ogni anno), a fronte di incremento annuo del 4,7% fra 2000 e 2009. Dal 2012, mentre alcuni Paesi hanno invertito la rotta, in altri la spesa pro capite ha continuato a diminuire, come in Grecia, Portogallo, Spagna e Italia (-1,1% ogni anno).

Se si guarda al dato delle spese sanitarie in relazione al PIL, si evidenzia che nel 2012 gli Stati UE gli destinavano in media l’8,7% del PIL. Nel 2007, questo si attestava al 7,3% ma l’incremento non deve fuorviare: nel 2009 infatti, prima che i governi adottassero misure restrittive imposte dalla crisi, si era raggiunto un picco del 9%. Il dato è quindi calato. Fra i Paesi dell’Unione, quelli che nel 2012 hanno deciso di destinare una quota più alta di PIL al settore sanitario sono Olanda (11,8%), Francia (11,6%) e Germania (11,3%). L’Italia si attesta di poco sopra la media europea con un 9,2%.

In tutta l’UE, Cipro esclusa, il settore pubblico è la principale fonte di finanziamento del sistema sanitario. In media, il 14% delle spese dei governi è destinato alla sanità. Una parte delle spese sanitarie viene invece pagata direttamente dai cittadini. La media europea rispetto a questo dato è rimasta stabile dal 2007 al 2012 ma con sostanziali differenze tra i vari Paesi: in Portogallo, Lituania, Ungheria e Irlanda, la parte di spesa sanitaria direttamente pagata dai cittadini è aumentata più del 2% dal 2007, mentre la copertura pubblica si riduceva per le misure anticrisi.

Sguardo oltre Oceano

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, la Casa Bianca affronta i primi effetti dell’Obamacare, la riforma sanitaria entrata in vigore nell’ottobre 2013. I punti principali dell’Obamacare sono tre: obbligo per tutti i cittadini di dotarsi di una polizza sanitaria; l’obbligo per le assicurazioni di accettare la richiesta di qualsiasi cittadino, a prescindere dal suo quadro clinico; sussidi per i più poveri, in modo da consentire loro di stipulare un’assicurazione sanitaria. Prima del 2013 negli USA – dove la spesa sanitaria conta per il 17,6% del PIL (19,9% della spesa pubblica) ed è finanziata al 51% da privati – circa il 16% della popolazione non era assicurato: dopo la chiusura della finestra del 2014 utile per stipulare una polizza, la percentuale è calata del 3%.

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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