martedì , 14 agosto 2018
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Merkel: avanti sulla strada della competitività

Fonti della Cancelleria tedesca si sono affrettate a definirla un’occasione di routine, ma è difficile definirla tale, quando a incontrarsi sono il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Soprattutto per le tempistiche: il vertice, tenutosi mercoledì a Berlino in un’atmosfera di ovattata confidenzialità, avviene a meno di una settimana dalle storiche decisioni della BCE, che, fra le altre mosse, ha ulteriormente abbassato il tasso di interesse di riferimento dallo 0,25% allo 0,15% e ha imposto un tasso sui depositi negativo dello 0,10%. L’incontro sarebbe stato fissato venerdì scorso, il giorno dopo lo storico Consiglio Direttivo della BCE.

Facili dietrologie a parte, non si può comunque discutere l’importanza del faccia a faccia fra due delle personalità più importanti in Europa. Merkel affronta da giorni l’offensiva domestica di parte della stampa e di rappresentanti del suo stesso partito, la CDU-CSU, che non hanno per nulla apprezzato le decisioni di Draghi. Non è una novità l’avversità tedesca a una politica monetaria europea troppo lassista, come non manca mai di ricordare la Bundesbank, ma le mosse straordinarie di Draghi hanno rimescolato le carte.

La banca centrale tedesca ha infatti dato un implicito, seppur riluttante, appoggio alle manovre della BCE. Al contrario, molti altri in Germania hanno considerato il taglio dei tassi d’interesse una misura ai danni dei risparmiatori tedeschi. Soprattutto aleggia il sospetto, mai davvero sopito a Berlino e dintorni, che Draghi stia manipolando le leve della politica monetaria per favorire le economie in difficoltà del Sud Europa, a scapito di quella tedesca.

Ralph Brinkhaus, portavoce per gli affari finanziari del partito di Merkel nel Parlamento tedesco, ha affermato che non è responsabilità di Draghi adottare una politica economica selettiva nei confronti di alcune economie dell’eurozona. Lo stesso Ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha definito “appropriate” le scelte della BCE, ricordando però che non possono risolvere la crisi del debito in Europa. Sono un palliativo, insomma.

A Merkel l’arduo compito di destreggiarsi fra le rimostranze in casa propria e le accuse negli altri Paesi europei sui ritardi della BCE, che sarebbe appiattita sulle posizioni tedesche, sempre timorose del rischio inflazione. Un rischio, a dire il vero, che appare oggi molto lontano.

Nonostante i risultati del colloquio con Draghi non siano noti, la risposta del Cancelliere in una conferenza stampa successiva è stata quella di una politica consumata. Nessun riferimento all’austerità, ad esempio. E qualcuno ha esultato, perché forse la linea tedesca sta cambiando, date anche le parole di Merkel sulla necessità di concentrarsi su crescita e posti di lavoro. Che Hollande e, soprattutto, Renzi abbiano fatto breccia?

Ascoltando bene le parole di Merkel però il messaggio non potrebbe essere più chiaro: bene le mosse di Draghi, nessuna opposizione ufficiale dal governo tedesco, che non commenta, rispettando l’indipendenza della BCE. Ma la necessità di intraprendere queste misure straordinarie dimostra che la crisi dell’eurozona “non è finita”. Per superarla, è necessario proseguire sul cammino delle riforme per recuperare competitività.

La competitività è il vero chiodo fisso della Germania. Merkel non perde occasione per rimarcarne l’importanza e l’incontro con Draghi non è stata un’eccezione. Tuttavia, le riforme strutturali che il governo tedesco promuove possono essere indigeste all’opinione pubblica dei Paesi in difficoltà quasi quanto la famigerata austerità. Merkel sostiene anche la necessità di rivedere le priorità della politica europea, proprio nell’ottica di favorire le riforme tanto necessarie. Il Cancelliere non li nomina, ma il pensiero corre a quei ‘contratti’ fra Stati membri e UE, che diventeranno il vero campo di confronto una volta conclusa la giostra delle nomine.

Da un lato impegni più vincolanti sulle riforme, dall’altro più flessibilità sulle politiche di bilancio. Uno scambio su cui vigilerà Draghi dall’alto dell’Eurotower. Sempre accusato di fare troppo o troppo poco, il Presidente della BCE prosegue sulla sua strada per dare ossigeno all’Europa.

 (Foto: Medienmagazin pro – www.flickr.com)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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