giovedì , 16 agosto 2018
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Microsoft acquista Nokia. L’Europa fuori dal mercato globale della telefonia mobile

Nel lontano 2003 le aziende europee produttrici di telefoni cellulari primeggiavano nel mercato globale. La tedesca Siemens continuava ad investire nella miniaturizzazione dei cellulari e la svedese Ericsson, forte della joint-venture siglata con Sony, si preparava a lanciare sul mercato telefonini con nuovissime funzioni fotografiche e capaci di leggere file musicali. La possente e invidiata Nokia, regina scandinava della telefonia mobile, si mostrava infine capace di coniugare versatilità, robustezza e semplicità: un mix di qualità che portò il marchio alla notorietà globale e contribuì, tramite l’immenso indotto, a rimettere in moto l’intera economia della Finlandia.

Dieci anni dopo lo scenario è completamente mutato. I cellulari Siemens non vengono più prodotti dal 2006. La branca mobile della Ericsson è stata acquisita dalla Sony nel 2012. L’ultimo baluardo storico della telefonia mobile europea, la Nokia, ha capitolato ieri, 3 settembre 2013. La Microsoft, già fornitrice dei sistemi operativi dei dispositivi finlandesi, ha acquistato per 5,4 miliardi di euro la branca dei cosiddetti “handset”, il marchio Lumia e i brevetti della compagnia.

Una mossa strategica sui cui sono già state fatte centinaia di analisi e approfondimenti. Al di là del fatto se sia convenuto a Microsoft acquistare le vestigia dell’ormai ex leader globale, ci preme comprendere cosa significhi per l’Europa uscire dalla competizione in un settore così rilevante.

L’Europa ha perso il treno dell’industria degli smartphone nel suo periodo di massimo splendore. Mentre le industrie europee si concentravano sullo sviluppo dell’hardware, nello stesso periodo nascevano negli Stati Uniti aziende innovative definibili “data driven”, che mettevano al centro l’innovazione dei software. Un enorme vantaggio competitivo apportato dalla possibilità di crescere senza immensi investimenti in grandi impianti produttivi.

Una di queste aziende, Google, è riuscita a trasportare questa “lean strategy” all’interno del mercato della telefonia mobile con una grande abilità e capovolgendo radicalmente il paradigma del mercato. In pochi anni la società è riuscita a divenire leader mondiale degli smartphone raggiungendo un miliardo di dispositivi connessi e fornendo il suo sistema operativo a quasi tutti gli ex-leader di mercato. Apple si situa a metà tra la vecchia e la nuova concezione, essendo riuscita a coniugare alla perfezione lo sviluppo dell’hardware design ed i moderni servizi basati sui dati e sulla connettività.

Cosa è mancato dunque alle imprese europee, finite per essere stravolte dalla concorrenza statunitense? La risposta è forse più semplice di quanto ci si possa aspettare. All’Europa è mancata una Silicon Valley, un polo innovativo e tecnologico in grado chiamare a raccolta le menti più brillanti del mondo. È stata questa capacità di aggregazione a fornire l’humus ideale a far sbocciare e crescere le idee tecnologicamente più rivoluzionarie del ventunesimo secolo. Un luogo quasi metafisico capace di instillare fiducia anche nei progetti più rischiosi e arditi.

L’Europa ha poco da rimproverarsi, essendo le tendenze dello sviluppo tecnologico repentine e quasi mai prevedibili. L’esperienza può però essere utile e le migliori esperienze altrui possono offrire spunti per impostare politiche di sviluppo più ambiziose. Una delle carte vincenti dello sviluppo a stelle e strisce è stata ad esempio la concessione di linee di credito agevolate a imprenditori e start-up. Questa soluzione è difficilmente percorribile in Europa a causa di una crisi finanziaria non ancora stemperata, di un sistema bancario in deleveraging e degli alti tassi d’interesse nei Paesi periferici.

Le strade da intraprendere sono due. Da una parte vanno incentivati metodi innovativi di finanziamento in modo da favorire l’afflusso di capitali verso le idee più promettenti. Dall’altra sono le imprese stesse a dover ricalibrarsi secondo le regole del capitalismo high-tech, investendo in ricerca e sviluppo le plusvalenze ottenute nei settori di business più tradizionali. La partita per l’Europa non è ancora persa. Sta per iniziare l’onda lunga dei cosiddetti dispositivi “wereable” (indossabili) come i Google Glass o gli smartwatch (orologi digitali connessi alla rete). Si creeranno opportunità e mercati ad altissimo valore aggiunto e forse potrebbe essere l’occasione per qualche ancora sconosciuta start-up europea di emergere e competere con i big del settore.

In foto il quartier generale di Nokia a Keilaniemi, Espoo, in Finlandia (©Wikicommons, Makestic).

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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2 comments

  1. Chi pensa (o sà) che ci sia stato l’intervento di una terza parte che abbia facilitato o consentito l’accordo microsoft.nokia? Grazie

    • Fabio Cassanelli

      Ci sono sicuramente in mezzo advisor e società di consulenza che hanno favorito gli accordi. Nessuna degna di nota nelle cronache internazionali però.

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