martedì , 14 agosto 2018
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Nuovo crollo dell’inflazione: la BCE pronta a intervenire?

Ancora una volta i destini delle politiche monetarie europee vengono pesantemente influenzati dalle decisioni prese oltreoceano. Ieri infatti, il Federal Open Market Committee (FOMC) della Federal Reserve ha deciso di rimandare le operazioni di tapering. La banca centrale degli Stati Uniti continuerà ad immettere liquidità sui mercati, acquistando titoli ad un ritmo di 85 miliardi di dollari al mese. Secondo le dichiarazioni rilasciate nel regime di forward guidance, la FED interromperà gli acquisti nel caso in cui la disoccupazione scenda fino al 6,5% o l’inflazione salga sopra il 2,5%. Per ora il tasso di disoccupazione è in calo, ma resta ancora al 7,2% e l’inflazione in discesa all’1,2%. La FED teme che dopo lo scontro politico interno sullo shutdown, il tasso di disoccupazione statunitense possa tornare a crescere e di conseguenza continuerà ad immettere liquidità almeno fino al gennaio 2014, quando entrerà in carica la nuova governatrice Janet Yellen.

La decisione di rimandare il tapering mette però sempre più con le spalle al muro la Banca Centrale Europea, obbligandola presto o tardi ad un intervento diretto. Da una parte, l’iper-interventismo della Fed e della banca centrale giapponese hanno contribuito a stabilizzare la situazione dei mercati obbligazionari europei. I timori di un eccessivo deprezzamento di dollaro e yen hanno infatti spinto nell’ultimo periodo gli investitori internazionali a tornare sulle piazze europee e rifornirsi di titoli in una valuta sempre più forte: l’euro.

Tuttavia, il conseguente eccessivo apprezzamento dell’euro ha spinto al ribasso l’inflazione europea sempre più lontana dal target di riferimento della BCE del 2%. Secondo i dati rilasciati dell’Eurostat oggi, il tasso ha addirittura toccato a ottobre 2013 lo 0,7%, sfondando definitivamente la soglia psicologica dell’1%. E se il quantitative easing della FED continuerà ancora, non ci si può aspettare altro che un costante e progressivo apprezzamento dell’euro. Inoltre, anche quando inizieranno le operazioni di tapering, gli acquisti di titoli continueranno, ma solo a un ritmo minore. Anche “solo” 40 miliardi di dollari al mese di nuova liquidità sarebbero in grado di influenzare pesantemente i mercati valutari.

A questo punto la BCE si trova davanti ad un complesso dilemma: come fermare la deriva deflazionistica, l’eccessivo apprezzamento dell’euro e la contrazione del credito bancario senza creare polemiche? Dopo la predisposizione dell’unione bancaria infatti, una parte della BCE si occuperà presto della vigilanza prudenziale degli istituti bancari europei. E dal momento che a novembre si terranno gli stress test per valutare i bilanci delle stesse banche, lanciare operazioni massicce di LTRO triennali (prestiti della BCE alle banche al tasso di sconto) ad inizio mese “inquinerebbe” pesantemente i risultati delle valutazioni. Al contrario, lanciare gli LTRO a dicembre potrebbe voler dire che la BCE preferisce tappare i buchi nei bilanci con prestiti ad hoc invece che stimolare le ristrutturazioni interne. Anche se la parte della BCE deputata ai controlli delle banche è separata della sezione “politiche monetarie”, il rischio di conflitti di interesse è sempre dietro l’angolo e l’Eurotower non può dar adito a pericolose dietrologie che ne minerebbero l’autorità.

Se i LTRO per ora sono armi a doppio taglio, ancora più rischiosi sono gli acquisti diretti di titoli di Stato. L’accusa dei Paesi del nord Europa di voler stemperare il processo di riforme strutturali dei Paesi periferici abbassando artificialmente il loro spread incombe sempre sull’operato di Mario Draghi. Di conseguenza, il presidente dell’istituto centrale non può far altro che aspettare segnali sempre più netti. Come avevamo visto ad inizio ottobre, Draghi prima di intervenire attende l’unanimità del Consiglio Direttivo della BCE. L’inevitabilità dell’intervento dovrà divenire talmente lampante che anche i falchi del minimalismo monetario non potranno che approvare nuove misure. La BCE non può permettersi azioni contradditorie o di avere una governance spaccata. In ogni caso non manca poi molto al prossimo Consiglio Direttivo del 7 novembre, durante il quale probabilmente emergeranno nuovi elementi da valutare accuratamente.

In foto il Presidente della BCE Mario Draghi (Foto: European Commission) 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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