giovedì , 22 febbraio 2018
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Olli Rehn conferma l’allentamento dell’austerità

La festa italiana della Liberazione era ricordata sopra l’entrata Altiero Spinelli del Parlamento Europeo (PE) in una giornata ricca di riunioni delle varie commissioni. Molto atteso e di grande rilevanza e attualità per le implicazioni politiche, è stato l’intervento del Commissario agli affari economici e monetari Olli Rehn.

Il fronte europeo dell’austerità a tutti costi ha mostrato un altro importante segno di cedimento, dopo la dichiarazione del Presidente della Commissione José Manuel Barroso di lunedì secondo il quale sarebbe stato raggiunto in Europa il limite di sostenibilità sociale e politica, e dopo le aperture del vicepresidente della BCE Vítor Manuel Ribeiro Costancio del giorno prima davanti commissione affari economici e monetari, la stessa a cui si è rivolto Rehn.

Il Commissario Rehn ha parlato, nel contesto dello scambio di vedute in merito alla situazione e alla politica economica che ha luogo periodicamente tra Commissione e PE, degli ultimi sviluppi in materia di squilibri macroeconomici, politica fiscale e stabilità finanziaria, principalmente nella zona euro. Nell’intervento di apertura, il Commissario ha ricordato come, nonostante i progressi in materia, permangano importanti squilibri nelle economie degli Stati membri, citando in particolare la Slovenia, dove la situazione finanziaria si sta rapidamente deteriorando, e la Spagna, dove l’elevato tasso di disoccupazione e le difficili condizioni creditizie per le imprese si accompagnano però a un miglioramento della competitività e alla riduzione del deficit delle partite correnti.

Olli Rehn ha poi dichiarato che le condizioni dei mercati dei titoli sovrani permettono in questo momento, diversamente dagli anni passati quando diversi Paesi dovevano ristabilire la propria credibilità e rendere sostenibili i conti pubblici, un allentamento delle politiche di consolidamento fiscale, in particolare per quanto riguarda la tempistica del rientro dal deficit. La contrazione fiscale nell’Unione Europea nel 2013 sarà quindi circa la metà di quella dell’anno passato (0,75% anziché 1,5%) e molto inferiore a quella prevista negli Stati Uniti (1,75%).

Il rallentamento del ritmo del consolidamento dei bilanci, ha aggiunto il Commissario, è ora possibile anche per via delle azioni intraprese dalla BCE, oltre che grazie ai progressi compiuti in materia di riforma della governance economica della zona euro e di riforme strutturali. Le scadenze per il rientro dal deficit saranno di conseguenza rese meno stringenti.

Olli Rehn ha però precisato – su richiesta dell’europarlamentare olandese del Partito Popolare Europeo Corien Wortmann-Kool – che non si tratta di una svolta generalizzata a tutti i Paesi, ma che sarà invece necessario, nella valutazione dei Piani Nazionali di Riforma e Stabilità, che dovranno essere presentati a breve alla Commissione dai governi nazionali nell’ambito del Semestre europeo, un approccio differenziato, anche alla luce delle diverse condizioni economiche, fiscali e finanziarie degli Stati membri.

Tra le sfide maggiori che deve affrontare l’UE per uscire dalla recessione, il Commissario finlandese ritiene fondamentale ripristinare condizioni di finanziamento più agevoli per le imprese, che ancora hanno un mercato per i propri prodotti, in particolare nei Paesi in difficoltà dell’Europa meridionale.

Di cruciale importanza per molti Paesi, e collegato al problema in questione, è completare il processo di risanamento e ristrutturazione del sistema finanziario, non per aiutare le banche in difficoltà, ma per agevolare la trasmissione della liquidità alle imprese. Per le stesse ragioni, e anche alla luce degli scandali finanziari che continuano a sconvolgere l’Unione e alle loro ripercussioni politiche (su tutti, il caso del sofferto salvataggio di Cipro e le perdite del Monte dei Paschi di Siena), l’altro dossier d’importanza cruciale trattato a Bruxelles in questi mesi è la difficile costruzione di una vera Unione Bancaria a livello della zona euro.

Si tratta di un tema particolarmente delicato per via dell’opposizione della Germania ad un’ulteriore assunzione di responsabilità finanziaria verso i Paesi in difficoltà, questa volta per quanto concerne gli istituti finanziari. Eppure, insieme ad un allentamento di quella politica di austerità che sta rovinando l’immagine dell’UE in molti Stati membri, Italia in testa, l’Unione Bancaria è un tassello di cruciale importanza per fugare le ombre sulla tenuta della moneta unica, in attesa di riforme più ambiziose su governance economica e integrazione politica che solo le elezioni tedesche possono far ripartire. Come molto più spesso si sussurra a Bruxelles, è il 22 settembre che si decide il futuro dell’Unione.

L' Autore - Shannon Little

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