giovedì , 16 agosto 2018
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Ora è la Slovenia a far tremare l’Europa

I problemi nell’Eurozona sembrano non finire mai. Dopo Cipro, è oggi la Slovenia l’incubo che disturba le notti europee. Cominciamo dal famigerato spread. A gennaio di quest’anno il differenziale tra i titoli di Stato sloveni ed il bund tedesco viaggiava a livelli italiani intorno ai 311 punti base. Poi, la crisi di Cipro, la nuova incertezza politica italiana ed alcuni articoli di allarme pubblicati dai principali giornali finanziari internazionali hanno alzato pericolasamente il livello di guardia. Il 27 marzo lo spread ha raggiunto il valore di 564 punti base, quasi raddoppiando in meno di tre mesi.

Come mai tanta preoccupazione? Ad uno sguardo superficiale si direbbe che la Slovenia sia uno degli Stati con le finanze pubbliche più sane dell’intera Eurozona. Vicina al pareggio di bilancio nel 2007, l’anno dell’ingresso nell’euro, la Slovenia ha un deficit sotto controllo intorno al 4,5% del PIL ed un debito pubblico intorno al 55%. Il tasso di disoccupazione è del 10,2%, un punto e mezzo in meno di quello italiano e cresce a tassi molto più lenti e controllabili. Il PIL è cresciuto, sebbene lentamente, fino alla fine del 2011, per poi calare di un 2,3% nel 2012.

A dispetto di questi dati, non più negativi di quelli di molti altri Paesi dell’Eurozona, la situazione slovena è andata aggravandosi sul finire dello scorso anno. Dopo l’approvazione delle misure monetarie ultra-espansive operate dalla Federal Reserve – la banca centrale statunitense – nell’autunno del 2012, il Ministero delle Finanze sloveno ha stimato un netto deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro. Per questo motivo, nell’ottobre 2012 è stato emesso un bond denominato in dollari per il valore di 2,25 miliardi. Si trattava di un’emissione immensa, il cui valore si aggira al 5% del PIL sloveno e che è servita per coprire più che l’intero deficit sloveno.

Le cose, però. non sono andate come previsto. La crisi di Cipro ha riacceso i timori sulla stabilità dell’Eurozona e affossato l’euro fino al valore di 1,28 dollari, rendendo così più oneroso rimborsare l’emissione (l’euro era scambiato a 1,30 dollari nell’ottobre 2012). Il rischio è quindi che la Slovenia finisca il una spirale negativa strettamente legata al valore dell’euro. Se continueranno i timori sui mercati finanziari, la restituzione dei prestiti diventerà sempre più onerosa, generando a sua volta nuove preoccupazioni per la stabilità finanziaria di Lubiana. Lo Stato sloveno sarebbe inoltre danneggiato nel caso in cui la BCE allentasse la politica monetaria per dare fiato all’economia degli altri Paesi dell’area euro.

In questa condizione di crescente incertezza, entro il 6 giugno la Slovenia dovrà nuovamente presentarsi ai mercati per una nuova emissione di debito e raccogliere la liquidità necessaria a rimborsare le emissioni denominate in euro in scadenza per quella data.

La situazione del settore bancario è altrettanto preoccupante. Secondo l’ultimo allarmato report di Intesa San Paolo che controlla la banca slovena Koper, circa il 14% degli impieghi bancari sarebbe in stato di sofferenza. Insomma, ogni 100 euro prestati a famiglie ed imprese, le banche slovene rischiano di perderne 14. A questo punto, anche applicando gli standard di Basilea III, con un cuscinetto dell’8% le banche slovene sarebbero comunque in grande difficoltà. Questo fa pensare che, presto o tardi, lo Stato dovrà occuparsi di quel 14% di asset diventati tossici. Per farlo dovrà chiedere ai mercati nuovi fondi e, in caso di tassi troppo alti, accedere agli aiuti europei.

Il nuovo premier di centrosinistra Alenka Bratusek nella sua prima dichiarazione pubblica ha annunciato che la Slovenia non avrà bisogno dell’intervento della troika. Pare che il governo abbia intenzione di varare una manovra economica di austerità, caratterizzzata dall’introduzione di nuove tasse. La strada è comunque molto stretta, dato che la pressione fiscale slovena si avvicina pericolosamente al 40% del PIL. Qualora la situazione rischi di degenerare, è auspicabile che l’Unione Europea aiuti la Slovenia ad affrontare la crisi nel modo più veloce, rapido ed efficace, cercando di far dimenticare le sue mancanze nella gestione della crisi cipriota.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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