giovedì , 16 agosto 2018
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Più istruzione favorisce l’occupazione: la strategia del PE

Nei prossimi anni le imprese europee avranno bisogno di profili altamente qualificati che non riusciranno a reperire nell’attuale mercato del lavoro: si calcola che i posti vacanti saranno tra i 385.000 e le 700.000 unità. Un assurdo paradosso, se si considera che a luglio 2013 il tasso di disoccupazione nell’Unione Europea si è attestato all’11%, con punte del 20% in alcuni Stati. Di questa contraddizione, in realtà solo apparente se si analizza a fondo la questione, si trova traccia nel documento elaborato ed approvato la scorsa settimana dalla commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del Parlamento Europeo.

Contraddizione solo apparente, si diceva, poiché l’asimmetria tra domanda e offerta di lavoro si registra nei comparti produttivi che impiegano tecnici specializzati e ingegneri, giusto per fare due esempi, a fronte di milioni di giovani a bassa scolarizzazione e scarsa qualificazione professionale che affollano, spesso senza portare a casa risultati concreti, i centri per l’impiego di mezza Europa.

La relazione, contenente un’analisi dettagliata della situazione, è stata approvata con 30 voti favorevoli, 2 contrari e 4 astensioni. Il testo sarà quindi sottoposto all’attenzione dell’assemblea plenaria del PE per essere discusso e approvato in una delle prossime sessioni. Gli europarlamentari della commissione (relatore Anthea McIntyre) hanno avviato la procedura legislativa nel settembre dello scorso anno con un’audizione pubblica, proseguita poi a novembre con l’illustrazione del progetto e il dibattito riguardante i 276 emendamenti presentati nel corso dei lavori. Durante questo periodo, la discussione di merito ha toccato tutti i punti salienti del programma comunitario con il quale si vuole provare ad affrontare e sconfiggere la disoccupazione, definita espressamente come la “più grande sfida sociale dell’Europa”.

Una battaglia epocale e di civiltà che richiede tempo e massicci investimenti. Il sentiero è stato tuttavia tracciato per passare quanto prima dal regno delle intenzioni a quello dei fatti. Si richiedono così interventi mirati per la valorizzazione delle piccole e medie imprese, si sottolinea l’importanza di nuove forme di finanziamento come il microcredito, si riconosce il valore dell’e-commerce in un’ottica di promozione di innovative modalità operative per fare business e si sollecita, ancora una volta, l’adozione di ogni misura utile per rendere possibile un più rapido ed efficace accesso al credito.

Problemi di vecchia data e nodi irrisolti che insieme costituiscono lo scenario da tenere presente, se si vogliono sfruttare le inespresse potenzialità di cui comunque dispone il Vecchio Continente. E siccome la parola d’ordine è, come sempre, competitività del sistema economico, non stupisce affatto che l’invito a creare il migliore contesto possibile per favorire la nascita di nuove imprese sia rivolto principalmente alla Commissione Europea e agli Stati membri. Un leitmotiv, si potrebbe dire, per mettersi alle spalle la stagione dell’austerità.

Questo certamente non per riproporre una sorta di laissez-faire di antica memoria, magari sordo alle sirene di coloro che si battono per una più equa distribuzione della ricchezza, ma per promuovere un nuovo corso e liberare nuove energie in campo economico. Perché nuove imprese significa nuova e buona occupazione. Più voce in capitolo per gli operatori economici, dunque, meno spazio per i burocrati. Questo sembra, tra le righe, l’accorato appello lanciato dalla commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali.

In foto i lavori della commissione Occupazione e Affari Sociali del PE (European Parliament) 

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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