martedì , 14 agosto 2018
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Politica di coesione: fine della convergenza fra regioni europee?

A sei anni dall’inizio della crisi, a Bruxelles si comincia a fare il punto sui risultati raggiunti dalla politica di coesione durante il periodo di programmazione finanziaria che si è appena concluso. L’intento è quello di mettere in evidenza i cambiamenti, indotti dalla crisi, che incideranno sul contesto e sulle priorità dei nuovi programmi della politica di coesione per il settennato 2014-2020.

Mercoledì scorso, il Parlamento riunito in plenaria ha infatti approvato con votazione unica una risoluzione sulle ultime due relazioni intermedie pubblicate dalla Commissione a proposito della politica di coesione dell’UE e la relazione strategica 2013 sull’attuazione dei programmi 2007-2013. La risoluzione era stata preparata dalla commissione Affari Regionali del PE e aveva come relatrice la deputata estone Vilja Savisaar-Toomast (ALDE).

Nell’ambito del potere di iniziativa che i Trattati attribuiscono al Parlamento Europeo, le commissioni parlamentari possono elaborare una relazione su un tema rilevante di loro competenza e presentare al riguardo una proposta di risoluzione al Parlamento. Questa procedura prende il nome di INI (Own initiative procedure).

La risoluzione approvata prende le mosse da un dato di fatto oggettivo: la crisi economica ha provocato una brusca frenata (se non addirittura un’inversione) nel processo di convergenza, ponendo fine ad un lungo periodo in cui le disparità tra regioni europee – in termini sia di PIL pro capite, sia di tassi di disoccupazione – continuavano ad assottigliarsi. Fra il 2000 e il 2008 le disuguaglianze a livello regionale in termini di PIL pro capite erano costantemente diminuite, fino ad arrestarsi nel 2009.

La forbice della disuguaglianza tra regioni europee ha però ripreso ad allargarsi nel 2010 e nel 2011, per effetto della crisi. Di conseguenza, le risorse pubbliche sia a livello degli Stati membri, sia dell’UE sono diventate più scarse. In più, la crisi del debito sovrano in diversi Stati membri ha spinto le autorità nazionali ad attuare le necessarie riforme strutturali per contribuire al ripristino della crescita economica, tagliando talora la quota di cofinanziamento dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione.

In questo contesto, il Parlamento Europeo accoglie con favore la settima e l’ottava relazione intermedia della Commissione sulla politica di coesione e la relazione strategica del 2013. Nello specifico, l’ottava relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione (pubblicata lo scorso giugno) delinea le questioni chiave che i programmi per il periodo 2014-2020 dovrebbero tenere in considerazione. La relazione mette in evidenza come l’intensità dei problemi e delle criticità vari notevolmente da regione a regione all’interno dell’UE. Per essere incisivi ed efficaci, i futuri programmi di coesione dovranno dunque riflettere queste forti disparità regionali.

In molti Stati membri, la crisi economica ha reso più difficile il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europe 2020, a causa dell’aumento dei tassi di disoccupazione e della crescente incidenza di povertà ed esclusione sociale. Se si escludono poche eccezioni (Germania e Polonia), molti Stati membri si trovano a fare i conti con un PIL e un tasso di occupazione ancora inferiore ai livelli pre-crisi, livelli di debito pubblico senza precedenti e reddito familiare ridotto. I programmi di coesione per il periodo 2014-2020 dovranno quindi dare particolare enfasi agli incentivi alla crescita. Solo una ripresa stabile e sostenuta può ridurre la disoccupazione.

La Commissione ha proposto di concentrare le risorse disponibili su di un numero ridotto di settori ben definiti: l’occupazione (in particolare dei giovani), la formazione e l’istruzione, l’inclusione sociale, l’innovazione e le PMI, l’efficienza energetica e l’economia a ridotte emissioni di carbonio. In più, il Parlamento chiede che UE e Stati Membri si impegnino – collettivamente e singolarmente – ad aumentare gli investimenti nel settore dell’imprenditoria (sociale e non), dal momento che le PMI generano oltre due terzi dei posti di lavoro del settore privato dell’UE. Ulteriori misure devono essere adottate, inoltre, al fine di rafforzare la dimensione territoriale del sistema di governance della politica di coesione. Solo una buona sinergia tra il bilancio dell’UE e i bilanci nazionali può costituire il terreno adatto per l’elaborazione e l’attuazione di politiche efficaci per la crescita.

In foto il polo petrolchimico di Siracusa (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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