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Pubblica amministrazione: la riforma Renzi-Madia ai raggi X

Mercoledì 30 aprile, il premier Matteo Renzi ed il Ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Marianna Madia hanno presentato la bozza della riforma della PA, che arriverà sul tavolo del Consiglio dei Ministri il prossimo 13 giugno. Le linee guide della riforma sono 44 punti, che verranno poi modificati in seguito a consultazione pubblica, che durerà fino al 30 maggio. Non è ancora chiaro quali di essi entreranno a far parte del provvedimento finale, ma occorre analizzarne alcuni dei più importanti e significativi, anche e soprattutto per allineare l’Italia gli standard europei.

Abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio.
Con tale operazione, al raggiungimento dei requisiti pensionistici, il dipendente pubblico sarebbe obbligato ad andare in pensione. Sembra banale, ma talvolta capita che alcuni dipendenti rimangano in servizio ben oltre l’età pensionabile
e, nel caso di alti dirigenti, questo permette il mantenimento di una retribuzione ben superiore a quella percepita in pensione. Con i risparmi di questo punto, il governo prevede l’assunzione a saldi invariati di 10.000 nuovi dipendenti giovani.

Modifica della mobilità volontaria e obbligatoria, agevolazione del part-time, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

L’ipotesi di riforma è improntata ad aumentare incredibilmente la flessibilità del lavoro pubblico. Come si vedrà nel punto successivo, la chiave di volta dell’operazione sono i dirigenti pubblici, ma qualche modifica tocca a tutti i dipendenti. L’obiettivo è migliorare la produttività, riducendo il monte ore lavorative e nello stesso tempo aumentando l’efficienza nelle mansioni svolte. Lavorare di più, ma in meno tempo. Farà discutere la riduzione del 50% dei permessi sindacali retribuiti.

L’assalto alla Dirigenza
.
Se per i dipendenti la medicina può sembrare amarognola, per i dirigenti il sapore può risultare addirittura indigesto. Tra i punti di riforma troviamo l’introduzione del ruolo unico di dirigenza (sparisce la distinzione tra prima e seconda fascia), carriera basata su contratti a tempo determinato e licenziamento per il dirigente che rimane privo di un incarico. 
Insomma, addio contratti a vita per i dirigenti, che hanno già incassato il mese scorso il limite massimo di retribuzione a 240.000 euro. Ma il vero attacco alla burocrazia risiede nel punto successivo.

Leggi auto-applicative; decreti attuativi, da emanare entro tempi certi, solo se strettamente necessari.

Quante volte negli ultimi anni sono state annunciate grandi riforme che successivamente si sono arenate nella giungla dei ministeri e ritardate, rimandate ed indebolite dai decreti attuativi? Quasi sempre. Non occorre altro da aggiungere su questo punto. Basterebbe solo questo per riformare in modo sostanziale la capacità di realizzare le riforme strutturali in Italia. Attendiamo il provvedimento per capire meglio come verrà affrontato questo punto.

Taglio agli sprechi ed efficienza degli enti pubblici.

Punti molto interessanti sono l’istituzione di una centrale unica per gli acquisti delle forze di polizia, la tanto attesa fusione di ACI, Motorizzazione Civile e del Pubblico Registro Automobilistico (ci provò invano Bersani nel 2007), tetto a 40 prefetture e censimento di tutti gli enti pubblici. Punti più fumosi, ma che meritano successivi approfondimenti sono l’aggregazione dei venti centri di ricerca, l’eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio e la modifica del Codice degli Appalti Pubblici. La riduzione delle municipalizzate da 8.000 a 1.000 per ora sembra ancora una chimera.

I servizi al cittadino, gli open data e la riforma fiscale.

Ossia la riforma della PA nel suo lato esterno e rivolto ai cittadini. Si prevede l’istituzione di un codice unico (PIN) per accedere a tutti i servizi, la trasparenza totale di incassi e spese della PA (ogni centesimo online), interoperabilità delle banche dati e informatizzazione dei documenti amministrativi. Si prevede anche l’accelerazione della riforma fiscale, anche se la legge delega dura un anno ed è stata approvata a fine febbraio. I punti salienti sono la compilazione di molti punti del 730 da parte del Fisco (non dovrebbe chiedere dati di cui è già in possesso) e l’auto-compilazione dell’ISEE coi dati del 730 e dell’anagrafe dei conti correnti.

In foto, il primo ministro Matteo Renzi e il ministro per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia nella conferenza stampa del 30 aprile (© Palazzochigi – Flickr 2014)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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6 comments

  1. Eppure penso che finalmente qualcosa si può muovere.
    Come augurio invio in visione un breve video visto al Forum PA.
    https://www.youtube.com/watch?v=Qwg2smrBK5Y&noredirect=1

  2. Vi sembra giusto che i capi e capetti si facciano le schede di autovalutazione? E cosa si scrivono? Che non sanno niente? Vanno avanti solo i ruffiani. Io al 30 aprile avevo terminato molto abbondantemente l obiettivo annuale. Sono in part time e ho fatto tre settimane di ferie. Ma nessuno si accorgera’ di questo e intanto avanti vanno persone che non meritano ma che sono amici dei capi e capetti. Ti fNno scappare la voglia di lavorare. Chi valutera’ i meriti? Chi valutera’ chi lavora e chi no…. Siamo alle solite da sempre. Sindacati sono da cancellare. Mi auguro che la ministra metta fine a questo andazzo.

  3. domenicantonio de masi

    Far pagare l’emergenza solo a quanti oggi lavorano, non è un buon segno .I sacrifici li dobbiamo fare tutti e come è scritto nella Costituzione in base alle proprie possibilità, quelle vere e non quelle dichiarate.il problema Italiano è quello di chi è preposto ai controlli ,perchè qui si annida la corruzione.l’altro problema sono gli stipendi e le pensioniesagerate che percepiscono gente che non li merita; le carriere fatte ad opera di sponsorizzazioni politiche e sindacali,che premia soggetti non meritevoli di coprire quei posti; mi spiegate a cosa servono l’ottanta % delle (Posizioni Organizzative) nel pubblico impiego, quando questi organizzano solo se stessi (come fottersi i soldi) che potrebbero essere distribuiti atutti i dipendenti.I dirigenti che prendono stipendi-e premi senza nessun merito,ma sfruttano la loro posizione di raccomandati politici e il lavoro dei dipendenti che materialmente lo fanno, rischiando anche il proprio patrimonio. Il sig. Pinocchio(Renzi), la smetta di fare proclami e le cose che dice le porti a termine. Gli 80€ promessi a quella fascia dagli ottomila ai ventiseimila, è un’ulteriore discriminazione tra le famiglie, in quanto non tiene conto del reddito familiare, infatti in una famiglia ,lo ossono prendere più persone, come in altre nessuno anche se in questa entra un solo stipendio,che supera di un solo euro il limite; mi dica se questo è giustizia sociale o rende ulteriore ingiustizia fra la gente.Personalmente questo modo di comportarsi , mi ha ultriormente allontanato dalla politica, mentre il pinocchio predica di far avvicinare la gente a questa,sarà molto difficile che succeda.Si continua a tagliare sulla povera gente e non si toccano quelli garantiti come loro.

  4. Se avessero lasciato andare i dipendenti pubblici in pensione con le vecchie penalizzazioni (legge Dini) anni mancanti a 35 o 37 di anzianità contributiva, a quest’ora, forse, non saremmo qui a discutere.
    La signora FORNERO, forse, non ha marito, figli, genitori anziani, nipoti, attività di volontariato, probabilmente neanche la “menopausa”, per condannare le donne ad andare in pensione a 66 anni di età o con 41 anni e oltre di anzianità. VERGOGNARSI per quello che ha fatto è poco.
    Una proposta, tra le tante che ho sentito, per svecchiare la P.A. e occupare un po’ di giovani, sarebbe quella del part-time, affiancare, a chi mancano 2 o 3 anni al collocamento a riposo un giovane che lo sostituirà, e che quindi sarà già formato per il lavoro, inoltre si risparmierebbero decine di milioni di euro per corsi di formazione fatti a proposito dalla P.A., oltre a versare contributi “freschi”. GRAZIE

  5. Come mai non si parla più di svecchiamento della pubblica amministrazione? Basterebbe avere 36anni di servizio e 60 anni di età per andare in pensione e creare nuovi posti di lavoro? Grazie

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