sabato , 24 febbraio 2018
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Qatar: l’ascesa spregiudicata degli emiri

Nelle menti di molti la geografia del Golfo Persico è spesso nebulosa. Ci si ricorda a stento dello sterminato e desertico regno dei sauditi, la cui condotta autoritaria è spesso più che tollerata dai governanti democratici nostrani in cambio dell’indispensabile oro nero. Mentre recentemente si è aggiunta la scintillante skyline di Dubai, piccolo emirato diventato simbolo mondiale del lusso, lambito dalla crisi finanziaria mondiale del 2008-09, ma ora tornato agli antichi fasti, tanto da attirare torme di milionari russi e di ex-calciatori annoiati in cerca della bella vita. Ultimamente si è sommato un altro elemento: come noto, la nostra compagnia aerea di bandiera è in procinto di essere acquisita da Etihad, una blasonata compagnia degli Emirati Arabi Uniti.

Spesso ci si ferma qui, ignorando che da quelle parti si sta sviluppando un “miracolo economico” che va ben al di là delle esagerazioni pacchiane di Dubai: si tratta del Qatar. Fino a qualche anno fa noto solo ai cultori della geografia, oltre che ovviamente alle società petrolifere, l’emirato – che coincide quasi totalmente con la bella capitale affacciata sul Golfo, Doha – negli ultimi mesi è sempre più al centro delle cronache internazionali per varie ragioni.

In primis, i già famigerati Mondiali di calcio del 2022: i giornali di questi tempi sono pieni di rivelazioni circa la probabile corruzione che avrebbe coinvolto alcuni funzionari della FIFA, pronti ad incassare mazzette dagli emiri in cambio di una sicura assegnazione del torneo al rampante emirato, le cui temperature medie non sono certe le ideali per giocare a calcio. Di certo non un buon biglietto da visita.

Ma non è tutto: il Qatar è sempre più al centro delle attenzioni dei servizi segreti di mezzo mondo. In particolare, gli emiri di Doha sostengono i più rilevanti movimenti pan-islamici e i moti di guerriglia islamista nel mondo: dalla Siria alla Libia, passando per la Cecenia e l’Egitto (dove sono stati tra i principali sponsor del deposto Presidente Mohammed Morsi). Un’intraprendenza politico-militare che suscita più di una preoccupazione non solo a Damasco, Teheran o Mosca, ma anche tra i vicini sauditi e tra gli americani. Del resto, non bisogna dimenticare che l’attentatore marocchino protagonista della strage anti-ebraica di Bruxelles si era proprio addestrato nei territori ribelli della Siria, supportati finanziariamente e militarmente da Doha.

Tutto questo non ha impedito alla famiglia reale del Qatar di poter ritagliarsi uno spazio sempre più importante nello scacchiere finanziario internazionale, grazie alla potenza di fuoco di un fondo sovrano (Qatar Investment Authority), che ormai controlla i magazzini Harrods a Londra, così come la squadra del Paris Saint Germain e molti hotel superlusso sulla Costa Smeralda. Qualche giorno fa, precisamente il 19 maggio, è stato però annunciato un salto di qualità: l’emiro Al Thani, guida indiscussa del Qatar, ha deciso di ricapitalizzare la più grande tedesca, la Deutsche Bank, con un’iniezione di ben 8 miliardi di euro. Una dose aggiuntiva di capitale preziosa per poter arrivare con tranquillità ai temuti stress test previsti nel novembre prossimo, in cui la BCE dovrà valutare la qualità degli attivi delle grandi banche europee: un passo indispensabile in vista dell’Unione bancaria auspicata da molti e temuta da altrettanti.

Nonostante il pedigree politico della famiglia reale, che come si è visto non lascia esattamente tranquilli, la notizia è stata accolta con sollievo in Germania: dalla solidità della Deutsche Bank – che, lo si ricordi, è ancora oggi la banca europea con più derivati in pancia e con una leva finanziaria molto elevata – dipende la stabilità del sistema finanziario tedesco. Ancora una volta, il vecchio adagio latino (pecunia non olet) sembra non trovare ostacoli. E’ ragionevole pensare che gli sceicchi di Doha si preparino a conquistare altre fette di banche europee, e chissà che non abbiano già messo gli occhi addosso al mercato italiano, in cui molti istituti bancari potrebbe avere bisogno di capitali freschi.

In foto la skyline notturna di Doha, Qatar (Foto: (Domz – Viewfinder) DR. Pentecostes – www.flickr.com) 

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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