martedì , 14 agosto 2018
18comix

“Quadrare il cerchio nell’eurozona” (e in Italia): missione possibile ?

di Gaia Santori e Livia Satullo

Roma, 26 marzo. Marco Buti, Direttore Generale per gli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, intervistato da Europae, ha partecipato alla conferenza organizzata dall’Istituto di Affari Internazionali (IAI) e dal Centro Studi sul Federalismo, dal titolo “Quadrare il cerchio dell’Eurozona. Riforme, stabilità finanziaria e sostenibilità fiscale”. I temi principali della conferenza, svoltasi sottoforma di dibattito, sono stati le riforme, la stabilità e la sostenibilità fiscale dell’Eurozona. Si è cercato anche di individuare delle linee guida per arginare l’attuale asimmetria macroeconomica tra i Paesi dell’Eurozona più in difficoltà, in cui si può includere anche l’Italia, e gli altri.

Uno degli spunti è stato dato dalla pubblicazione da parte della Commissione Europea, il 5 marzo scorso, delle conclusioni scaturite dagli esami approfonditi sulle economie dei diciasette Paesi dell’Eurozona (manca la Lettonia, che ha adottato l’Euro solo nel 2014) ed in particolare sugli squilibri macroeconomici ed i progressi nel risanamento del bilancio: un’analisi dai molteplici aspetti, da cui è scaturito che persino i Paesi in surplus come la Germania “necessitano di una stretta attenzione” da parte della Ue.

L’Italia, la Croazia e la Slovenia sono i Paesi nei quali, secondo le conclusioni della Commissione, permangono i maggiori squilibri macroeconomici e che quindi saranno oggetto di una continua e stretta sorveglianza, per evitare che la loro instabilità finanziaria ed economica minacci l’equilibrio del resto dell’Eurozona.

Capitolo Italia. Secondo Buti, per evitare di incorrere nella procedura di infrazione per sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/PIL, sono necessarie riforme e interventi di policy coraggiosi che permettano al Paese di uscire dalla “trappola della stagnazione”. Lo stesso Direttore della DG ECFIN ha spiegato, per prima cosa, l’importanza di attuare politiche che riducano le esternalità negative, come la farraginosa giustizia civile, le inefficienze della pubblica amministrazione, la mancanza di capitale sociale. La messa in atto di politiche in grado di arginare questi problemi sarebbe da stimolo agli investimenti sia pubblici che privati, con conseguente, quindi, impulso alla crescita nel medio periodo.

Il secondo punto illustrato da Buti ha riguardato la necessità di riformare, nell’Eurozona, l’intero approccio alle politiche macroeconomiche, rendendolo più equilibrato e tale da permettere di far fronte in modo più agevole alle vulnerabilità dei Paesi con maggiori squilibri. L’obiettivo deve essere quello di rafforzare la capacità degli Stati dell’Eurozona di creare un fronte comune al cospetto di future crisi e shock asimmetrici.

La terza linea guida suggerita da Buti riguarda invece la necessaria e fondamentale presenza di adeguati strumenti di sorveglianza e gestione di crisi che vadano al di là della dimensione fiscale: strumenti non ancora previsti nella fase pre-crisi e che invece possono risultare utili per permettere al mercato di lavorare in maniera equilibrata.

La parte centrale della conferenza è stata poi dedicata all’Unione Bancaria, soluzione che il PE promuove già dal 2010 e che prevede la supervisione BCE su tutte le banche dell’Eurozona. L’europarlamentare belga Marianne Thyssen ha dichiarato infatti che: “Una soluzione europea è un prerequisito fondamentale, che permetterà la ricapitalizzazione delle banche. Dobbiamo fare degli sforzi comuni con le altre istituzioni per emergere dalla crisi”.

Secondo l’analisi di Marco Buti, l’Unione Bancaria interrompe il legame vizioso tra cracks bancari e debiti statali intensificatosi negli ultimi anni, definito da De Gruwe nel 2013 “un abbraccio mortale”. Già dal 1° gennaio 2013 è entrato in vigore il meccanismo di vigilanza comune (Single supervisory mechanism) che sarà integrato dal “Single resolution mechanism”: un organismo governato dai rappresentanti degli Stati Membri per salvare e sostenere le banche in difficoltà.

Un ultimo organo sarà istituito entro il 2023 ed è il fondo salva-banche Single Resolution Fund che, con un fondo di 55 miliardi di euro, servirà a finanziare i salvataggi degli istituti di credito. Obiettivo di queste novità è quello di favorire un contesto finanziario più stabile, prevedibile e trasparente, unica via per stimolare il flusso del credito verso le impreseMisure che, al termine della conferenza, sono sembrate in grado di dare ai presenti una concreta speranza, soprattutto verso la ripresa dell’economia italiana. Speranza che non può però prescindere da una corposa dose di fiducia verso il governo italiano e le istituzioni UE.

Photo: © Gaia Santori

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

Check Also

spagna

Spagna e Italia: le sorti, gli scenari

“Perché sei qui?”. “Perché nel mio Paese non c’e` lavoro”. Nella comunità expat di Bratislava, …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *