giovedì , 16 agosto 2018
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Panama Papers
"Stop agli evasori fiscali", manifestazione in Gran Bretagna © Dominic Alves - www.flickr.com, 2010

Tutto quello che c’è da sapere sullo scandalo Panama Papers

Il terremoto che ha colpito Panama è considerato il più grande scandalo tributario della storia, causato dalla più imponente fuga di notizie finanziarie mai avvenuta. Il Paese, noto per essere un rinomato paradiso fiscale, oltre ad avere una pressione fiscale interna inesistente ed una normativa altamente protettiva del segreto bancario, ha sul suo territorio il quartier generale dello studio legale internazionale Mossack & Fonseca, specializzato nella creazione di compagnie con sede nei paradisi fiscali, reale epicentro dello tsunami tributario che ha investito le tranquille coste panamensi.

Cosa si intende con ‘Panama Papers’?

Con tale denominazione si è voluto indicare gli 11.5 milioni di documenti fuoriusciti dagli archivi segreti dello studio legale panamense grazie ad un’imponente opera investigativa giornalistica ed all’aiuto di una fonte anonima, (in gergo tecnico, un ‘whistelblower’), che ha messo a disposizione dello Süddeutsche Zeitung, quotidiano bavarese, 2.6 terabyte di materiale riservato. I giornalisti tedeschi si sono immediatamente rivolti all’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) per poter condividere la scoperta e comprenderne il reale contenuto. Il lavoro ha richiesto la collaborazione di 378 giornalisti appartenenti a diverse testate nazionali e per l’Italia il compito è stato svolto da L’Espresso.

Chi è coinvolto nello scandalo?

L’analisi dei documenti ha portato alla luce informazioni riguardanti 214.500 società, con sede in 21 Paesi considerati paradisi fiscali (ad esempio Isole Vergini, Isole Bahamas e Panama stessa), e 21.000 prestanome (banche o altri studi) con cui lo Mossack & Fonseca ha collaborato. L’opera investigativa ha permesso anche di identificare i vari legami, diretti o indiretti, tra le società coinvolte e 143 uomini politici d’importanza globale, tra i quali figurano anche 12 ex od attuali Capi di Stato o di governo.

Tra i nomi più rilevanti risultano il Presidente ucraino Petro Porošenko, (che ha trasferito all’estero tutti i suoi interessi commerciali), il Presidente russo Vladimir Putin (il miglior amico, Sergei Roldugin, è posto al centro di uno schema attraverso cui 2 miliardi di fondi delle banche statali russe sono stati trasferiti e nascosti all’estero), il Primo Ministro dell’Islanda Sigmundur Gunnlaugsson (costretto a dimettersi il 5 aprile scorso, dopo accese proteste a Reykjavik), ed il Primo Ministro britannico David Cameron (il padre, Ian Donald Cameron, possiede infatti lucrosi interessi in società estere; aspra la reazione dell’opinione pubblica d’oltremanica che ha criticato Cameron e ne ha richiesto le dimissioni).

Dall’imponente opera investigativa sono emersi anche i nomi di 550 banche, che, attraverso l’interazione dello studio legale panamense, hanno creato più di 15.000 compagnie offshore. Tra gli istituti di credito più attivi vanno menzionati: Experta Corporate and Services S.A (filiale della Banque Internationale in Lussemburgo); Credit Suisse Channel Islands Limited (sussidiaria del noto Gruppo Credit Suisse di Zurigo) e HSBC Private Bank (Monaco e Svizzera) S.A. Per l’Italia i nomi sono quelli di Ubi Banca ed Unicredit (fonte L’Espresso, ndr).

L’onda d’urto dello scandalo non ha risparmiato nemmeno il mondo sportivo. Oltre al nome di Lionel Messi, i documenti hanno indicato anche quello del nuovo Presidente FIFA, Gianni Infantino. Quest’ultimo è finito nell’occhio del ciclone a causa del ruolo chiave, giocato durante la Direzione dell’Ufficio legale della Uefa, nella conclusione di determinati accordi di cessione all’argentina Cross Trading dei diritti televisivi della Champions League e della Coppa Uefa tra il 2003 ed il 2009.

Quale lezione dalla vicenda Panama Papers?

La vicenda, oltre ad aver chiaramente dimostrato, (secondo l’economista francese Gabriel Zucman), quanto il mondo sia iniquamente diviso e come il gap tra ricchezza e povertà sia sempre più profondo, ha fatto capire che il problema non è confinato alle bianche spiagge caraibiche o del Pacifico, ma è anche squisitamente europeo.

Infatti, Mossack & Fonseca, nella sua opera di trasferimento di fondi, invece che trattare direttamente con i proprietari delle fittizie società offshore create ad hoc, riceveva istruzioni da intermediari (di solito commercialisti, avvocati, banche o società fiduciarie) che avevano sede preferenziale, oltre che in Svizzera, nel Lussemburgo e nel Regno Unito. Tutto questo riporta automaticamente alla mente il noto scandalo finanziario che nel 2014 ha colpito il Lussemburgo, (Luxleaks), e richiama la necessità di un’accelerazione nell’adozione di provvedimenti seri e retroattivi per una massima trasparenza sui Tax rulings.

L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

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