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Raccomandazioni della Commissione: per l’Italia nuovi (o quasi) compiti a casa

La Commissione Europea ha adottato oggi le Country-Specific Recommendations 2013, presentandole alle 14 in conferenza stampa. Le raccomandazioni vengono prodotte ogni anno dalla Commissione e si basano sui risultati che gli Stati membri hanno ottenuto in termini economici e sociali durante l’anno precedente, fornendo una guida sulle politiche che possono essere introdotte così da migliorare in futuro.

Durante la conferenza stampa il Presidente della Commissione Europea Manuel Barroso ha sottolineato alcuni punti generali che vale la pena di riprendere brevemente. Barroso ha ricordato come le raccomandazioni si pongano un primo immediato risultato: aiutare gli stati membri a seguire il percorso giusto per ritrovare competitività e conseguente crescita. I problemi che l’Unione si trova ad affrontare sono tanti e tutti ben noti: un elevato livello di debito pubblico e privato, che rende molti paesi esposti sui mercati finanziari, la difficoltà per le imprese, specialmente quelle medio piccole, di accedere al credito, la ristrutturazione del sistema finanziario e creditizio dell’Unione, duramente colpito dalla crisi del 2008 e ancora in difficoltà, l’elevato livello di disoccupazione, in particolare giovanile.

Il lavoro fatto dalla Commissione intende fornire a ogni singolo stato membro le linee guida per affrontare ciascuno di questi aspetti. Nel suo discorso generale il Presidente della Commissione ha sottolineato la necessità di ristrutturare il sistema bancario concludendo il processo di unione bancaria, di cambiare il mercato del lavoro, rendendo più connesso il salario alla produttività effettiva, di riformare e diminuire le burocrazie e di investire sul sistema educativo.

Barroso non ha però accennato alla possibilità di un maggiore intervento della BCE, o anche solo agli strumenti utilizzabili per garantire una più facile ripresa degli investimenti (come la Golden Rule richiesta dall’Italia). Il perché risulta chiaro dalla parte finale del suo discorso:

“Il dibattito su austerità opposta alla crescita è stato futile e controproducente. E’ inutile perdere tempo in dibattiti divisivi, [… ] occorre concentrarsi per ottenere un Consensus Europeo sulle misure da intraprendere”.

Il dibattito sull’austerità è certamente divisivo, ma è chiaro quale sia la posizione della Commissione al momento: maggior rigore oggi vuol dire maggiore competitività domani. Una posizione che emerge, ad esempio, dalle principali raccomandazioni rivolte all’Italia.

Il documento prodotto per il nostro paese rende il senso della mancanza di capacità della classe politica italiana: è infatti un documento piuttosto banale, che elenca possibili riforme già note e ampiamente discusse nel dibattito politico interno. I problemi comunque non mancano: diverse delle raccomandazioni della Commissione vanno in senso contrario alle prime proposte e ai primi interventi del governo Letta o propongono soluzioni che, se discusse in Parlamento, rischiano di trasformarsi in argomenti di divisione per la debole maggioranza costruita principalmente sull’asse Pd-PdL . In particolare, la prima raccomandazione è di ridurre il debito e controllare il deficit: non proprio un’apertura rispetto alle richieste italiane di maggior flessibilità e di revisione del piano di rientro del debito. Tanto il centrodestra, infatti, quanto il centrosinistra italiani vorrebbero poter spendere di più, nei prossimi mesi, non di meno. Un punto intero è poi dedicato alla giustizia civile, annosa questione mai affrontata, e suggerisce di potenziare il quadro giuridico della lotta alla corruzione, argomento più che mai spinoso e indigesto al PdL. La Commissione raccomanda inoltre di riformare il mercato del lavoro, per renderlo più flessibile e permettere ai salari di adeguarsi rispetto alla produttività: qui il dibattito è addirittura interno ai singoli partiti, basta pensare alla divisione nel PD tra chi sostiene la proposta Ichino sulla flexycurity e quella parte del partito che è invece decisamente contraria a ogni diminuzione dell’attuale sistema di tutela per i lavoratori. Tra le raccomandazioni, anche la  ristrutturazione  del sistema bancario, che è sottocapitalizzato e incapace di dare credito e sostegno alle imprese.

Sulla tassazione si registra probabilmente la maggiore distanza di vedute. La Commissione suggerisce infatti di spostare il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi e patrimoni immobiliari. Esattamente il contrario di quanto il governo ha approvato durante il Consiglio dei Ministri del 7 maggio, sotto le pressioni del Popolo della Libertà, che vorrebbe impedire l’aumento dell’IVA programmato per questa estate e eliminare l’IMU sulla prima casa (anche se al momento è stata solo prevista una proroga per la prima rata IMU a settembre).

Insieme alle raccomandazioni è stata infine approvata l’uscita per l’Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata nel 2009. Ma di questa decisione Barroso e Olli Rehn hanno subito dato una chiara interpretazione, ribadendo come sia ugualmente necessario lavorare per ridurre il debito che rende difficile la crescita e soffoca il paese. E’ lecito dubitare che il nesso tra debito e crescita sia così stringente, ma resta evidente come una riduzione della spesa e soprattutto una sua revisione siano in Italia assolutamente indispensabili, come pure la maggior parte delle riforme strutturali che la Commissione ha proposto. L’orientamento della grande coalizione italiana e del governo che questa ha ispirato è tuttavia di segno opposto: viene allora da chiedersi se, quando Letta e Barroso hanno parlato, poche settimane fa, si siano anche realmente capiti.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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