martedì , 14 agosto 2018
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Rehn smorza l’entusiasmo di Renzi: PIL italiano solo a +0,6% nel 2014

Non è uomo da offendersi, il Matteo nazionale, tutto sogni e coraggio, genio e sregolatezza. Ma, certo, conosce bene il peso delle parole e, soprattutto, dei non detti. E in quel breve brano di conferenza stampa, in cui Olli Rehn parla d’Italia, il Commissario agli Affari Economici e Monetari  preferisce citare Piercarlo Padoan, che del governo Renzi sarà Ministro dell’Economia. Ma il messaggio c’è, molto chiaro: “non ci sono novità per te”. C’est à dire, all’UE non bastano annunci di grandi riforme per concedere deroghe sugli impegni presi da Roma a livello comunitario.

Di annunci, il neo premier ha colmato le sue ultime due giornate, spese tra Senato e Camera alla ricerca della fiducia del Parlamento italiano, ma i primi veri numeri con cui dovrà fare i conti arrivano proprio da Bruxelles: il Winter Forecast, la previsione macroeconomica che la Commissione rilascia prima di pubblicare le in-depth review dei Paesi sottoposti a controllo, taglia infatti allo 0,6% la previsione di crescita del PIL per il 2014, che solo in autunno l’ormai ex Ministro Fabrizio Saccomanni attestava all’1,1%. Il deficit pubblico per ora è sotto controllo, ma il saldo strutturale stabile attorno al 4,5% tornerà a peggiorare nel 2015, se l’Italia non intraprenderà riforme.

Almeno sulla carta, Renzi e Commissione sono sulla stessa lunghezza d’onda: il Paese ha bisogno – e subito – di riforme strutturali per agire in primo luogo su lavoro e disoccupazione, che ancora nel 2015  rimarrà al 12,4% dopo il picco del 12,6% quest’anno. Rehn cita esempi incoraggianti, su tutti la Spagna e la sua crescita dell’1%, doppia rispetto alle previsioni autunnali, ma è chiaro sin da subito che Bruxelles non concederà al nuovo premier nessuna luna di miele. Anzi, la prossima riunione dei Ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 attende con ansia l’ex economista capo OCSE Piercarlo Padoan per avere garanzie dal nuovo governo.

Intanto l’Europa ritorna a crescere nel 2014-2015 (2% e 1,5% per l’UE, 1,2% e 1,8% per l’eurozona) malgrado uno stato prolungato di bassa inflazione. “Nessun consiglio alla BCE” – afferma il finlandese – “ma il rischio deflazione per la ripresa non è un fattore da sottovalutare”. Un dato confermato in Italia da consumi privati stagnanti (solo +0,1% nel 2014 e +0,9% nel 2015), in una tendenza comunque confermata almeno all’interno dell’eurozona, i cui consumi aumenteranno solo dello 0,7% nel 2014. La grande sfida rimane comunque la disoccupazione, in calo tendenziale rispetto al 2013 dal 12,1% all’11,7% del 2015 per l’area euro, dal 10,9% al 10,4% per la UE a 28.

Taglio del cuneo fiscale e razionalizzazione del sistema dei tributi, riforma della pubblica amministrazione e del mercato del lavoro: il rischio è che Renzi rimanga prigioniero dei suoi stessi proclami e certo il vincolo dei dati pubblicati oggi stringe la carreggiata per il nuovo governo. A Bruxelles di flessibilità e deroghe per Roma non vogliono più sentir parlare ma la parola d’ordine per togliersi le vesti da Innonimato dei quartieri europei  è sempre la stessa: riforme.

In foto il Commissario Olli Rehn (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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