domenica , 18 febbraio 2018
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Russia, contromossa alle sanzioni: i colossi dell’energia alla conquista d’Europa

Sono passate poco più di tre settimane dal poderoso crollo della Borsa di Mosca e del rublo. Con il passare dei giorni, tra sanzioni economiche dell’Occidente che hanno le sembianze di punture di spillo e l’ingresso della Crimea nell’area della moneta russa, la situazione economica e finanziaria per Mosca diventa sempre meno scottante.

La controffensiva è cominciata e per Europa e Stati Uniti potrebbe risultare sempre più difficile scalfire la macchina economica russa. A partire dal settore bancario. A seguito delle prime sanzioni degli Stati Uniti, Visa e Mastercard avevano deciso di sospendere i servizi di pagamenti per quelle banche russe entrate nella black list statunitense. Ma già lunedì la testata Russia Today ha annunciato che presto sarà completamente operativo il sistema di pagamento “PRO 100”, che potrebbe sostituire completamente i servizi erogati da Visa e Mastercard sull’intero suolo della Federazione. Insomma, il boomerang per gli Stati Uniti è dietro l’angolo e la contromossa russa potrebbe far male più di quella americana.

La controffensiva finanziaria ha toccato anche l’Italia. Lunedì 17 marzo il colosso statale russo Rosneft, amministrato dall’ex agente del Kgb Igor Sechin, ha acquisito il 13% dell’italiana Pirelli, dopo aver rilevato a maggio scorso il 21% della Saras di Massimo Moratti, con lo scopo di entrare poderosamente negli organi societari dell’azienda e influenzarne progressivamente gli acquisti, favorendo come materia prima il petrolio estratto dalla Rosneft. Insomma, se nei vertici politici europei si parla di una volontà di diversificare le fonti di approvvigionamento energetiche ed importare meno dalla Russia, le imprese di Stato russe cercano di aprirsi un varco attraverso l’acquisizione di imprese chiave.

Caso analogo in Germania, dove, il giorno prima del passaggio di consegne in Pirelli, l’oligarca russo Mikhail Fridman ha rilevato per 5,1 miliardi di dollari le attività petrolifere di RWE. Se torniamo al novembre del 2013, invece, potrebbe sembrare che la strategia russa fosse cominciata già alcuni mesi prima dell’invasione della Crimea. Allora, infatti, le imprese russe Gazprom e Novatek acquisirono per 2,94 miliardi di dollari la quota dell’italiana ENI nella società Russian Artic. Nello stesso periodo, sempre la stessa Rosneft acquisì per 1,8 miliardi di dollari la quota del 19,6% di ENEL nella società energetica russa SeverEnergia. Già in autunno, quindi, i russi si erano ricomprati le quote strategiche degli italiani, iniziando ora le acquisizioni in Europa, anche se già in ottobre la Lukoil aveva rilevato il 100% dell’impianto di raffinazione petrolifera di Siracusa.

Oggi, mentre Unione Europea e Stati Uniti paiono disorientati e confusi, il rublo ha ricominciato a guadagnare posizioni insieme all’indice di borsa MICEX. La strategia occidentale va oggettivamente ricalibrata, dal momento che risulta inefficace sia nel settore dell’energia che in quello finanziario. Rimangono due mosse disponibili, anche se potrebbero cominciare a sortire i propri effetti nel medio-lungo periodo.

La prima è intervenire poderosamente sulla domanda di energia, dal momento che la strategia russa verte sulla monopolizzazione dell’offerta. Investire sugli interventi di efficienza energetica non è mai stato così conveniente come ora. La seconda mossa è già in preparazione da alcuni anni e prevede il crollo dei prezzi del gas naturale a seguito dell’utilizzo della tecnica del fracking (già enormemente utilizzata negli Stati Uniti). La Polonia ha già lanciato un piano di poderosi sgravi fiscali per cominciare l’estrazione nel suo territorio e presto altri Stati europei potrebbero seguire il suo esempio.

La partita sarà difficilissima e la Russia ha dalla sua parte una capacità di coordinamento ed una rapidità che l’Europa non è in grado di sfoderare. In ogni caso, anche questa volta bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno. La crisi diplomatica con la Russia potrebbe riavvicinare Europa e Stati Uniti, portandoli a mettere da parte gli screzi sorti a seguito del cosiddetto “datagate”. Una collaborazione politica, economica e finanziaria più stretta che sia in grado di pesare sul campo e riportare progressivamente la stabilità sullo scacchiere globale.

 In foto, Igor Sechin, presidente di Rosneft (© chavezcandanga Flickr – 2013)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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