martedì , 14 agosto 2018
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Saldi! Pechino fa shopping in Italia

Forse è solo un pesce d’aprile tardivo, o forse no. In ogni caso, qualche settimana fa hanno cominciato a circolare indiscrezioni circa la possibile vendita del 75% del Milan a una cordata cinese.

La possibile cessione del Milan ai cinesi sarebbe solo l’ultimo tassello di una strategia degli investimenti portata avanti da Pechino che vede come protagonista proprio il Belpaese. Solo nell’ultimo anno, gli investimenti cinesi in Italia avrebbero sfiorato i 14 miliardi di dollari (dati Bloomberg). Nel 2014, l’Italia è diventata la meta preferita di Pechino per le acquisizioni, superando anche Stati Uniti e Regno Unito. A fare del nostro Paese il primo mercato per gli investimenti cinesi concorrono una serie di fattori, dall’euro debole alla forte attrattività dei marchi, delle tecnologie e del know-how italiani, passando per la sostanziale mancanza di capitali degli investitori italiani.

L’accordo da 7,1 miliardi di euro tra Pirelli e ChemChina, colosso cinese della chimica da 244 miliardi di yuan di fatturato, è solo l’ultima di una lunga lista di “prede” tricolori del Dragone. Ecco una lista dei principali investimenti cinesi in Italia.

Energia e altre partecipazioni

Il 4 dicembre 2014, è stata completata la cessione del 40% di Ansaldo Energia a Shanghai Electric Corporation per 400 milioni di euro. In questo settore, l’investimento maggiore è però rappresentato dall’acquisto, per due miliardi di euro, del 35% di Cdp Reti da parte della cinese State Grid International Development. Da notare che Cdp Reti detiene circa il 30% di Snam e Terna.

A marzo dell’anno scorso, la People’s Bank of China (la banca centrale cinese) ha rilevato invece poco più del 2% di Eni ed Enel, partecipazioni che valgono in totale poco meno di due miliardi di euro. Sempre la People’s Bank of China ha accumulato partecipazioni di minoranza in Telecom Italia, Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e Prysmian, leader mondiale nel settore dei cavi e sistemi per l’energia e le telecomunicazioni. Sempre la banca centrale cinese ha comunicato, infine, di possedere circa il 2% di Saipem, Generali e Mediobanca.

Meccanica

Risale al 2005 uno dei primi investimenti cinesi in questo settore, con l’acquisizione delle moto Benelli da parte di Qinjiang Group. Attratto dalla tecnologia e dal know-how italiani, nel 2008 il colosso cinese dei macchinari Zoomlion ha invece acquisito la bergamasca Cifa, leader nei macchinari per il calcestruzzo. Infine, qualche mese fa è stato firmato l’accordo tra Finmeccanica e il gruppo cinese King Long per la cessione della Bredamenarinibus, storica azienda di autobus bolognese.

Moda

Pur mostrando una predilezione per l’industria pesante, il Dragone non disdegna i fiori all’occhiello del Made in Italy, in particolare nel settore della moda e del lusso. Risale al 2012 l’acquisizione del gruppo romagnolo Ferretti, leader nella costruzione di yacht di lusso, da parte del produttore cinese di macchinari Shig-Weichai per 75 milioni. Due anni dopo è la volta di Krizia, storico marchio del Made in Italy venduto per 35 milioni alla Shenzhen Marisfrolg Fashion, azienda leader sul mercato asiatico del pret-à-porter di fascia alta. Il gruppo cinese Fosun detiene invece il 35% di Caruso, azienda di Parma specializzata nell’abbigliamento maschile di alta gamma. A capitale cinese sono anche altri marchi storici come Roberta di Camerino, Miss Sixty e la Tessitura Majocchi.

Questi sono solo alcuni esempi: secondo alcune stime, sarebbero più di 300 le società italiane a controllo cinese. E la lista è destinata a crescere: la stagione dei saldi è appena cominciata.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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