martedì , 20 febbraio 2018
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Sblocca Italia e giustizia: le mosse di Renzi

Anche se il Presidente del Consiglio Matteo Renzi afferma di non badare agli “zero virgola”, i due ultimi trimestri di decrescita (-0,1% il primo e -0,2% il secondo) e un indice dei prezzi finito in deflazione (-0,1% su base annua) hanno lasciato il segno: osservando i provvedimenti varati dopo il Consiglio dei Ministri del 29 agosto, traspare abbondantemente il senso di preoccupazione e urgenza. Poiché i provvedimenti dello Sblocca Italia e della riforma della giustizia sono già stati descritti da governo e quotidiani, Europae propone un approfondimento diverso dal solito, sottolineando gli aspetti ignorati dalla maggior parte delle analisi che circolano in questi giorni. Ecco la prima parte dei provvedimenti.

Introduzione reato di autoriciclaggio. Dai 3 agli 8 anni di carcere a chi ricicla in proprio proventi da attività illecite, che vanno dalle attività criminali all’evasione fiscale. Nonostante eminenti giuristi nazionali ed internazionali sottolineassero da decenni il vulnus del sistema giudiziario italiano, sprovvisto di questa fattispecie di reato, il motivo che ha spinto il governo ad approvare questo capitolo della riforma è semplicissimo: bisogna convincere chi detiene capitali illeciti all’estero ad auto-denunciarsi. Chi aderirà infatti alla cosiddetta “voluntary disclosure” pagherà solo economicamente ed eviterà il carcere. Il nuovo reato spronerà gli indecisi ad aderire prima che i loro nomi vengano svelati, attraverso i meccanismi previsti dai nuovi trattati sullo scambio automatico dei dati fiscali (come il FATCA con gli Stati Uniti) o il futuro accordo con la Svizzera. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze si attende dal rientro dei capitali dai 3 ai 5 miliardi di euro.

Nuovo codice degli appalti. Si tratta di un provvedimento rivoluzionario, in quanto di un’estrema chiarezza e semplicità. Il governo non farà altro che recepire le direttive europee 2014/23 e 2014/24 sulle concessioni e sugli appalti pubblici: la normativa europea sostituirà completamente quella italiana. Questo punto viene ribadito dall’espressione “divieto di introduzione e mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive”. Insomma, ce lo chiede l’Europa e non c’è bisogno di complicare le regole. Sarà un esperimento molto interessante: analizzare come si riuscirà a contenere i costi delle opere dello Sblocca Italia, utilizzando la legge europea e mettendo nel cassetto i bizantinismi opachi del nostro Paese.

I famigerati 46 giorni di chiusura dei tribunali. Ebbene sì, mentre il mondo globalizzato corre verso il futuro e l’arretrato attanaglia l’efficienza del sistema giudiziario italiano, anche nel 2014 (grazie ad una legge del 1969 ancora in vigore) le aule di tribunale sono restate chiuse dal 1 agosto al 15 settembre. La riforma della giustizia approvata venerdì ha dimezzato questo periodo, e dal 2015 verrà permessa la chiusura solamente dal 6 al 31 agosto.

La riforma della Cassa Depositi e Prestiti. Lo Sblocca Italia espande considerevolmente il perimetro di utilizzo dei fondi raccolti dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP). In particolare, con i soldi raccolti dal risparmio postale dei cittadini, la CDP potrà investire nei settori della ricerca, sviluppo e innovazione, educazione, protezione civile. E ancora settore immobiliare, energia, ambiente. Con i fondi raccolti sul mercato invece si potrà finanziare lo sviluppo di tecnologie innovative e la ricerca applicata in campo industriale, nel settore energetico e in quello ambientale. Contributo positivo non solo per gli effetti reali sull’economia, ma anche su quelli contabili. Con il nuovo metodo di calcolo del PIL, dall’autunno di quest’anno le spese in ricerca e sviluppo aumenteranno notevolmente il loro peso, passando da spesa corrente a investimenti. Quale miglior modo per spingere l’Italia ad aumentare la spesa in questo settore? Spesa meritevole, ma a debito in questo caso. Finanziata da risparmiatori e investitori.

Foto © Palazzo Chigi – www.flickr.com, 2014

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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