lunedì , 19 febbraio 2018
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La Presidente Dilma Rousseff nel corso dell'inaugurazione di una piattaforma Petrobras nel 2011 - Blog do Planalto Flickr

Scandalo Petrobras, trema il Brasile (e non solo)

Corruzione, finanziamenti illeciti, commistione tra politica e imprese pubbliche non sono un’esclusiva italiana e nemmeno della vecchia Europa. Il 15 marzo scorso, due milioni e mezzo di brasiliani sono scesi in piazza in tutto il Paese per manifestare e protestare contro il governo della Presidente Dilma Rousseff e il Partito dei Lavoratori (PT), sospettati di coinvolgimento nello scandalo dei fondi neri di Petrobras. Il partito di governo è infatti indagato per riciclaggio di denaro sporco e corruzione all’interno dell’inchiesta legata alle tangenti che vede implicata la compagnia petrolifera brasiliana. Implicate anche alcune società europee, come la fiamminga SBM Offshore, fornitrice di piattaforme petrolifere galleggianti, rea confessa di aver versato complessivamente tangenti da 139,2 milioni di dollari riservate ai dirigenti della Petrobras. Le ricadute politiche ed economiche dello scandalo potrebbero andare ben al di là dei confini del Brasile e del Sud America.

La compagnia petrolifera Petrobras

La Petróleo Brasileiro S.A. – Petrobras è la maggiore compagnia petrolifera del Brasile (dal 2009 detiene il primato in America Latina) e una delle più importanti aziende del Paese. Fondata nel 1953 e con sede a Rio de Janeiro, è una S.p.A. semi-pubblica, il cui azionista maggioritario è la Repubblica Federativa del Brasile, che possiede il 32,22% delle azioni, seguito dalla Borsa brasiliana che ne controlla il 12,73% e dal Bndes – O Banco nacional do desenvolvimento (Brazilian Development Bank), proprietaria del 7,91% delle azioni, oltre a partecipazioni private straniere. Petrobras si occupa della ricerca, estrazione, raffinazione, trasporto e vendita di petrolio, gas naturale e derivati. Lo slogan è “Uma empresa integrada de energia que atua com responsabilidade social e ambiental” e la compagnia opera attualmente in 25 Paesi.

Lo scandalo di corruzione

Lo scandalo di corruzione, scoppiato nel novembre 2014, ha visto implicati i vertici della società petrolifera statale, insieme ad alcuni esponenti del PT, alla guida del Paese dal 2003. In particolare, ne sarebbe coinvolto il tesoriere del partito della Roussef, João Vaccari Neto, il quale secondo la procura avrebbe emesso delle donazioni all’ex DG di Petrobras, Renato Duque.

Nella lista degli indagati vi sarebbero anche Antonio Palocci, ex Ministro delle Finanze durante il governo Lula – e coordinatore della prima compagna elettorale della Rousseff – e l’ex Ministro delle Miniere e dell’energia Edison Lobao. Coinvolto anche il maggiore alleato del governo, il Partito del movimento democratico brasiliano (PMDB) che esprime il Presidente della Camera dei Deputati ed il Presidente del Senato.

L’inchiesta, che sembra estendersi progressivamente a macchia d’olio, è iniziata nel marzo 2014. Le principali aziende di costruzioni e lavori pubblici brasiliane – molte delle quali multinazionali con filiali in tutto il mondo e anche in Europa – avrebbero eretto al largo dell’Oceano Atlantico delle installazioni e degli impianti per l’estrazione del petrolio, gestendone direttamente gli appalti. Dal canto suo, il monopolista petrolifero brasiliano tra il 2004 e il 2012 avrebbe corrisposto tangenti – i cosiddetti “fondi” – ai politici della coalizione di governo per 3 miliardi di euro, denaro sporco utilizzato per finanziare la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2010 della Rousseff, presidente peraltro del CdA della società dal 2003 al 2010.

Quale futuro per la locomotrice dell’America Latina?

A quasi sei mesi dalla riconferma della Rousseff, le piazze brasiliane e Aecio Neves, oppositore sconfitto dalla Rousseff alle presidenziali chiedono l’impeachment per la Presidente della Repubblica. Il fascicolo d’inchiesta “Lava Jato sullo scandalo Petrobras non si chiuderà prima di un anno. L’attuale situazione economica del Brasile, con l’aumento dell’inflazione, la perdita di valore del real rispetto al dollaro e il blocco degli investimenti, non preoccupa solamente la classe dirigente locale.

Il neo-Ministro dell’Economia uruguaiano, Danilo Astori, ha dichiarato che “il momento di crisi brasiliana” si ripercuote anche sui Paesi vicini, attraverso una riduzione della produzione e delle esportazioni dell’Uruguay (il gigante sudamericano è il secondo partner commerciale per Montevideo), aggiungendo che “si sta seguendo con attenzione quello che succede in Brasile”. In un simile contesto, la conclusione dell’accordo commerciale con l’Unione Europea rappresenterebbe un’opportunità di rilancio economico per il Brasile e per l’intera area del Cono Sur.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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