martedì , 20 febbraio 2018
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Shadow Banking: giro di vite da Commissione e G20

51.000 miliardi di euro: questo il volume d’affari generato nel 2011, secondo il Financial Stability Board, dal sistema bancario ombra, traduzione foneticamente poco appagante di shadow banking, il sistema extra bancario di intermediazione finanziaria. Circa la metà delle attività bancarie globali, il 30% del sistema finanziario mondiale, avvengono in questo universo parallelo che replica, senza gli stessi vincoli normativi, gran parte dei servizi di gestione di rischio e liquidità offerti dal normale circuito creditizio.

Un bengodi della finanza, se non fosse per i rischi connessi all’utilizzo spregiudicato della leva finanziaria: è la storia della Grande Crisi esplosa nel 2007 e del credit crunch, ossia il prosciugamento di liquidità che si è trasmesso dal sistema ombra a quello bancario per poi manifestarsi nell’economia reale con la contrazione del credito. Le proporzioni ormai sistemiche dello shadow banking hanno reso palese l’esigenza normativa: a fare il primo passo fu il Financial Stability Board, tracciando dal vertice G20 di Seul del 2010 direttrici per rafforzare organi e strumenti di supervisione, con particolare attenzione ai rapporti con il sistema bancario ed alla regolazione dei fondi monetari.

L’ultimo lo ha compiuto la Commissione Europea, presentando nella giornata di mercoledì una comunicazione che fa luce sugli strumenti attualmente a disposizione dell’UE per combattere i rischi sistemici prodotti dal sistema ombra. Sono le direttive MiFID, che regola i servizi di investimento finanziario e i sistemi di negoziazione, AIFMD (Alternative Investment Fund Managers Directive), che istituisce meccanismi di clearing (compensazioni) anche per i derivati OTC, e CRD IV, per ciò che riguarda i requisiti patrimoniali imposti alle banche. Tali strumenti vanno ad aggiungersi a una serie di norme prudenziali che regolano i rapporti tra banche e entità finanziarie non regolamentate.

Per il futuro Bruxelles punta al giro di vite sulla trasparenza e concentra l’attenzione sui rischi delle operazioni di finanziamento tramite titoli, per cui si suggerisce un minor ricorso alla leva finanziaria, onde evitare shock improvvisi e ulteriore drenaggio di capitali. Il riferimento è in particolare a cartolarizzazioni (emissioni di titoli il cui sottostante è rappresentato, ad esempio, da un pool di mutui o prestiti), prestito di titoli o alle operazioni pronti contro termine, i cosiddetti repurchase agreement (repo) che consistono in operazioni prevalentemente giornaliere di vendita e riacquisto di titoli.

Ai fondi comuni monetari è invece dedicata la prima azione concreta. Detentori del 40% dei titoli bancari a breve termine, per un giro da 1000 miliardi di euro, tali strumenti rappresentano uno dei canali privilegiati di finanziamento per banche, imprese o amministrazione pubbliche. Si tratta, dunque, di strumenti ad elevata liquidità che devono garantire all’investitore il rimborso, anche con minimi preavvisi. Quando questo non accade scatta la fuga degli investitori. La Commissione propone che ogni fondo detenga in portafoglio un 10% di titoli a scadenza giornaliera ed un 20% a scadenza settimanale, per fronteggiare rimborsi nel brevissimo e breve termine.

Per ridurre l’esposizione del fondo verso singoli emittenti, diversificando il rischio, si propone poi che un fondo a breve (scadenza massima 297 giorni) possa detenere non più del 5% di titoli di un solo emittente, percentuale che sale al 10% per i fondi standard, con scadenze cioè sino a due anni. Per agire sul lato della stabilità è proposta l’istituzione di un salvagente, una riserva patrimoniale pari al 3% del valore di portafoglio per consentire al promotore il rimborso al valore nominale. Infine, in linea con lo spirito di regolamentazione delle attività delle agenzie di rating, si invitano i promotori a preferire al giudizio esterno un’attenta attività interna di valutazione del rischio e profilatura degli emittenti in portafoglio.

Regole che ricalcano le linee guida promosse dal summit G20 di Cannes nel 2011, riprese in quello successivo di Los Cabos nel 2012 e confermate nella roadmap deliberata dal summit chiusosi ieri a San Pietroburgo: un biennio che sino al 2015 vedrà il diretto coinvolgimento della International Organization of Securities Commissions (IOSCO), del Comitato di Basilea per la supervisione bancaria e dello stesso Financial Stability Board per implementare la supervisione del sistema ombra e delle sue interconnessioni con il sistema bancario.

In foto: il Commissario europeo per il Mercato Unico e i Servizi Michel Barnier presenta in conferenza stampa le nuove misure in materia di shadow banking (Foto: European Commission)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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