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La Città dell'Arte e della Scienza di Valencia progettata da Santiago Calatrava © Chris Barnes - Flickr

Spagna: dall’aerospazio alle life sciences, i numeri di una crescita silenziosa

di Luigi Pellecchia

Dopo lunghi anni di isolamento politico e culturale a causa della dittatura franchista, la Spagna ha avuto, in tempi recenti, un grande sviluppo economico. Purtroppo, la crisi economica, così come negli altri Paesi, ha rallentato anche la sua crescita.

L’economia spagnola è cresciuta  al  3,2%  sia  nel  2015 sia  nel  2016  (il doppio della media  UE), grazie a  fattori  esterni da un lato, quali la diminuzione del costo del petrolio, il deprezzamento dell’Euro, la politica monetaria della Banca Centrale Europea, e a una forte domanda interna accompagnata a migliori condizioni di accesso al credito a imprese e famiglie dall’altro.

I numeri del “miracolo” spagnolo

Oltre alla crescita del PIL, negli ultimi 3 anni ha fatto registrare altri dati significativi:una disoccupazione scesa sotto il 20% (dopo sei anni), fino a raggiungere il 18,91% nel terzo trimestre del 2016, con la creazione di  1,5 milioni nuovi posti di lavoro; un boom nel settore turistico (nel 2016 ha accolto 75,3 milioni di turisti, segnando un nuovo record storico); un aumento della vendita di auto e la forte ripresa del settore immobiliare.

Tali risultati sono tanto più significativi se si considera l’incertezza politica che ha accompagnato il Paese fino all’insediamento del nuovo Governo Rajoy il 4 novembre scorso, dopo quasi un anno di governo provvisorio. La Spagna è uno dei mercati Europei più attraenti, con 46 milioni di potenziali consumatori ed un apporto supplementare di 60 milioni di turisti che visitano ogni anno il paese.

Occupa una posizione privilegiata come porta di accesso al mercato europeo, America Latina e Nord Africa; le comunicazioni, inoltre, sono favorite da una  ottima rete di infrastrutture. Si caratterizza, inoltre, per una  pressione  fiscale  moderata che, accompagnata dalla  presenza sia di  incentivi fiscali sia di investimenti  per  le  imprese per  favorire  l’innovazione  tecnologica  ed  il  lavoro  giovanile, rendono sicuramente questo Paese molto appetibile per investire.

I settori più in salute

L’industria  alimentare e delle bevande rappresenta  il  22%  circa  delle  attività manifatturiere. L’aerospaziale è un settore molto sviluppato, il trend del settore è caratterizzato da elevati tassi  di  crescita  e  forti  investimenti  in  attività  di R&S. Inoltre,  il  70%  degli  introiti  del  settore, che corrisponde  all’export, evidenzia l’enorme sforzo delle imprese spagnole nell’accrescere sia la loro capacità tecnologica che la presenza nei mercati esteri. La Spagna si posiziona all’8° posto nel ranking mondiale dell’industria aeronautica, partecipa ai principali programmi Europei di sviluppo aeronautico ed è membro dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea).

Il settore dell’automotive svolge un ruolo prioritario, rappresenta il 6,1% del PIL nazionale, l’8,1% dell’occupazione ed il 17% dell’export. Il paese Iberico occupa la 12° posizione nella produzione mondiale di veicoli ed è la 2° a livello europeo; inoltre, sono insediati  ben 17 centri di produzione dei principali produttori di auto. Nel segmento dei componenti, l’industria spagnola occupa, per volume di fatturato, il 6° posto a livello mondiale ed il 3° a livello europeo.

Le attività legate alla biotecnologia e alle scienze della vita sono un altro settore molto dinamico nell’economia catalana, tra le quali spicca lo sviluppo  della cosiddetta medicina dell’invecchiamento favorita dal progressivo incremento della popolazione spagnola con età superiore  ai  65  anni. A tal proposito le stime  prevedono  che  nel  2050, l’età  media  della  popolazione sarà di 55 anni.

Spagna e Italia: differenze a confronto

Sebbene Madrid abbia chiuso il 2015 con un deficit del 5,1% rispetto al 4,2% pattuito con la Commissione UE, e il 2016 con un deficit di circa il 4,6% rispetto al 2,8% richiesto, per ora Bruxelles ha evitato di sanzionare il Paese e concesso due anni in più al suo piano di rientro: la Spagna è ora chiamata a ridurre il deficit al 3,1% nel 2017 e al 2,2% nel 2018.

I legami economici Italo/Spagnoli sono molto forti. Lo scambio commerciale tra i due Paesi ha ripreso a crescere a partire dal 2014, dopo una flessione nel biennio precedente. La Spagna è al 4° posto nel ranking mondiale dei clienti dell’Italia, con una quota del 4,4%.

Nonostante anche l’Italia abbia degli ottimi fondamenti economici – è il secondo Paese manifatturiero in Europa dopo la Germania – sconta molto l’incertezza politica e la bassa crescita dell’economia. Questi fattori sono chiaramente visibili e si riscontrano nello specifico, sia da una certa rigidità con cui la Commissione Europea valuta i conti del Bel Paese, sia nel valore dello spread rispetto ai Bund di BTP Italiani e Bonos Spagnoli, quest’ultimo più basso da diversi anni.

L' Autore - Redazione Europae

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