domenica , 18 febbraio 2018
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Svezia: l’avanguardia della cashless society

Nonostante ad aprile il vicepresidente della Banca Centrale Europea Vitor Constancio avesse avanzato l’ipotesi del ritiro dal mercato della banconota da 500 euro, nei mesi successivi non si è saputo più nulla dell’eventuale decisione. Ancora in primavera, la Commissione Europea aveva pubblicato un documento nel quale si interrogava dell’utilità di mantenere in circolazione le monete da 1 e 2 centesimi (prodotte con costo unitario superiore al valore). A fine luglio infine, sempre la stessa Commissione aveva presentato la nuova proposta di direttiva sui pagamenti che equiparava per gli operatori i costi di gestione del denaro contante con quelli del denaro elettronico (abbattendo le commissioni).

Nonostante impegni formali e proclami, la strategia europea per la progressiva limitazione del denaro contante appare procedere molto lentamente. E poiché il denaro contante è un importantissimo co-fattore di pratiche come l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro sporco ed altre attività illecite, è evidente come, agendo sul loro minimo comune denominatore, si riesca a ostacolarle tutte. Anche per questo motivo l’Italia ha fissato come limite all’utilizzo del denaro contante il valore di 1000 euro.

 Nella Zona Euro però, sia la quantità che il valore di banconote e monete continua ad aumentare senza sosta. Da quando esiste l’Euro, il valore totale delle monete circolante è più che raddoppiato passando da 38 miliardi di euro a 104 miliardi. Ma è poca cosa rispetto al valore totale delle banconote, passato dai 221 miliardi di euro del 2002 al record di 918 miliardi di euro del luglio 2013. Valori, quindi, più che quadruplicati. Va detto che parte dell’aumento del denaro contante è stato fisiologico poiché, dopo la nascita dell’euro, sono entrati nella moneta unica nuovi Stati come Slovenia, Cipro, Malta,  Slovacchia ed Estonia, ma tutti con un PIL marginale rispetto ai fondatori della Zona Euro.

Mentre si attendono i dati sulla circolazione di monete e banconote per il mese di agosto e, soprattutto, i primi effetti delle tre riforme enumerate in principio, si può osservare l’esempio di un Paese europeo che ha già avviato un armonica e progressiva riduzione del denaro contante: la Svezia.

A partire dal 2007 la Banca Centrale Svedese ha iniziato progressivamente a ridurre sia valore che numero delle banconote circolanti. Si è passati dalle 390 milioni di banconote in circolazione del 2007 alle 336 milioni del 2012 (un calo del 13,84%), riducendo proporzionalmente il valore del circolante da 109 miliardi di Corone a 94 miliardi. La strategia è stata simile a quella solamente ipotizzata da Constancio per la BCE: la Banca Centrale Svedese è infatti intervenuta pesantemente sulla riduzione dei tagli più grossi, come le 1000 Corone, il cui numero è stato tagliato del 15% solamente tra fine 2011 e fine 2012.

Insomma, il primo Paese ad aver introdotto le banconote nel suo sistema economico in Europa risulta essere il primo a limitarle fortemente. Grazie ai conti on-line, le carte di pagamento e le nuove tecnologie mobile, come l’NFC, molte banche del Paese hanno deciso di abbandonare la gestione del denaro contante per questioni di efficienza. Gli stessi cittadini utilizzano sovente i mezzi di pagamento elettronici anche per piccolissime somme. Il denaro contante pesa solo per il 3% sull’intera economia svedese rispetto al 7% della media europea. La maggior parte della popolazione sembra quindi favorevole alla transizione. L’unica voce controcorrente pare venire dalle associazioni dei pensionati che affermano come in alcune piccole cittadine sia ormai diventato impossibile reperire somme di denaro contante per la progressiva penuria.

In ogni caso i risultati per ora sono incoraggianti. Le rapine in banche sono passate dalle 110 del 2008 alle 16 del 2011 e le falsificazioni di denaro calate di più del 60%. La transizione verso la cashless society sta anche prevenendo i reati di evasione fiscale. Dal 2006 ad oggi si sono addirittura dimezzate le condanne per evasione fiscale e più che dimezzate le pene concernenti il carcere. La strada per la Svezia pare tracciata in modo netto e la strategia sembra funzionare. Con anni di ritardo la Zona Euro tenta di muovere gli stessi passi ma in modo lento, goffo e contrastante. In ogni caso occorre tenere in profonda considerazione l’esempio svedese ed analizzarlo per studiare anche i possibili futuri effetti collaterali in una società senza contante (per esempio il tema della privacy e delle truffe digitali) e cercare di prevenirli in tempo.

 In foto, corone svedesi di vario taglio. (© The Akermarks – Flickr 2012)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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2 comments

  1. Condivido le perplessità del sig. Sandro, inoltre trovo l’articolo di una ingenuità devastante, brava la Svezia, ma tanti altri paesi non sono la Svezia, cioè non hanno uno stato che funziona, quindi se se alterano gli equilibri (come han fatto quei cialtroni che abbiamo al governo) succede che la gente muore di fame…

  2. dato che è il Paese Sovrano a stampare monetine da 1 o 2 centesimi e dato che le paga IN SOLDONI 15 centesimi sarebbe un bene che queste sparissero. Certo si avrebbero delle ripercussioni sui PREZZI, non è da ignorare questo aspetto “tecnico”. Ma il discorso è sempre un altro e quindi sempre lo stesso: le monetine le fa lo stato e le banconote le fa la BCE (privata). Quindi il popolo si chiede, riguardo al proprio Stato (Sovrano?):

    2. Perché conia le monete metalliche ma non stampa le banconote?
    3. Perché emette Obbligazioni invece che stampare moneta esente da interesse?

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