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Photo © Martin Abbeglen - www.flickr.com, 2011

Svizzera: la Banca Centrale sgancia il franco dall’euro

Il mese di autunno del 2011 può essere ricordato come l’apice della crisi del debito sovrano per l’Italia. Lo spread correva verso picchi sempre più alti e gli investitori, dopo aver scaricato sui mercati quantità ingenti di BTP, correvano alla ricerca di porti sicuri per la propria liquidità. Uno di questi porti era la Svizzera, che specularmente all’Italia, assisteva immobile all’enorme afflusso di capitali verso gli asset finanziari denominati in franchi svizzeri.

La bolla del franco svizzero

Il rischio bolla era vicino e gli effetti collaterali dell’invasione di capitali si riverberavano sull’apprezzamento della moneta elvetica. Per fronteggiare la situazione, nel mese di settembre, la Banca Centrale Svizzera (BNS) ha infine deciso di intervenire sul mercato dei cambi e fissare a 1,20 il cambio franco/euro.La BNS creava nuova liquidità in franchi “stampando nuova moneta” e la impiegava per comprare asset denominati in euro (principalmente titoli di Stato tedeschi e francesi). Aumentando l’offerta di franchi, cercava di svalutare la moneta nazionale e gonfiando la domanda di euro, contribuiva a rafforzare la moneta unica. Tuttavia, negli anni successivi, la situazione ha iniziato a farsi insostenibile.

Il bilancio della BNS si è gonfiato fino a raggiungere il 100% del PIL svizzero, esponendo il Paese a perdite improvvise nel caso in cui l’euro si fosse svalutato troppo. Considerando che nel corso del 2014, l’euro si è svalutato nei confronti del dollaro da 1,40 circa fino a 1,18, si possono ben comprendere i timori svizzeri. Inoltre, il Quantitative Easing, che dovrebbe iniziare il prossimo giovedì, probabilmente condurrà l’euro alla parità con il Dollaro (1:1): questo ha spinto la BNS all’azione immediata.

Il franco svizzero sganciato dall’euro

Di conseguenza giovedì scorso la Banca Centrale Svizzera ha smesso di difendere il cambio e di stampare nuova liquidità per comprare euro. Dopo alcuni momenti schizofrenici sul mercato dei cambi, euro e franco si sono stabilizzati vicino alla parità, con un apprezzamento secco del 20% della valuta elvetica. Se questo ha fatto gongolare gli esportatori e il settore turistico dell’eurozona per l’improvvisa maggiore competitività verso i cittadini svizzeri, la notizia ha invece gettato nello sconforto le principali aziende elvetiche. L’amministratore delegato della Swatch ha definito la decisione “uno tsunami”, dal momento che i suoi prodotti esportati verso gli altri Paesi che adottano la moneta unica diverranno enormemente più costosi per i consumatori.

Il panico è scattato anche presso le principali banche polacche e ungheresi, che avevano emesso obbligazioni in Svizzera per approfittare dell’enorme liquidità messa in campo dalla BNS. Ora dovranno ripagare un debito maggiorato del 20%. Nello stesso momento nella Borsa di New York si è scatenata la tempesta intorno al fondo di investimento FXCM, con perdite del 90% per i suoi azionisti e un buco da 225 milioni di dollari. Un effetto leva esageratamente fiducioso sull’argine dell’1,20 ha trascinato alla rovina migliaia di investitori.

Le ragioni della Svizzera

Perché la BNS si è arrischiata in un’operazione tanto rapida e violenta considerando tutti gli effetti collaterali? Innanzitutto l’enorme afflusso di capitali permetterà allo Stato svizzero di indebitarsi a tassi negativi fino alla scadenza decennale (-0,03% sul titolo a scadenza 2025), con un debito pubblico che dovrebbe scendere dal 40% del PIL a zero nei prossimi venti anni. Contemporaneamente, la Svizzera dovrà nei prossimi anni fronteggiare un progressivo svuotamento dei conti correnti presso le proprie banche da parte dei cittadini dell’eurozona. A metà febbraio ad esempio arriverà la firma dell’accordo con l’Italia, che permetterà all’Agenzia delle Entrate di venire a conoscenza delle ricchezze esportate nel Paese elvetico illegalmente dai cittadini italiani. Ed il recente avvio della voluntary disclosure potrà portare nel 2015 diversi rimpatri di capitali da banche svizzera a banche italiane.

Nel 2017, con l’adozione dei nuovi standard OCSE poi, la Svizzera dirà definitivamente addio al segreto bancario e il Paese smetterà di essere considerato come un paradiso fiscale in cui nascondere grosse somme di denaro. Ecco spiegata la manovra della BNS: iniziare ora a ri-attirare capitali per fronteggiare il futuro salasso che colpirà la Svizzera. Benvenuti investitori e addio evasori.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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