venerdì , 17 agosto 2018
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Telecom Italia alla spagnola Telefonica. Nasce un nuovo colosso europeo

Non è trascorso neanche un giorno dall’annuncio dell’acquisto di Telecom Italia da parte della spagnola Telefonica, che il suono delle lamentele e levate di scudi ha già creato una cacofonia che alimenta la confusione degli italiani. Abbiamo già parlato dell’argomento privatizzazioni ed acquisizioni da parte di soggetti stranieri e ne usciva un quadro molto sconfortante. Dal caso Alitalia, passando per le annunciate privatizzazioni di quest’autunno, vi è sempre chi è pronto a gridare allo scandalo per la perdita di “italianità” delle imprese nazionali.

Politici di entrambi gli schieramenti, sindacalisti ed opinionisti in preda al panico convocherebbero addirittura il CEO di Telefonica in Parlamento a riferire. Nelle prossime settimane, invece, pare che Air France-Klm salirà al 50% del controllo del gruppo Alitalia. Insomma, si preparano notti insonni per i paladini dell’italianità. Se Telecom e Alitalia si trovano sul punto di essere acquisite da gruppi esteri, le responsabilità vanno ricercate nel recente passato e attribuite non solo al settore pubblico, ma anche al sistema imprenditoriale italiano.

Cominciamo da Telecom. Dopo la privatizzazione del 1997, la società ha vissuto continui cambi di controllo ed è entrata nel risiko italiano della conquista di poltrone nei consigli di amministrazione. La mancanza di una visione strategica a lungo termine ne ha minato le fondamenta e lo shock esterno della crisi economica non ha certo aiutato la situazione.

Anche Telefonica è stata privatizzata dal governo spagnolo nel 1997. La parabola della società è stata però differente rispetto alla sua omologa italiana. La mancanza di un’azionista di controllo, in ragione del suo essere una “public company” in stile anglosassone, ovvero con azionariato diffuso, ha portato all’assunzione di un management autonomo rispetto alla proprietà. I successivi investimenti in America Latina hanno fatto di Telefonica una società in crescita esponenziale, molto indebitata ma con una visione lungimirante.

Mentre Telecom faceva passi indietro e Telefonica si ingigantiva, la politica italiana è rimasta a guardare. Dopo la privatizzazione sarebbero certo sembrate inopportune particolari ingerenze da parte dello Stato. È però dopo lunghi anni di torpore che ci si risveglia per difendere il tricolore appuntato sulla società. C’è qualcosa di sbagliato nel ragionamento. Dal momento in cui privatizza una società, il pubblico deve esclusivamente verificare che questa azienda rispetti le leggi del Paese in cui si trova ad operare.

Ovviamente se ci si trova di fronte ad un’impresa di dimensioni strategiche, una preoccupazione comprensibile è quella relativa all’occupazione. Per un Paese è peggio però che un’azienda delocalizzi la produzione all’estero piuttosto che questa venga acquistata da competitor stranieri, che iniettano liquidità e salvaguardano i livelli occupazionali.

Come anticipato, il caso di Alitalia è molto istruttivo. Nel 2008 lo Stato si indebitò per 300 milioni di euro per fornire alla società un prestito-ponte per evitarne la crisi di liquidità. Un triste esempio di come una questione di forma, l’italianità della compagnia, fosse anteposta alla tutela dei fondi pubblici. Successivamente sia la Commissione Europea che la Corte di Giustizia dell’UE hanno bollato il prestito come un aiuto di Stato illegittimo.

La finanza pubblica italiana è oggi ben più dissestata rispetto ad un quinquennio fa; con lei il sistema bancario e quello imprenditoriale. Nessun “cavaliere bianco” è arrivato per salvare Telecom dal controllo spagnolo. Le lamentele sono funzionali solamente alla politica e per questioni meramente elettorali.

La crisi ha messo l’Italia davanti ad un bivio. Dal momento che le risorse sono scarsissime, occorre impiegarle con la massima efficienza. E poiché non si possono più sprecare in atti difensivi fini a se stessi, occorre guardare al futuro e cercare al contrario di attirare quanti più possibili investimenti dall’estero. Il governo italiano ha tenuto un apprezzabile profilo basso durante l’intera faccenda, presentando nel contempo il piano “Destinazione Italia” per attirare gli investitori.

Occorre infine guardare la questione da un punto di vista strettamente europeo. Con l’unione di Telecom e Telefonica nasce un player europeo molto forte nella competizione globale, che nel lungo periodo non potrà che giovare non solo alla Spagna ma all’intera Unione Europea, di cui, ricordiamo, l’Italia fa parte.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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4 comments

  1. Traditori della Patria. Quando ci riprenderemo ciò che è nostro chi ha permesso questo dovrà rispondere davanti a un tribunale Italiano per queste cose. L’Europa non esiste, esiste tanto quanto la Padania di Bossi. Solo che chi l’ha costruita era più potente di Bossi e ha potuto fare accettare a suon di trattati internazionali mai votati (vedi Lisbona, approvato in maniera subdola dopo che la cosiddetta costituzione europea era stata bocciata da mezza europa) questo sopruso. Ma prima o poi torneranno a sventolare le nostre bandiere italiane e ammaineremo quella bandiera azzurra con le stelle che non rappresenta nessuno. Così come fu tirata giù la bandiera Nazista. E’ solo questione di tempo. I Nazisti stanno a Bruxelles.

  2. Andrea (Anti_UE)

    Siete una massa di traditori schifosi venduti alle banche e all’alta finanza, quando questo sistema mafioso e criminale crollerà molti verranno a cercavi ma non per sentire il vostro perdono, ma per punirvi. A MORTE QUESTA EUROPA E LA SUA ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA L’EURO E [******].

    • Antonio Scarazzini

      Caro Andrea, la farò ridere: scriviamo tutto questo gratis. Manco ci sappiamo vendere.

      Cordialmente,

      Antonio Scarazzini

  3. Caro Fabio vedo che lei ha capito perfettamente quali sono i “problemi” che attanagliano il nostro “Stato sovrano” (Così definito da qualche politicante in merito alla TAV “Le opere dello Stato Sovrano bla bla bla”) e noto con piacere che ha ben compreso quali sono le soluzioni da attuare per sopperire ai problemi sopracitati…. Aspetterò con ansia il suo prossimo articolo nel quale parlerà della vendita del Colosseo o della Torre di Pisa o delle Frecce Tricolore….
    Cerchi di accumulare abbastanza baggianate da scrivere però, visto che penso sono avvenimenti che accadranno a breve. Le do qualche spunto? Mmm….vediamo…. “Debito Pubblico”, “Italiani popolo di spendaccioni”, ” L’Europa è l’unica salvezza”, “Privatizzare e svendere per essere competitivi”, “Aumentare le tasse per far ripartire l’economia”, “Uscire dalla U.E?! Ma siete pazzi?! Volete tornare alla liretta?! Faremo la fine del Congo così”…la mia preferita è questa però… ” Dobbiamo prendere esempio dalla Germania”….
    Continui così Fabio, la disinformazione fa bene…..

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