domenica , 18 febbraio 2018
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Tobin Tax: la proposta della Commissione e le prime reazioni

Algirdas SemetaGran parte delle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi sono state confermate e la tassa europea sulle transazioni finanziarie, presentata in settimana dalla Commissione Europea, quale strumento di cooperazione rafforzata tra gli 11 Stati membri interessati, ha quasi tutte le caratteristiche preventivate. Le aliquote saranno dello 0,1% su azioni e obbligazioni e dello 0,01% sui derivati. Saranno esenti dalla tassa tutti i titoli emessi nel mercato primario ed i titoli scambiati sui mercati con controparti quali la Banca Centrale Europea, l’EFSF e l’ESM. Si stima un gettito di 30-35 miliardi, che confluirà nei bilanci nazionali. Il Commissario europeo per la fiscalità Algirdras Semeta (in foto) ha confermato nella conferenza stampa del 14 febbraio del 2013 che si spera di partire nei primi 11 Paesi entro il 1 gennaio 2014.

Dopo aver elencato le caratteristiche tecniche della nuova tassa, è doveroso elencare i delusi da un’imposta che sembra nascere col piede sbagliato. Il più potente e agguerrito oppositore è il Regno Unito, che teme una fuga di capitali dalla City verso la Wall Street sull’altra sponda dell’Atlantico e si è pertanto smarcata dalla proposta. Londra potrebbe anzi beneficiare di un trasferimento di affari dalle piazze finanziarie continentali, nel caso le misure volte ad impedire tali effetti non abbiano successo. Non bisogna dimenticare, peraltro, che l’Inghilterra già possiede una tassa sulle transazioni finanziarie, la Stamp Duty Reserve Act, approvata nel lontano 1986.

Dobbiamo allargare il fronte dei delusi anche ai più convinti europeisti. Per questi, la Tobin Tax doveva rappresentare un importante passo avanti verso la fiscalità comune europea. Una tassa utile a finanziare il bilancio europeo e utilizzabile per finanziare strategie comuni per la crescita. Purtroppo invece ognuno degli Stati dovrà fare da sé. Semeta ha avvertito nella conferenza stampa che la nuova tassa sulle transazioni finanziarie avrà un impatto negativo sul Pil europeo dello 0,28% e gli Stati dovranno impiegare il gettito per varare rapide misure anti-cicliche per evitare un aumento della disoccupazione.

Vittorio GrilliAnche l’Italia è molto critica verso le nuove caratteristiche della tassa. La “Tobin” concepita dal governo Monti (in foto il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli) esentava le transazioni sui titoli di Stato, creando una sorta di vantaggio competitivo per gli investitori in obbligazioni statali. Una misura anti-spread insomma, che sarebbe andata a sommarsi con il già approvato beneficio fiscale sui capital gain. In Italia, infatti, chi investe in titoli di Stato paga un’aliquota del 12,5% sugli interessi incassati mentre deve sborsare il 20% su qualsiasi altra obbligazione o azione. Il Commissario Semeta ha provato a rassicurare l’Italia in due modi, in primo luogo promettendo che la Commissione sarà aperta a modifiche e miglioramenti fino a settembre 2013 e, in ogni caso, per ogni euro di maggiori oneri per lo Stato italiano ci saranno 3 euro di maggiori incassi.

Molto critici verso la nuova formulazione della Tobin Tax sono infine gli attivisti di ATTAC, l’associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e dell’aiuto ai cittadini, nata per diffondere nel mondo l’idea di Tobin. Secondo uno dei membri più illustri, Jean Flincker, i proventi della tassa sarebbero dovuti andare ai Paesi ed ai cittadini più deboli per progetti umanitari e di sviluppo, non ad ingrassare i bilanci degli Stati.
Mancano meno di sette mesi alla formulazione finale della tassa ed è molto probabile che entro settembre vengano accolte alcune istanze e modifiche. Se il prossimo governo italiano farà la voce grossa è possibile che ottenga la detassazione dei titoli di Stato, gli europarlamentari sostenitori della destinazione del gettito all’UE potrebbero ricevere una promessa non solo formale dell’impegno della Commissione di studiare una futura “europeizzazione” della tassa. Il Regno Unito lotterà invece per ricevere il titolo di “porto franco finanziario” e difficilmente si adeguerà alle norme europee. Gli attivisti di Attac, infine, non essendo un forte stakeholder nell’Unione Europea difficilmente otterranno un dirottamento verso progetti specifici. La Commissione in ogni caso cercherà di mediare tra le varie posizioni senza stravolgere l’impostazione originale.

Nei prossimi mesi l’Europa, tuttavia, non dovrà solamente concepire la natura della tassa ma anche disporre le impostazioni più operative. Chi si occuperà, ad esempio, delle riscossioni? E chi dei controlli?

Le percentuali sulle transazioni, per quanto disposto, ora dovranno essere accantonate dalle stesse istituzioni finanziarie (banche, fondi di investimento, fondi pensione) e liquidate alle Agenzie fiscali degli Stati partecipanti. Il versamento avverrà subito dopo la transazione in caso questa avvenga online oppure entro tre giorni lavorativi negli altri casi. Inoltre, con i mercati finanziari ormai dominati dall’elettronica e dall’informatica, le Agenzie delle entrate dovranno organizzarsi a dovere per effettuare i monitoraggi ed impedire eventuali evasioni di una tassa dall’ambito di applicazione vastissimo (sono infatti inclusi tutte le transazioni di azioni, obbligazioni e titoli derivati, con pochissime eccezioni)

A tale riguardo, la fine del segreto bancario a livello europeo aiuterà notevolmente il lavoro dei controllori. Con il varo dell’unione bancaria europea la sponda della BCE per una maggiore trasparenza del sistema bancario non dovrebbe mancare.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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