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Trovato l’accordo sull’unione bancaria

Dopo una trattativa durata anni (iniziò nel settembre del 2010) e un round finale nel mese di dicembre, Eurogruppo ed Ecofin hanno finalmente trovato un accordo sugli ultimi ed importanti dettagli dell‘unione bancaria. Il meccanismo si basa su due pilastri. Il primo riguarda un ente di vigilanza unico che sorveglierà sugli istituti bancari. Questo ruolo verrà assunto dalla Banca Centrale Europea (BCE) nel novembre del 2014: in questo senso, l’istituto centrale si dovrà dotare di un’area di supervisione bancaria completamente separata dall’area dedicata alle politiche monetarie. Il 10 dicembre il Parlamento Europeo ha approvato il candidato della BCE a ricoprire il ruolo di Presidente della vigilanza unica: Danièle Nouy, l’ex segretaria dell’autorità francese ACPR (Autorité de Contrôle Prudentiel et de Résolution). Il suo mandato durerà 5 anni a partire dal 1 gennaio 2014.

Mentre BCE ed PE finalizzavano gli ultimi dettagli del primo pilastro, l’Ecofin trattava sul secondo, il Meccanismo Unico di Risoluzione. In pratica, se la BCE segnala che una banca è in seria difficoltà, come la si salva? Le regole dovranno essere le stesse per tutti gli Stati e, con l’introduzione del concetto di “bail-in”, le crisi verranno gestite in modo più ordinato.

L’accordo finale è stato frutto di un compromesso tra le posizioni italiane e francesi da una parte e tedesca dall’altra. Forte del mandato elettorale e della riconferma nel nuovo governo, il Ministro delle Finanze tedesco Schäuble ha vinto su un punto fondamentale. Il board che deciderà se attivare il Meccanismo di Risoluzione sarà composto da rappresentanti della BCE e da autorità nazionali, le quali avranno in ogni caso l’ultima parola. La Germania temeva che la Commissione Europea (tenuta fuori dal board) in accordo con la BCE avrebbe imposto al contribuente tedesco di salvare con i propri soldi le banche dei Paesi più deboli d’Europa.

Ma la vittoria della Germania si intreccia profondamente con le concessioni che Berlino ha dovuto concedere agli altri Stati. Il Fondo unico di risoluzione, dotato delle risorse per salvare le banche, dopo il coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100.000 euro, entro il 2024 diverrà europeo. In pratica, fino a quella data ogni Paese dovrà occuparsi di finanziare il proprio fondo, che dovrà raggiungere il valore dello 0,8% dei depositi (0,5% in caso di settore bancario nazionale fortemente concentrato nelle mani di pochi competitor). A quel punto i fondi verranno fusi in unico calderone europeo. I fondi nazionali dovranno cominciare ad essere finanziati dal 1 gennaio del 2015. Il Meccanismo Unico di Risoluzione partirà esattamente un anno dopo, il 1 gennaio 2016. Inoltre, L’Italia ha ottenuto che nell’accordo fosse inserita la clausola del backstop: in condizioni di emergenza e di insufficienza di fondi, le banche potranno ricevere prestiti-ponte da parte di EFSF ed ESM, i cosiddetti fondi salva-Stati.

Ora la palla passa al Parlamento Europeo, che potrà emendare il testo e dovrà approvarlo in prima lettura prima dello scioglimento, a maggio del 2014. I punti su cui il Parlamento è molto rigido e ritiene imprescindibili sono la salvaguardia dei depositi fino a 100.000 euro e il rapido rimborso di questi fondi ai correntisti. L’emendamento al testo dell’unione bancaria è già pronto. I correntisti sotto quella soglia dovranno essere rimborsati in 15 giorni lavorativi entro il 1 gennaio 2019, in 10 giorni entro il gennaio 2021 e in 7 giorni dal primo gennaio 2024. L’obiettivo è quello di disincentivare il bank-run (corsa al prelievo dei contanti) in caso di crisi bancaria. Il problema non è tanto la paura di perdere i soldi, ma il timore che essi vengano bloccati per mesi e di doversi indebitare per far fronte alle necessità quotidiane.

La costruzione dell’intero meccanismo è congegnata per attivarsi rapidamente e disinnescare le eventuali future crisi bancarie nel più breve tempo possibile. Per semplificare: 30 giorni per identificare la crisi, 30 giorni per risolverla. Resta solamente un dubbio: cosa succede se il board (alla tedesca) voterà contro l’utilizzo dei fondi per ricapitalizzare una banca in crisi?

In foto l’Eurotower a Francoforte (Foto: Florian K – Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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