martedì , 21 agosto 2018
18comix

Un esempio di successo europeo: la Finlandia

Durante la crisi dei debiti sovrani, molti commentatori ed analisti economici hanno incolpato l’Euro di essere la causa della debacle economica che ha spinto l’eurozona in una profonda spirale recessiva e portato molti Paesi sull’orlo del default. Occorre però analizzare il caso di un Paese che all’interno dell’Unione Europea e della zona euro è riuscito a risollevarsi da una delle più terribili recessioni e crisi bancarie degli anni ’90: è il caso della Finlandia, il Paese più legato al progetto europeo nella penisola scandinava.

Alla fine degli anni ’80 l’economia del Paese viaggiava a gonfie vele e la disoccupazione era ai minimi storici (2,1% nell’estate del 1989). Tra il 1985 ed il 1989 il mercato azionario aveva triplicato la propria capitalizzazione e il valore delle abitazioni era raddoppiato. La legge bancaria del 1986 aveva permesso alle imprese finlandesi di finanziarsi da banche estere e la maggiore competitività aveva spinto i tassi al minimo. Nello stesso anno, la Finlandia aveva deciso di entrare nell’EFTA, l’Associazione Europea di Libero Scambio, restando tuttavia fuori dalla Comunità Europea. La classe politica e l’opinione pubblica del Paese scandinavo erano inebriati da uno dei più sostenuti boom economici della loro storia e ritenevano di avere in mano tutte le carte migliori per proseguire in questo esaltante trend di crescita. In quegli anni iniziò anche il boom del credito al consumo, che crebbe a ritmi vertiginosi, quasi raddoppiando di anno in anno.

Nello stesso periodo tuttavia, si verificarono anche gli effetti collaterali di quella poderosa espansione. Il tasso di inflazione cominciò a crescere progressivamente inerpicandosi dal 2% del 1986 fino a raggiungere il 7% nel 1989. Un altro dei problemi che progressivamente iniziò a minare la forte crescita finlandese fu la recessione e il successivo collasso dell’Unione Sovietica. I rapporti commerciali tra i due Stati erano sempre stati molti intensi, fino al punto in cui l’export della Finlandia verso la superpotenza socialista aveva toccato il 20% sul totale. Con il crollo dell’URSS, il possente export della Finlandia quasi si polverizzò.

Il governo finlandese decise allora di iniziare a seguire una linea di condotta più vicina alle direttrici europee. Per sconfiggere l’inflazione galoppante, la Banca Centrale Finlandese decise di collegare il tasso di sconto a quello della Banca Centrale Tedesca (Bundesbank). I tassi a breve toccarono addirittura il 12% nel 1992. La cura funzionò e nel giro di poco tempo l’inflazione scese fino allo 0% del 1994, per poi risalire subito dopo al target considerato sacro in Europa del 2%. La violenta correzione, come ogni riforma strutturale decisa, fece scoppiare la bolla del mercato azionario e del credito facile. Nonostante la svalutazione competitiva del 1991-1992 per mitigare gli alti tassi di interesse, il Paese cadde in una profonda recessione che portò il tasso di disoccupazione fino al 20% del 1994. La Finlandia inoltre fu colpita da una profonda crisi bancaria, dovuta all’insolvenza della Skopbank, che fu nazionalizzata dalla Banca Centrale per portarne avanti il risanamento. Il governo inoltre dovette spendere l’attuale valore di 8,4 miliardi di euro per salvare il sistema bancario dal dissesto. L’ultimo colpo di coda della recessione furono le difficoltà delle industrie cartiere, causato dall’alto costo dei prodotti finlandesi nei mercati internazionali dovuto alle politiche restrittive della Banca Centrale Finlandese per combattere l’inflazione.

Superato lo scoglio del biennio 1993-1994, la Finlandia iniziò a raccogliere i frutti del risanamento economico. Nonostante il debito pubblico fosse salito dal 15% del PIL al 60% della metà degli anni ’90, un forte taglio della spesa pubblica (-10%) e l’inizio della cosiddetta “Nokia Economy” portarono la Finlandia sulla via del nuovo millennio. In piena crisi, il Paese cominciò l’iter per l’ingresso nell’Unione Europea che culminò con il referendum dell’ottobre 1994. Il 57% dei cittadini votò ‘sì’ all’ingresso nell’UE e la Finlandia entrò a farvi parte il 1 gennaio 1995, insieme ad Austria e Svezia. Negli anni successivi il PIL ha toccato tassi di crescita medi del 4% annuo e l’export è aumentato del 250% tra il 1990 ed il 2000. La crescita stavolta posava su solide basi industriali ed economiche e non solamente sulla finanza. La Nokia divenne il simbolo della rinascita finlandese e della transizione della sua economia. Nata come segheria nel 1865, era divenuta una delle imprese leader a livello mondiale nel settore della telefonia.

La moneta unica europea inoltre stabilizzò enormemente il settore bancario del Paese e salvò la Finlandia da pesanti oscillazioni nel mercato dei cambi. Anche durante la crisi finanziaria globale del 2008 e la crisi dei debiti sovrani, il tasso di disoccupazione è rimasto su livelli stabili (oggi è al 7%). Per l’intera durata della crisi il debito pubblico è rimasto nei parametri di Maastricht, sotto il 60% del PIL, grazie a politiche di bilancio attente e scrupolose. La campagna di privatizzazione delle imprese statali dal 1995 al 2003 ha inoltre permesso allo Stato di accumulare un tesoretto che ha contribuito a mantenere sano il bilancio pubblico.

La valida gestione politica ed economica del Paese rispondono ad uno dei quesiti più diffusi di questi ultimi anni: “E’ stato l’euro a causare la crisi dei debiti sovrani?”. “Non necessariamente” verrebbe da rispondere. Analizzando le politiche economiche, industriali e di bilancio italiane, greche, spagnole e portoghesi dal 1995, si noterebbero enormi discrepanze rispetto all’esempio finlandese. L’euro è nato come opportunità di stabilità e crescita: per alcuni lo è stato in maniera determinante.

In foto: un sito industriale a Torppi, in Finlandia (Foto: Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

Check Also

© Kremlin.ru

PACTE, la visione di Macron per la responsabilità sociale d’impresa

Quasi un anno è passato dall’elezione di Macron alla presidenza della Repubblica francese, eppure la …

2 comments

  1. RIDICOLI:
    **************************************************

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *