venerdì , 23 febbraio 2018
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Unione bancaria, c’è l’intesa Parlamento-ECOFIN: Commissione nel board del fondo di risoluzione

L’annuncio arriva per voce della Europarlamentare portoghese Elisa Ferreira del gruppo dei Socialisti e Democratici: “Sono lieta di annunciarvi che oggi abbiamo raggiunto un accordo e che lo presenterò alla Plenaria con enorme soddisfazione”.

Dopo mesi di travaglio, ed un ultimo round negoziale durato ben 16 ore consecutive, alle prime luci del mattino i delegati del Parlamento Europeo e quelli dell’ECOFIN sono riusciti a trovare la quadra su un testo comune per il Meccanismo Unico di Risoluzione, da presentare alla Plenaria di aprile. Prima che si vada ad elezioni, dunque, l’ultimo pilastro dell’Unione Bancaria dovrebbe arrivare in porto, almeno a livello legislativo. Enorme la soddisfazione per il negoziatore dell’ECOFIN, il Ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras che negli ultimi mesi ha lavorato non poco per limare le intransigenze tedesche, che fino all’ultimo avevano tenuto congelato l’accordo.

La controparte uscita vincente, in ogni caso, è il Parlamento Europeo, trionfante su quasi tutti i punti del negoziato. Per prima cosa è riuscito ad imporre un’accelerata non da poco, limando da dieci ad otto gli anni di rodaggio del Fondo Unico di Risoluzione europeo. Altro grande successo è stata la fusione fin dal 1 gennaio 2015 del 40% delle risorse dei fondi di risoluzione nazionali nel Fondo Unico. La quota poi dovrà salire al 60% entro il 1 gennaio 2016 ed al 70% entro il gennaio 2017. Gradualmente dovrebbe raggiungere il 100% nei cinque anni successivi. Il messaggio è chiarissimo: dal 1 gennaio 2016 il Fondo Unico di Risoluzione sarà più importante dei fondi nazionali e vicino alla piena operatività l’anno successivo.

Altro fronte caldissimo nei mesi scorsi e su cui si è riusciti a superare l’impasse ai danni dell’ECOFIN, è quello del ruolo della Commissione Europea all’interno del board. Sebbene i ministri dell’economia e delle finanze degli Stati abbiano sempre lottato per tenere fuori la Commissione del board del fondo di Fondo di Risoluzione, già a febbraio si riteneva possibile un accordo per includerla con un ruolo depotenziato. La situazione sarà ancora più rosea per la futura Commissione, dal momento che secondo l’ultimo testo per la stessa Commissione si prevede non solo un posto all’interno del board – come membro permanente insieme ad Ecofin e Banca Centrale Europea – ma anche l’acquisizione  di alcune funzioni esecutive.

Il board, tuttavia, per decisioni che riguarderanno l’impiego di più di 5 miliardi di Euro in operazioni di bail-in, dovrà interpellare in sessione plenaria tutti i rappresentanti degli Stati che voteranno a maggioranza. Ennesima vittoria del Parlamento anche su questo punto, dal momento che i suoi negoziatori sono riusciti a disinnescare la clausola del diritto di veto che avrebbe potuto permettere ad uno degli Stati di bloccare un’operazione di salvataggio.

Il Fondo Unico di Risoluzione, verrà alimentato con i fondi delle singole banche, che dovranno impegnare l’1% del valore dei propri depositi e versarli nei fondi nazionali ed in quello europeo tra il 2015 ed il 2023. Il target da raggiungere per considerare pienamente operativo il Fondo Unico è di 55 miliardi di Euro. Tuttavia, in caso di emergenza, potranno essere emesse obbligazioni per finanziarsi per importi significativamente superiori. Lo scopo di aprire il Fondo al finanziamento sui mercati è evidente.

Se ad esempio, nel 2025 dovesse scoppiare una crisi bancaria in diversi Paesi dell’Unione Europea, gli investitori potrebbero alimentare le vendite nel momento in cui pensassero che il Fondo è troppo piccolo per salvare tutte le banche contemporaneamente. Il panico dilagherebbe ed anche l’effetto-contagio. Se la capacità del Fondo diventasse virtualmente illimitata, i mercati dovrebbero rimanere più stabili fin dalle prime avvisaglie di sofferenza del sistema bancario.

La crisi del debito sovrano, iniziata in Grecia nel 2009, ci lascia quindi a posteriori preziose ed importanti eredità. Innanzitutto il MES (Fondo Salva Stati), strumento assente nella primavere del 2009,  la cui celerità di attivazione sarà risolutiva nella prossima crisi finanziaria di uno Stato. Un altro importante lascito è rappresentato dalle OMT (Outright monetary transactions) della BCE, attivabili per stemperare gli spread degli Stati. Ed ora, l’ultimo tassello: l’unione Bancaria ed i suoi pilastri, la vigilanza unica presso la BCE e il fondo comune di risoluzione.

In foto, da sinistra, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, e Yannis Stournaras, ministro delle finanze greco (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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