sabato , 24 febbraio 2018
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Unione Bancaria: l’ECOFIN scende a patti con il Parlamento Europeo

Una mano tesa nei confronti del Parlamento Europeo per iniziare i negoziati nella maniera più serena e produttiva possibile. Così si può riassumere l’incontro di ieri dell’ECOFIN, che ha avuto come tema principale la ridefinizione di alcuni aspetti del Meccanismo Unico di Risoluzione e del relativo Fondo.

Il Meccanismo Unico è uno dei perni dell’Unione Bancaria insieme alla vigilanza unica europea delle banche in seno alla Banca Centrale Europea (BCE). L’ECOFIN di dicembre lo aveva disegnato troppo dipendente dai governi nazionali, non prevedendo al suo interno alcun rappresentante della Commissione Europea. Il Parlamento Europeo e il suo Presidente Martin Schulz avevano da subito annunciato battaglia, ma l’ECOFIN di gennaio aveva sonoramente respinto le richieste degli europarlamentari.

L’ECOFIN del 18 febbraio ha invece preso atto che, al di là delle scaramucce, senza il voto positivo del Parlamento non si sarebbe andati lontani. I Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’UE hanno così recepito le istanze provenienti dagli europarlamentari, augurandosi che la Plenaria di Strasburgo riesca ad approvare l’intero pacchetto nella seduta di aprile. Il messaggio è chiaro: collaboriamo in fretta e troviamo un accordo prima che si sciolga il Parlamento e si vada alle elezioni.

Le proposte del Parlamento Europeo recepite dall’ECOFIN sono particolarmente significative. Innanzitutto si prevede di passare entro il 2024 dai 20 ai 7 giorni lavorativi per il rimborso dei correntisti fino ai 100.000 euro. I Ministri hanno poi accettato la possibilità che, prima della fusione in un unico fondo europeo, prevista tra 10 anni, in caso di necessità i fondi di risoluzione nazionali possano prestarsi risorse.

Se – per esempio – nel 2018 il fondo belga non avesse abbastanza soldi per partecipare al bail-in di una propria banca potrà quindi essere aiutato dal fondo di risoluzione italiano. Il meccanismo è anche nell’interesse dei singoli Paesi. Nel sistema finanziario contemporaneo tutte le banche sono collegate e l’effetto domino (o contagio) è molto probabile. Agli Stati dell’UE conviene quindi gettare acqua sul fuoco in caso di incendio a casa del vicino.

Diverse altre richieste avanzate dai Ministri sono state messe a verbale e saranno analizzate durante il negoziato con il Parlamento Europeo. Alcuni Stati membri, ad esempio, hanno chiesto che i fondi di risoluzione nazionali vengano fusi tra loro prima del 2024. Altri ancora  hanno chiesto che il fondo unico non sia dotato delle sole risorse ricavate dalle contribuzioni bancarie, ma che possa emettere obbligazioni per finanziarsi sul mercato primario. Si tratta di elementi che emergeranno nelle prossime riunioni.

L’ECOFIN ha dato il via libera alla proroga fino al 1 agosto 2014 per l’entrata in vigore dell’Area SEPA (Single Euro Payments Area) per i pagamenti elettronici. Gli intermediari finanziari che non si sono ancora adeguati alla normativa avranno quindi qualche mese in più, nonostante la contrarietà della BCE.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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