venerdì , 26 maggio 2017
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unione euroasiatica

Unione Euroasiatica, il punto: molte debolezze, qualche prospettiva

Unione Euroasiatica? Un nome ambizioso per un piano ambizioso. Progetto lanciato nel 2011 dall’allora Primo Ministro russo Vladimir Putin, sembra aver avuto in questi anni un’evoluzione da semplice unione doganale a vera e propria Unione Economica, dal 2015. Obiettivo è quello di creare un’entità economica e politica parallela, ma complementare a quella europea, cementando il tradizionale e storico rapporto tra Federazione Russa e Repubbliche centro-asiatiche.

Se a livello territoriale tale unione è certamente evocativa di spettri quali il Comecon e lo stesso Patto di Varsavia, essa se ne discosta sostanzialmente e operativamente. Del tutto assente la cornice ideologica del Comunismo e il ruolo egemonico, politico e militare, di Mosca. Tale unione, piuttosto, sembra rispondere a esigenze operative di realpolitik e di natura commerciale, per Mosca, ma non solo,  in un contesto internazionale certamente più fluido e dinamico.

Perchè tanti Stati..

E’ indubbio che la Russia svolga un ruolo preponderante economicamente. Si pensi solo al fatto che la Federazione da sola rappresenta circa l’87% dell’economia dell’Unione. È pur vero, d’altro canto, che anche la Russia cerca politicamente l’inclusione delle Repubbliche del Centro-Asia per mantenere un’influenza nell’area, ma anche per evitare l’isolamento diplomatico.

Quest’ultime sono oggi stati indipendenti politicamente e, ben lungi dall’essere stabilmente dipendenti da Mosca, mantengono certamente un rapporto di tradizionale amicizia verso di essa, ma, non di meno, volgono la propria attenzione verso partner commerciali più rilevanti. Tra questi spiccano i Paesi europei, principali clienti e partner per quanto riguarda la produzione di Idrocarburi, e, in prospettiva, la Cina, gigante politico e economico, sempre in ascesa.

..quando può esisterne uno solo?

È infatti proprio nel ruolo internazionale giocato dai Paesi membri e dalla loro rispettive ambizioni che emerge la sostanziale ambiguità nei propositi dell’Unione, che ne vincola lo svolgersi effettivo della sua azione. Unione vuol dire creazione di uno spazio economico che, tramite la fissazione di tariffe commerciali comuni e di politiche attive per l’integrazione interna dei fattori produttivi, mira a creare uno iato iato più o meno evidente, fra stati inclusi al suo interno ed ciò che rimane escluso dall’Unione. Dimostrazione evidente risiede nella sua stessa ragion d’essere a livello internazionale: presentarsi come blocco unico in sede sovranazionale (principalmente nell’Organizzazione Mondiale del Commercio) e in ambito di trattati bilaterali.

Unione euroasiatica tra ideale e reale

Al di là però di annunci più o meno velleitari riguardo proprio alla presunta volontà di emancipazione economica dell’eurasia dall’Occidente, quanto questo corrisponde al reale interesse dei singoli membri, Repubbliche del Centro-Asia e Russia stessa?

L’impressione stando anche alle ragioni di scambio e` che le opportunità commerciali e politiche per tutti gli stati membri risiedano sempre e comunque al di fuori della stessa unione, Europa e Cina. Tali stati per il loro modello economico, risultano non tanto partner in grado di svolgere uno scambio interno di prodotti diversi o comunque differenziabili(servizi o, anche prodotti industriali complessi), ma più di rivali in prodotti, come gli idrocarburi, non facilmente o non del tutto differenziabili.

Anche concessa una certa pretesa anti-occidentale, nel 2014-2015 la Russia era in piena rotta di collisione con l’Europa, quest’ultima rimane sempre e comunque il punto di riferimento e controparte verso cui si misura l’esistenza dell’unione e si articolano gli interessi dei singoli stati membri.

Se il perno è il Centro-Asia

Date queste premesse allora gran parte delle ambizioni dell’Unione sul piano pratico cadono. Essa ha ragione di esistere nell’ambito del mantenimento di meccanismi politico economici soft, molto più vicini alle prerogative, alle esigenze e alla diplomazia del Centro-Asia più che di Mosca. Regime di autonomia e indipendenza gestionale degli stati membri nelle loro scelte politiche ed economiche preserverebbero la capacità di rimanere membri di più organizzazioni internazionali e consessi politici, permettendo quindi intersezioni fra le stesse istituzioni. La stessa inclusione della Cina, ipotesi per altro piuttosto abbozzata, ben lungi da schiacciare le “piccole” realtà` asiatiche tenda ad allentare una visione dell’Unione come entità rigida a guida Russa.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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