lunedì , 19 febbraio 2018
18comix
Mobilitazione di massa in tutta la Francia per solidarietà con Charlie Hebdo. Qui a Rouen, Normandia © Frédéric Bisson - Flickr 2015

Charlie Hebdo, l’Europa e il coraggio della libertà

L’11 settembre della libertà di stampa e d’espressione si compie nella tarda mattinata di mercoledì 7 gennaio a Parigi, presso la sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo”, pochi metri da Piazza della Bastiglia. In pieno giorno, nel cuore d’Europa, tre uomini armati di kalashnikov fanno irruzione nella palazzina, uccidono un portiere, salgono in redazione, urlano “Allah è grande” e compiono una strage. In tutto perdono la vita almeno dodici persone, tra cui il direttore Stéphan Charbonnier (alias Charb), i vignettisti Georges Wolinski, Philippe Honoré, Jean Cabut (Cabu), Bernard Verlhac (Tignous) e due agenti di polizia.

La scelta del bersaglio è tutto fuorché casuale. Fin dal 2006, per una serie di pubblicazioni satiriche riguardanti l’Islam, Charlie Hebdo era diventato oggetto di minacce e azioni dimostrative da parte di gruppi legati al fondamentalismo islamico, diventando bersaglio di estremisti provenienti dall’Europa e dal mondo arabo. “Cedere alla paura significa rinunciare alla libertà e a tutto il resto”, dichiarava nel 2012 il direttore Charbonnier. “Non ho paura delle rappresaglie”, diceva quello stesso anno, “forse potrà suonare un po’ pomposo, ma preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio”.

Charlie Hebdo era stato criticato in molti Paesi occidentali per una satira giudicata ai limiti dell’offesa e dell’insulto. Il settimanale ha spesso spinto agli estremi il dibattito sui confini ultimi della libertà d’espressione. Charbonnier amava però ripetere di rispettare unicamente la legge francese, agendo nei confini tracciati dal diritto positivo di uno Stato democratico e costituzionale che rispetta e tutela i diritti dell’uomo e del cittadino.

Oggi la Francia è in lutto e con lei l’Europa intera. Il Presidente Hollande ha parlato di “atto di eccezionale barbarie” e promesso giustizia. Spontanee manifestazioni a Parigi e in altre capitali europee hanno rivendicato di fronte al mondo la libertà come valore fondante delle nostre nazioni. “Una matita non ha mai ucciso nessuno”, si leggeva sugli striscioni delle manifestazioni. “Io sono Charlie” e “la libertà d’espressione è immortale”.

In un’epoca di diffidenza, incertezza e paura, all’indomani di uno dei peggiori attentati terroristici della storia europea, la rivendicazione della libertà ancor più e ancor prima della propria sicurezza è uno straordinario atto collettivo di coraggio, che nobilita un continente troppo spesso angosciato dalla retorica del declino dei propri valori. Le piazze che pacificamente insorgono contro questa sanguinaria violazione del principio della libertà d’espressione sono la migliore avanguardia dell’Europa.

Reagire al male, restando degni di se stessi e all’altezza dei propri valori si rivela però impossibile quando la paura viene eletta a fattore dirimente e apre la strada a politiche dettate dalla rabbia e dall’odio. In questi frangenti, la libertà dalla paura determina la capacità di una società di reagire e combattere i suoi nemici senza alimentare spirali di odio portatrici di conseguenze ancora peggiori nel vivere quotidiano delle comunità.

All’indomani di un attacco che colpisce i principi più vitali della nostra democrazia, non possiamo dunque commettere l’errore di additare le minoranze musulmane come responsabili o complici dell’atto terroristico. Esponenti politici di diversi Paesi europei, non ultimi Marine Le Pen e Matteo Salvini, non hanno invece esitato a indicare nell’immigrazione una delle cause del terrorismo che minaccia la vita e la libertà dei cittadini europei.

L’Europa deve combattere il terrorismo e l’estremismo e deve migliorare le proprie politiche d’integrazione, non sognare di fermare l’immigrazione. La strage di Parigi ha semmai rivelato la fragilità dell’Occidente di fronte a un fenomeno terroristico meno strutturato a livello globale e caratterizzato da cellule più o meno autonome disseminate sul territorio, che spesso prosperano e agiscono coperti da un sottobosco di illegalità e valori antitetici a quelli della democrazia.

Oggi più che mai, gli esiti della lotta al terrorismo dipendono da una più incisiva e interventista azione internazionale dell’UE nel Mediterraneo e in Medio Oriente e da una rinnovata politica d’integrazione delle minoranze che non si basi su un relativismo di maniera, ma che parta dai principi dell’universalità dei diritti e delle libertà fondamentali. L’Europa, in lutto per le vittime del Charlie Hebdo, riscopra il coraggio di vivere fino in fondo le conseguenze dei propri valori.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

Check Also

#LoStatoDellUnione, prima puntata: istituzioni e volti dell’Ue

Chi comanda in Europa? Comincia dal quesito principe il percorso de “Lo Stato dell’Unione“, il …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *