© Lorenzo Aprà per MSOI Torino/EU Model

EU Model Torino: fare l’Europa, per davvero

L’Europa è il nostro progetto comune, da preservare, criticare e se possibile da rilanciare. Perché l’Europa di oggi è quello che ne hanno fatto gli Stati, ma in futuro sarà quello che ne faranno i suoi cittadini

Due anni e quasi due mesi orsono, Europae si presentava così ai suoi lettori: un progetto di giovani studenti ed esperti di materie europee orientato a migliorare il panorama giornalistico orbitante attorno al tema e, contemporaneamente, a creare nuove progettualità di educazione civica in chiave europea. E proprio questi sono stati i principi che ci hanno portato con convinzione ad accettare di affiancare MSOI Torino, la sezione torinese del ramo giovanile della SIOI, e i Giovani Federalisti Europei nell’organizzazione di EU Model Torino. Il progetto era a dir poco stimolante: provare a creare, per la prima volta in un’università d’Italia, una simulazione della procedura legislativa dell’Unione Europea, dividendo i delegati partecipanti tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Ue.

L’Europa in piccolo (o quasi)

 © Lorenzo Aprà per MSOI Torino/EU Model
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Ricostruendo con il più alto grado possibile di realismo i passaggi e i bizantinismi della procedura legislativa ordinaria, una proposta di regolamento presentata dalla Commissione avrebbe dovuto passare al vaglio delle due istituzioni in cerca di approvazione, tanto nei momenti formali di sessione, quanto e soprattutto negli incontri informali tra delegati. Mediazioni, bigliettini, dibattiti: per quattro giorni le aule del Campus Luigi Einaudi di Torino hanno ricordato in tutto e per tutto – anche per un’evidente assonanza architettonica del nuovo complesso in vetro e acciaio – le sale meeting e i corridoi del Berlaymont, di Justus Lipsius o delle sedi dell’Europarlamento.

 © Lorenzo Aprà per MSOI Torino/EU Model
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La principale difficoltà risiedeva nel trasformare il simulation game, un format piuttosto consolidato anche nelleuniversità italiane specie se dedicato alle sessioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in versione a dodici stelle, con tutto ciò che ne consegue in termini di complicazione delle regole di procedura. Esempi ? Differenziare il dibattito intra-istituzionale a seconda che gli Stati membri fossero riuniti a livello di Coreper, e quindi diplomatico, o di Consiglio, dunque ministeriale. Lo stesso dicasi per i delegati del Parlamento, impegnati nel vestire i panni del deputato assegnato e a riproporne le posizioni politiche, prima all’interno della Commissione per le libertà civili e poi in sessione plenaria per il votofinale. Il tutto, rigorosamente, in lingua inglese.

Sporcarsi le mani

 © Lorenzo Aprà per MSOI Torino/EU Model

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Il valore aggiunto di EU Model stava infatti nel suo potenziale educativo e formativo, tanto in senso accademico quanto di educazione civica. Simulare l’Europa non ha significato solo “immaginare” che le cose seguano un determinato senso, ma sporcarsi le mani con le fonti derivate del diritto comunitario – troppo spesso confinato dall’accademia ai soli manuali ed ai testi dei Trattati – quelle che toccano ogni cittadino nel suo vivere quotidiano e che riproducono al loro interno l’essenza del compromesso di natura politica. EU Model ha significato portare 60 studenti universitari a conoscere il “palazzo”, a interpretarne i meccanismi per poi formare un giudizio critico. L’immedesimazione in questo o quel funzionario europeo è servito a valorizzare la comprensione della posizione altrui, a saper riconoscere il valore del compromesso politico non come accordo segreto, ma come la più alta espressione della sintesi dei diversi interessi conviventi in una società, che la classe dirigente del futuro dovrà saper opporre all’ormai dilagante cultura dello scontro tra verità assolute e inconfutabili.

Si può fare

© Lorenzo Aprà per MSOI Torino/EU Model
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L’Europa vissuta in quatto giorni dai partecipanti ad EU Model è tornata ad essere quello strumento di condivisione delle difficoltà e di risoluzione comune delle stesse. Per la cronaca, infatti, questa Europa “simulata” ha preso di petto il problema dell’immigrazione e della pressione che questa esercita sui sistemi di asilo di alcuni Paesi membri.

L’esito – per gli amanti del tecnicismo, giunto in seconda lettura rapida a seguito di un ultimo meeting informale mediato dalla Commissione per livellare le posizioni di Consiglio e Parlamento – è stata la sostanziale approvazione della modifica al Regolamento Dublino III nel senso dell’instaurazione di un sistema di quote, che ripartisca in tutti gli Stati Membri le domande di asilo pervenute ad un Paese in emergenza migratoria, in base a criteri economici, sociali e umanitari di volta in volta verificati dalla Commissione.

Se qualcuno a Bruxelles volesse prendere appunti…

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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