giovedì , 16 agosto 2018
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Kaiserin Angela: Europa e Germania aspettano il suo terzo mandato

La conferma di Angela Merkel alla guida della Germania non sarebbe una brutta notizia per l’Europa. Al di là delle rappresentazioni caricaturali che hanno fatto della Cancelliera il politico più odiato del Vecchio Continente, l’Unione Europea (UE) non sembra potersi permettere, al momento, oscillazioni troppo forti nel suo cuore politico ed economico. Non è tanto la salute dell’economia europea, né il particolare dinamismo dell’Unione a chiedere continuità e stabilità, quanto una preoccupante mancanza di alternative.

La Germania non è diventata il motore d’Europa per caso. Né le ragioni economiche, finanziarie e commerciali bastano a spiegare quella che oggi si esprime come un’autentica egemonia continentale. Nel momento di massima crisi dell’UE, Berlino ha messo in campo quello che le altre capitali e le stes-se istituzioni europee non sono state in grado di offrire: un progetto di Europa per il XXI secolo. Mentre la difesa dello status quo nazionale, continentale e globale diventava la stella polare di molti, la Germania ha indicato la strada di una profonda riforma economica del Vecchio Continente. Da grande mercato di consumo, per sopravvivere nel mondo nuovo l’UE avrebbe dovuto tornare ad essere un centro produttivo in grado di competere sui mercati globali con le grandi potenze emergenti. Una potenza geoeconomica avanzata ed economicamente integrata, quindi, con dimensioni e peso comparabile a quello di Stati Uniti e Cina.

Per realizzare questa ambizione, l’Europa doveva anzitutto aumentare il proprio livello di competitività. Quest’ultima, diventata la parola d’ordine prima del governo tedesco, poi dell’intera Unione, non poteva prescindere dalla messa in sicurezza dell’euro e del sistema finanziario (e bancario), nonché da una progressiva riduzione dei costi del lavoro e della pubblica amministrazione. Risanamento dei conti, riduzione della spesa pubblica, riforme del mercato del lavoro, investimenti in infrastrutture, ricerca e innovazione costituiscono la cura tedesca ai malanni economici dell’Europa. Una cura che la Germania ha sperimentato sulla sua pelle, con sacrificio, lungimiranza e risultati a partire dalla fine degli anni ‘90. Una cura che, volenti o nolenti, tutti gli Stati membri hanno accettato di implementare, quantomeno a parole.

La scalata di Berlino alla guida politica ed economica dell’Unione ha avuto in Angela Merkel una protagonista assoluta. Un suo grande risultato, troppe volte trascurato dagli osservatori, è stato quello di tenere la linea tra due fuochi contrapposti. Da una parte l’opinione pubblica tedesca, ostile a trasferire risorse dalla Germania ai Paesi del Sud Europa, dipinte dai più duri come “cicale” improduttive che, dopo aver sperperato le proprie risorse, vogliono ora salvarsi sulle spalle del contribuente tedesco. Dall’altra il resto d’Europa, disposta a perseguire il percorso di riforma indicato da Berlino solo a patto di ricevere dai Paesi più ricchi gli aiuti necessari a risanare i deficit di bilancio, evitando la bancarotta e con essa il crollo dell’euro (ritenuto – non a torto – un asset di cui la Germania non può fare meno).

Strano a dirsi, ma la Merkel odiata dall’Europa meridionale in quanto rigido falco germanico incapace di mostrare solidarietà e apertura è l’esatto opposto della Merkel che ha perso consensi in patria per essere stata troppo generosa verso i “PIGS”. Il profilo personale e politico della Cancelliera – in queste pagine trovate quello di Valentina Ferrara – è ben più complesso di questa rappresentazione semplificata eppure già contraddittoria. Ma tanto basta a rendere l’idea della capacità di Merkel di mediare ed essere, in base ai punti di vista, tutto e il contrario di tutto.

Dopo mesi di oscillazioni, riposizionamenti più o meno opportunistici, messaggi di distensione in patria e in Europa, Merkel è ancora la grande favorita per le elezioni politiche del 22 settembre. Una campagna elettorale pacata e senza attacchi personali, si veda in merito l’analisi di Mauro Loi, non ha fatto che confermare il vantaggio del partito cristiano-democratico. Che la signora abbia un talento politico senza pari in Europa dovrebbe ormai essere chiaro non solo ai suoi avversari tedeschi, incapaci di far fronte al suo carisma, ma anche ai suoi partner europei. Lo ha capito il candidato socialdemocratico Peer Steinbrück, mai vicino a Merkel nei sondaggi e nemmeno paragonabile alla Cancelliera nella capacità di rassicurare il popolo tedesco. Lo ha capito il Presidente francese François Hollande, che nella costruzione di un’alleanza anti-merkeliana (e anti-tedesca) aveva investito molto della sua credibilità per poi ritrovarsi costretto, sconfitto su tutti i fronti, a ritornare a testa bassa nel gregge guidato da Berlino.

I socialisti europei, che dell’ostilità al presunto “egoismo merkeliano” avevano fatto una bandiera, dovranno rassegnarsi all’inevitabile: la riconquista della guida politica dell’Europa, ancora in mano al Partito Popolare Europeo, non passerà per una vittoria in Germania, ma dovrà avvenire attraverso le elezioni europee del 2014. Se anche la SPD dovesse arrivare al governo in una nuova Grande Coalizione guidata da Merkel, le componenti più “a sinistra” saranno marginalizzate a vantaggio di un program-ma economico di assoluta continuità che, viste le larghe similitudini illustrate dall’articolo di Fabio Cassanelli in queste pagine, sembra già scritto. Come racconta Shannon Little, la SPD può sperare soltanto di fare da junior partner di governo al suo grande rivale.

L’unico vero ostacolo alla riconferma di Merkel alla guida della Germania sembra poter arrivare da Alternative für Deutschland (AfD), il nuovo partito fondato da Bernd Lucke che ha fatto dell’ostilità alla politica del “salvataggio dell’euro a tutti costi” la sua bandiera elettorale. Come spiega Andrea Sorbello, la vera minaccia di AfD non sta nei numeri (nella migliore delle ipotesi raggiungerà il 5% necessario a entrare nel Bundestag), ma nella capacità concessa ad ogni gruppo all’interno del Parlamento tedesco, di sollevare quesiti di costituzionalità di fronte alla Corte di Karlsruhe. Un partito anti-euro capace di bloccare ogni decisione di rilevanza europea sa-rebbe una spina nella schiena di Merkel e dell’intera governance economica dell’eurozona.

L’Europa è rimasta pazientemente in attesa che i travagli elettorali della Germania e i tentativi della Cancelliera di recuperare consensi arrivassero a una conclusione. Che la tanto auspicata svolta post-elettorale, tedesca e europea, ricordata da Luca Barana in queste pagine, sia stata caricata di troppe aspettative è sotto gli occhi di tutti. La stessa unione bancaria europea, accantonata in vista delle ele-zioni in Germania, non riceverà grande impulso da Berlino qualunque sarà l’esito della tornata elettorale. Gli interessi corporativi del sistema di Landesbanken e Sparkassen decritto da Antonio Scarazzini riguardano tutti i principali partiti.

Con ogni probabilità, Angela Merkel resterà alla guida della Germania e continuerà ad influenzare in modo decisivo la politica europea. La direzione che quest’ultima potrà prendere dipende anche dalla maggioranza che sosterrà il terzo cancellierato Merkel. Una Grande Coalizione potrebbe ammorbidire il lato più spigoloso della politica economica intrapresa dall’Europa. Non ne cambierà però la sostanza, né intaccherà l’autorità personale guadagnata in patria della Cancelliera Merkel. O forse sarebbe meglio dire dell’Imperatrice, Kaiserin Angela.

On-line il numero 5 di Europae, dal titolo Kaiserin Angela ? Merkel verso la riconferma, l’Europa aspetta

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In questo numero: 

– Kaiserin Merkel: Europa e Germania aspettano il suo terzo mandato di Davide D’Urso

Una nuova Germania per una nuova Unione Europa di Luca Barana

– Angela Merkel: il personaggio e la politica che meritiamo di Valentina Ferrara

Coincidenti o alternativi ? I programmi economici di CDU e SPD di Fabio Cassanelli

– Le banche e la Grande Coalizione. Berlino teme l’unione bancaria di Antonio Scarazzini

La campagna elettorale tedesca, tra toni pacati e distensione di Mauro Loi

– 150 anni e sentirli: la SPD e Peer Steinbruck alla prova del voto di Shannon Litlle

– Una proposta Alternativa di Andrea Sorbello

In foto, la Cancelliera Angela Merkel di fronte a un nutrito gruppo di sostenitori a Ehrenhof, Dusseldorf. (© Bundesregierung)

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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