giovedì , 16 agosto 2018
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La banalità di Angie – Cronaca della breve notte elettorale tedesca

“Qualche anno fa sarei stata molto scontenta per un risultato così: adesso non so cosa dire, non mi dispiace più di tanto”. Al Goethe Institut di Torino parlo del risultato elettorale in Germania con una ragazza tedesca in Italia per studio. Mi dice di essere nata in una regione di sinistra, dove la CDU veniva nominata poco e considerata un avversario politico da battere. La CDU di allora aveva, probabilmente, un tratto più marcato: un partito chiaramente di destra. “Oggi, invece, destra e sinistra sembrano la stessa cosa: forse avrei preferito una vittoria della SPD, ma le cose non cambiano poi tanto”. Altri ragazzi, intorno a lei, concordano: lavorano per il Goethe, non sono proprio esaltati dalla vittoria di Angie – chiamano così Angela Merkel – ma non riescono a trovare grandi differenze programmatiche tra i due principali partiti politici tedeschi. “Oggi non è più come una volta: destra e sinistra sono praticamente la stessa cosa, è così anche in Italia”. Obietto che no, in Italia c’è ancora una netta differenza, non fosse altro perché a destra rimane Silvio Berlusconi, che suscita antipatia e in alcuni casi un vero e proprio odio negli oppositori: altro che la stessa cosa. Non sembro convincerli. Nel gruppo una sola ragazza dice in modo chiaro che avrebbe preferito una vittoria della SPD, un cambio di rotta. Più che altro per le politiche sociali, precisa subito. Il programma economico è lo stesso, le cose importanti anche: Merkel ottiene così tanto successo anche perché ha fatto proprie istanze della sinistra e dei Verdi. I motivi per non votarla sono la scarsa attenzione per i diritti degli omosessuali, degli immigrati, le limitate aperture sulla cittadinanza. “Mi rendo conto non siano faccende fondamentali: ma sono punti presenti nel programma della SPD”.

Al Goethe Institut di Torino non si respira grande entusiasmo: tutto già scritto. La sorpresa maggiore è stata l’esclusione dello storico partito liberale dal Bundestag e dunque dalla prossima coalizione di governo. Si è diffusa un po’ di eccitazione quando per poco è sembrato che la CDU potesse ottenere abbastanza seggi da governare senza bisogno di alleanze, fatto che in Germania non succede dai tempi di Adenauer. Nella sala allestita per seguire lo spoglio viene proiettata la diretta del primo canale tedesco, ARD: in studio Peer Steinbrück e naturalmente lei, la Cancelliera. Toni molto sobri, le affannate notti elettorali italiane, condite dalle lunghe dirette di Mentana e dai mille collegamenti nelle sedi dei comitati elettorali, alla disperata ricerca di un candidato disposto a rilasciare dichiarazioni sembrano molto lontane, viste da qui. I leader dei due principali partiti si confrontano, dopo aver lasciato le sedi dei rispettivi comitati elettorali (alle ultime elezioni italiane occorsero quasi 24 ore a Pierluigi Bersani per rilasciare una dichiarazione, ed era il leader del partito più votato), mentre sotto lo schermo scorrono i risultati, alle otto già abbastanza definitivi. Merkel usa toni misurati e annuncia che occorrerà aspettare, per capire come gestire il risultato. L’emozione dominante è la noia. Beati i tedeschi che possono permettersela.

Di una cosa infatti siamo sicuri: il risultato di queste elezioni è più temuto all’estero che in Germania. Durante la trasmissione su ARD la linea viene data a un inviato: dietro di lui Piazza Syntagma, Atene, dove si affaccia il Parlamento greco. Non è un caso che i tedeschi si preoccupino dell’effetto che le loro elezioni avranno sul resto d’Europa. In Grecia governa un’altra grande coalizione, tra i conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok: ma le decisioni difficili sono affidare al Ministro dell’Economia Stournaras, un Ministro tecnico stretto tra la promessa elettorale di minor rigore fatta dal suo governo e la necessità di far quadrare i conti. Con le dovute proporzioni, una storia identica a quella italiana. Anche a Palazzo Chigi le elezioni tedesche sono guardate con attenzione e preoccupazione: un’altra grande coalizione, due partiti che come nel caso greco vorrebbero concordare politiche economiche all’esatto opposto di quanto proposto fino a oggi da Angela Merkel. Eppure è lei, quella con il maggior consenso elettorale interno: la sua forza in Germania le permette di sostenere all’esterno quell’austerità che indebolisce al contrario tutti gli altri governi europei. Dallo schermo in sala, il volto serio, concentrato, la consueta giacca pastello, blu come lo sfondo della trasmissione. A un tratto però, Angie sorride.

In foto le celebrazioni per la vittoria elettorale di Angela Merkel (Foto: cdu.de)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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