mercoledì , 15 agosto 2018
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Il Ministro italiano Padoan con quello greco Varoufakis © Council of the European Union

La settimana europea: accordo con la Grecia, ancora minacce dall’ISIS

Si dice spesso che nell’Unione Europea un accordo si trova sempre. Il difficile via libera ad un allungamento di 4 mesi del prestito alla Grecia, approvato ieri all’Eurogruppo, sembrerebbe in effetti confermare il vecchio adagio delle istituzioni europee. Germania e Grecia hanno dimostrato però di soffrire di gravi problemi di incomunicabilità, con i rispettivi governi impegnati – comprensibilmente – a rispondere alle proprie opinioni pubbliche nazionali, più che mai polarizzate su posizioni opposte e difficilmente conciliabili. Il caso Grecia, a ben vedere, è tutt’altro che chiuso.

Grecia, l’accordo in Europa e le divisioni a Berlino

L’accordo politico di ieri sarà oggetto di ulteriori negoziati tecnici che dovranno portare, lunedì prossimo, ad una più puntuale definizione degli impegni di riforma economica e riduzione del debito che il governo Tsipras dovrà perseguire. Per la prima volta da molto tempo, però, il fronte tedesco si è mostrato meno granitico sulla questione greca. I distinguo del Vice-Cancelliere Gabriel (SPD) rispetto alla posizione rigida del Ministro delle Finanze Schaeuble dimostrano che la politica di severa austerità praticata sin d’ora dalla Grande Coalizione è sempre meno condivisa dagli alleati di governo. Si vedrà nelle prossime settimane come questo nuovo fattore influenzerà la politica europea.

Il prolungato braccio di ferro tra Atene e i partner europei – nelle fasi più concitate del negoziato era Atene contro tutti, non più Paesi del Nord contro Paesi del Sud – ha riaperto il dibattito sulla preparazione di Stati come Grecia, Spagna e Italia ad aderire fin da subito alla moneta unica. Questi dubbi si legano a quelli sullo spazio per la sovranità nazionale democratica all’interno di un’area monetaria e istituzionale che pure ancora non esprime un governo politico responsabile di fronte ai cittadini.

La Francia e le liberalizzazioni

La Francia intanto va avanti con le riforme, o almeno ci prova. La Legge Macron è un ambizioso pacchetto di misure di liberalizzazione per il rilancio dell’economia. Include provvedimenti per la riforma del settore dei trasporti, delle professioni giuridiche e delle attività commerciali, incluse misure per il lavoro domenicale. Il governo punta su queste misure per dare slancio alla crescita, la sinistra resta molto critica. Emmanuel Macron, 36 anni, Ministro dell’Economia e dell’Industria, si gioca la carriera politica, Hollande e Valls la credibilità europea.

Libia, si allontana l’intervento armato

Nonostante le pressioni dell’Egitto per un intervento militare diretto contro le postazioni dell’ISIS in Libia, ha prevalso finora la posizione occidentale, più prudente rispetto a un intervento sul territorio libico. Italia e Francia hanno detto di essere disponibili a partecipare ad una missione congiunta sul territorio libico, ma solo nel quadro di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La comunità internazionale resterà quindi fuori dal teatro libico finché, come ha detto Bernardino Leon, inviato dell’ONU in Libia, non avverrà una riconciliazione tra il governo legittimo di Tobruk e quello islamico di Tripoli.

Nel frattempo l’ISIS continua a minacciare l’Occidente. Tra retorica, terrorismo mediatico e violenza, le milizie del Califfato continuano a promettere invasioni, sangue e morte agli oppositori interni all’Islam e al grande nemico occidentale. Nei giorni scorsi, intanto, il Consiglio UE ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE che imponeva di rimuovere Hamas dalla lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dall’Europa.

Ucraina, si continua a combattere

Nel clima di tensione euro-russa sul tema della guerra in Ucraina e del parziale fallimento del cessate il fuoco sancito a Minsk, continua a far discutere il rinnovo dell’accordo di cooperazione militare bilaterale tra Russia e Cipro, che molto ha indispettito la NATO e l’UE. Insieme all’Ungheria e recentemente alla Grecia, Cipro resta un Paese apertamente filorusso, che certo non aiuta l’UE nel formare un fronte comune contro la politica di Putin nell’Est Europa.

A inizio mese, a Riga, si è tenuta la Conferenza sullo stato dell’Unione energetica, un ennesimo appuntamento interlocutorio. La Commissione ha proposto un piano in dieci punti per l’Unione energetica, che era una delle grandi priorità individuate da Juncker e Tusk e dallo stesso Consiglio Europeo. L’andamento del prezzo del petrolio, l’emergenza greca e la minaccia islamista sembrano però aver cambiato l’ordine di priorità delle istituzioni UE.

Divisi anche sulla frutta

La Commissione Europea ha condannato l’Italia per gli scarsi controlli sugli aiuti UE aiuti erogati nel settore dei pomodori destinati alla trasformazione. Continua la storia non certo positiva delle multe e delle sanzioni seguite a procedure d’infrazione ai danni dell’Italia. Le istituzioni europee si sono divise anche sullo schema unico per frutta e latte nelle scuole, una proposta del gennaio 2014, che vorrebbe unificare i diversi programmi di aiuti UE per la distribuzione di questi cibi nelle mense.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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