giovedì , 16 agosto 2018
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Mario Draghi, presidente della BCE, alla conferenza stampa del 22 gennaio (Foto: ECB)

La settimana europea: la mossa di Draghi, il voto in Grecia

La settimana europea appena trascorsa è stata dominata dall’attesa per le decisioni della BCE sul lancio del Quantitative Easing e da analisi e commenti più o meno ansiosi sulla Grecia, che domenica tornerà alle urne per eleggere il nuovo parlamento e – si spera – il nuovo governo.

Mario Draghi non ha deluso le aspettative dei mercati e della maggior parte dei governi europei (tranne i soliti Germania&Co.), varando uno straordinario piano di acquisto di titoli pubblici e privati per una somma complessiva di 60 miliardi di euro al mese, da marzo 2015 al settembre 2016. In totale parliamo di un’iniezione di liquidità senza precedenti per l’eurozona, pari a circa 1,1 trilioni di euro.

Draghi lancia il QE e svaluta l’euro

L’obiettivo di Draghi è quello di invertire il trend decrescente dei prezzi, riportando il tasso d’inflazione vicino all’obiettivo del 2% annuo. Al tempo stesso, la mossa della BCE dovrebbe portare effetti benefici per l’economia nel suo complesso. I governi nazionali vedranno ridursi i tassi d’interesse con cui finanziare debito e spesa. Inoltre, la nuova offerta di moneta abbasserà ulteriormente il costo (e il valore) del denaro, incentivando gli investimenti produttivi a scapito del risparmio.

L’altro effetto positivo per l’industria è la svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro. Nelle ore seguite all’annuncio di Draghi, l’euro è crollato scivolando a un tasso di cambio poco superiore a 1,15 euro per dollaro. Il prossimo rialzo dei tassi americani indirizzerà ulteriormente i mercati verso il dollaro, che nel 2015 potrà crescere ancora di valore.

Intanto, in Italia, il governo Renzi ha varato per decreto la riforma delle banche popolari. Secondo le nuove disposizioni, le 10 maggiori banche popolari avranno 18 mesi per trasformarsi in SpA. Questo favorirà fusioni e aumenti di capitale, rispondendo in parte ai timori espressi dalla BCE sulla solidità di alcuni istituti.

La Grecia decide

Domenica 25 gennaio (qui la guida alle elezioni) la Grecia dirà finalmente la sua dopo due anni di austerità e riforme, più o meno imposte dall’esterno, che hanno trasformato la società e l’atteggiamento del Paese nei confronti dell’Europa.

Il grande favorito è il leader della Sinistra Europea, Alexis Tsipras, spauracchio dei liberal-conservatori in Europa. Il suo programma elettorale desta non pochi dubbi di fattibilità, ma – secondo tutti i sondaggi – dovrebbe permettergli di vincere le elezioni con oltre il 36% dei voti. Tsipras ha detto che, in caso di vittoria, in Europa inizierebbe una nuova era politica.

Il rivale è il premier uscente Antonis Samaras, grande alleato di Merkel e Rajoy. Il programma della sua Nea Dimokratia è all’insegna delle ambivalenze, con la promessa di abbassare le tasse al ceto medio e la conferma degli impegni con la troika (il terzetto composto da esponenti di Commissione UE, BCE e FMI). I sondaggi lo danno al di sopra del 32%. Molto, ma non abbastanza per restare alla guida del Paese.

Le risposte UE al terrorismo

Migliorare la risposta alla minaccia terroristica è rimasta la maggiore priorità politica dei governi nazionali e delle istituzioni UE. Lunedì scorso, i Ministri degli Esteri dell’UE hanno varato una linea che insiste sullo scambio di informazioni tra Stati membri e sulla necessità di stringere e rafforzare le alleanze con i Paesi arabi moderati. Dal punto di vista interno, resta forte la polemica sul futuro di Schengen e sul trade-off tra privacy e sicurezza e tra libertà del web e contrasto al terrorismo anche su internet.

La Serbia presiede l’OSCE, Putin mostra i muscoli

La Serbia ha ereditato dalla Svizzera la presidenza di turno dell’OSCE, l’organizzazione pan-europea che include i Paesi UE, l’Ucraina e la stessa Russia e che si è dimostrata importante per tenere aperto il dialogo sulla crisi ucraina. La presidenza serba sarà l’occasione per valutare la posizione di un Paese storicamente diviso tra la tradizionale influenza russa e l’attrattività dell’Europa occidentale.

Mentre la situazione sul campo in Ucraina orientale peggiora visibilmente, la Russia di Putin non fa passi indietro nemmeno nel Caucaso. Recentemente il governo russo ha ratificato i c.d. “trattati di alleanza e integrazione” con le regioni di Abkhazia e Ossetia del Sud. Un’annesione di fatto che ricalca nei modi quella della Crimea.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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