lunedì , 19 febbraio 2018
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Il nuovo Ministro degli esteri greco, Nikolaos Kotzias, di Syriza, all'esordio al Consiglio dell'UE (Foto: EU Council)

La settimana europea: l’esordio di Tsipras e la guerra in Ucraina

Mentre l’Italia si preparava a scegliere il nuovo Presidente della Repubblica, la settimana europea è iniziata con la formazione del governo greco guidato da Alexis Tsipras ed è stata dominata dal dibattito sulla reazione europea all’inasprirsi della crisi ucraina. I due temi si legano strettamente.

Entrato in carica poche ore dopo la straordinaria vittoria alle elezioni di domenica scorsa, il nuovo premier greco non ha esitato a rimettere in discussione l’intero quadro degli accordi siglati tra Atene, la troika e i creditori internazionali. Le preoccupazioni di Bruxelles, di molte capitali nazionali e dei mercati finanziari hanno fatto da contraltare al trionfalismo della sinistra europea e – meno scontato – della destra euroscettica.

La formazione dell’esecutivo e i primi giorni in carica hanno però messo in luce le difficoltà per un partito nato come anti-sistema di governare un Paese in grave crisi economica, legato ad accordi internazionali fondamentali per la propria sopravvivenza finanziaria, senza perdere il grande consenso interno.

La “nuova” Grecia e l’orso russo

Il Governo Tsipras, nato dalla strana alleanza tra l’estrema sinistra di Syriza e la destra anti-euro dei Greci Indipendenti, ha subito assunto in politica estera una posizione amichevole nei confronti della Russia. L’emergere di un attore apertamente filorusso all’interno dello schieramento europeo – proprio nel momento in cui il conflitto ucraino tornava a riaccendersi con il sanguinoso attacco dei filorussi alla città strategica di Mariupol – ha messo in discussione il precario equilibrio alla base della risposta dell’UE.

Il Consiglio dei Ministri degli Esteri straordinario, svoltosi giovedì, ha tuttavia confermato la sostanziale unità europea. A fronte di un’accelerazione del conflitto nelle regioni orientali dell’Ucraina, l’UE ha infatti aperto a nuove sanzioni contro la Russia e lanciato una strategia di comunicazione per contrastare la propaganda russa.

La lotta al terrorismo

La strage operata dai terroristi presso la sede del settimanale Charlie Hebdo continua ad avere effetti. In Francia, la reazione del governo e del Presidente Hollande è piaciuta – e molto – ai cittadini. La popolarità dell’inquilino dell’Eliseo è tornata a crescere, mentre il Governo Valls ha varato nuovi piani per aumentare la risorse a disposizione per le forze di sicurezza e le attività antiterrorismo.

A livello europeo continua invece lo stallo sulla direttiva per lo scambio dei dati dei passeggeri (PNR) tra Stati membri, per facilitare il controllo dei foreign fighters e, più in generale, del contrasto al terrorismo e al fondamentalismo islamico. Le difficoltà dell’UE di giungere a un accordo riguarda ancora l’insoluto dilemma tra privacy e sicurezza.

Le battaglie in corso

In Siria e Iraq continua la battaglia contro le milizie dell’ISIS. Le truppe curde hanno finalmente liberato la città di Kobane, segnando un punto importante in uno scontro che pure continua a destare preoccupazione in tutto il mondo. La battaglia condotta principalmente dalle truppe curde riaprirà inoltre inevitabilmente il dibattito sulle rivendicazioni dei curdi per la formazione di un loro Stato indipendente.

Altri terreni di scontro con il fondamentalismo islamico sono l’Algeria e la Nigeria. L’Algeria, alle immediate frontiere europee, resta un Paese diviso tra le istituzioni statali laiche e l’avanzata delle milizie islamiche, legate più o meno direttamente al Califfato. In Nigeria continuano le stragi e gli attacchi di Boko Haram, mentre Europa e Occidente non vogliono andare oltre le condanne a parole. Nel Sud Sudan, invece, l’intervento europeo è stato ben più significativo.

Il prezzo del petrolio e gli accordi fiscali di Amazon in Lussemburgo

Nonostante il contesto geopolitico instabile, continua la caduta del prezzo  del petrolio, arrivato ormai a 47 dollari al barile. Le ragioni di questo crollo sono di varia natura, in particolare riguardano da un lato l’eccesso di offerta, dall’altro la scelta geostrategica dell’Arabia Saudita di far abbassare il prezzo del petrolio per mettere fuori mercato altri produttori come USA e Canada.

La Commissione Europea ha intanto pubblicato i documenti relativi all’inchiesta sugli accordi fiscali tra Amazon e il Granducato del Lussemburgo. Il Paese guidato per quasi vent’anni dal Presidente Juncker avrebbe concesso alla multinazionale trattamenti fiscali di favore. Secondo Bruxelles si tratterebbe di aiuti di Stato.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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One comment

  1. la Grecia dice o mi regalate i debiti oppure me li faccio prestare dalla cina e dalla Russia con favori dovuti poi. mahh se la russia o la cina entra nel mediterraneo game over europa hai fallito.

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