domenica , 18 febbraio 2018
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Foto: © European Union

La settimana europea: l’Europa resta sotto scacco

L’Unione Europea continua a manifestare una disarmante debolezza su tutti i fronti di crisi aperti all’interno e all’esterno delle sue frontiere comuni. La settimana appena trascorsa, che pure avrebbe offerto qualche spiraglio per quanto riguarda la Grecia e la crisi ucraina, è stata così, ancora una volta, profondamente negativa. Ad aggravare un quadro già di per sé sconfortante sono sopraggiunti i nuovi attentati terroristici che hanno colpito Copenaghen, l’ennesima strage di profughi nelle acque del Mediterraneo e l’andamento del conflitto in Libia.

Terrore in Danimarca

Sabato 14 febbraio la capitale danese è stata teatro di un doppio attentato che ha causato la morte di due persone e il ferimento di altre cinque. Il primo attacco è avvenuto nel corso di un convegno sulla libertà d’espressione e l’Islam, il secondo, nella notte, nei pressi di una sinagoga.  La premier Thorning-Schmidt ha parlato apertamente di terrorismo, ma ha detto che “non si tratta di una guerra tra Occidente e Islam”. I rappresentanti delle istituzioni UE e degli Stati membri hanno espresso vicinanza alla Danimarca.

Ucraina, attesa sugli effetti degli accordi di Minsk

Il vertice fiume di Minsk tra Putin, Poroshenko, Hollande e Merkel ha portato alla fine all’accordo su una serie di punti, che includono tra gli altri un cessate il fuoco bilaterale nelle regioni dell’Ucraina orientale. Gli stessi partecipanti al vertice hanno chiesto cautela, in attesa di vedere se il Cremlino darà seguito agli impegni assunti. In passato Mosca non aveva implementato il primo accordo di Minsk raggiunto lo scorso settembre. Il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha detto che l’UE resta pronta a prendere “misure ulteriori” in caso di violazione degli accordi da parte di Putin.

Intervenire in Libia?

Molti Paesi UE, Italia in testa, vedono invece nella Libia la principale minaccia alla sicurezza dell’Europa. L’avanzata dell’ISIS continua, mentre il Paese resta senza una guida, con due governi rivali – uno con sede a Tripoli, di stampo islamista, e uno a Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale – ma senza effettiva capacità di controllo del territorio.

Il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha detto che l’Italia sarebbe pronta a intervenire in Libia nel quadro di una missione delle Nazioni Unite. Il territorio libico, senza governo e senza ordine, rischia infatti di diventare una piattaforma di proiezione del terrorismo e del crimine internazionale verso il cuore dell’Europa. Anche in Siria la situazione umanitaria resta a dir poco drammatica.

Ancora morti nel Mediterraneo

Il caos libico è strettamente legato all’immenso flusso di migranti che cercano di attraversare il Canale di Sicilia per raggiungere le coste dell’Europa. La settimana appena trascorsa ha visto la morte di oltre 300 migranti, naufragati nelle acque tra Libia e Sicilia. La strage ha riacceso la polemica su Triton, la nuova operazione UE di monitoraggio delle frontiere marittime, che ha preso il posto dell’operazione italiana Mare Nostrum. Quest’ultima, al contrario di Triton, aveva compiti di ricerca e soccorso anche in acque internazionali, quindi ben oltre il pattugliamento delle acque territoriali. Nel corso dei suoi mesi di attività Mare Nostrum ha contribuito a salvare migliaia di vite umane nelle acque del Mediterraneo.

 Grecia, negoziati in salita

A margine del Consiglio Europeo, l’incontro tra il premier greco Tsipras e il Presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha dato avvio a negoziati tecnici tra rappresentanti del governo greco e delle “tre istituzioni” – il modo in cui la Grecia ha chiesto di chiamare la troika. L’olandese ha precisato più volte nell’arco delle giornate successive che l’avvio del dialogo è un buon segnale, ma le possibilità di raggiungere un accordo restano minime.

La Grecia vuole la fine del programma concordato con i partner e un “programma ponte” da rinegoziare, che assuma circa il 70-80% delle promesse fatte dai greci ai creditori. Per i partner UE, in primis Germania e Spagna, esiste solo la strada di una proroga del programma di salvataggio. Lunedì febbraio si terrà l’Eurogruppo decisivo. Non è escluso che, alla fine dei negoziati, si configuri davvero l’uscita della Grecia dall’eurozona.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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