martedì , 14 agosto 2018
18comix

L’Europa dei 28: un conto chiuso con la storia

Il 1 luglio, l’Unione Europea (UE) ha accolto ufficialmente il suo ventottesimo Stato membro, la Croazia. L’entusiasmo è stato contenuto, sia tra la popolazione croata che nelle cancellerie di molti Paesi europei, ancora intenti a leccarsi le ferite e a cercare una via d’uscita dalla crisi economica. Più che sulle opportunità, gli indici sono rimasti puntati sui rischi derivanti dal nuovo allargamento. I più scettici temono infatti che l’ingresso croato ripeta il non certo entusiasmante percorso di Romania e Bulgaria, che nel 2007 approdarono nell’Unione senza aver prima consolidato le proprie economie e garantito adeguata stabilità al processo politico e democratico. Altri, complice il pesante clima di recessione, guardano con sospetto a nuovi potenziali flussi di lavoratori.

La crisi dell’economia sembra aver annebbiato le capacità d’analisi di molti Paesi che – come Francia e Italia – profetizzano integrazioni a doppia velocità, quasi a discriminare l’Europa fuori dall’euro, indebolendo di riflesso il processo di costruzione dell’UE che, con l’allargamento, materializza la sua capacità di attrazione oltre confine. Eppure, l’approdo di Zagabria nell’Unione, proprio nel momento storicamente più difficile per l’integrazione europea, avrebbe dovuto iniettare fiducia in un sistema europeo quasi incapace di riconoscere il suo potenziale di sviluppo. Per almeno tre ragioni.

Una prima, banale, considerazione: l’Unione Europea, al netto delle lacune istituzionali rese evidenti dalla crisi economica, rappresenta ancora un modello di sviluppo e di progresso politico e democratico. Nel gennaio 2012, in piena turbolenza finanziaria, il 70% dei croati rispose affermativamente al referendum che avrebbe dovuto confermare l’ingresso del loro Paese nell’UE. Malgrado le lentezze e le ipocrisie dell’Europa intergovernativa, il complesso istituzionale europeo rappresentava quindi un punto di riferimento per un Paese che, con l’ingresso in Europa, avrebbe chiuso i conti con la sua storia, in particolare con il passato tetro e sanguinoso seguito alla dissoluzione della Jugoslavia.

La certezza di un quadro giuridico solido, la progressiva implementazione dello Stato di diritto e delle best practices democratiche non sono secondarie al rispetto dei criteri di bilancio previsti dal Trattato di Maastricht: l’Europa cui ha guardato Zagabria non è necessariamente quella dell’eurozona, pur avendo espresso la volontà di farne parte, ma piuttosto quella che ha saputo allargare i propri confini, in particolare a Oriente, richiedendo il rispetto di standard minimi di democraticità. Certo, la Croazia ha patito per prima il giro di vite sul rispetto dei parametri di Maastricht, voluto in primis dalla Germania, ma ciò sottolinea e carica di significato gli sforzi compiuti da un’economia che pure dal 2009 non vede crescere la propria ricchezza.

Storicamente, si chiude inoltre un capitolo nero della storia europea: la Croazia è il primo dei Paesi pienamente coinvolti nelle guerre balcaniche degli anni Novanta a fare il suo ingresso nell’UE. Proprio nella terra che riportò uno scontro bellico sul continente europeo, ora l’Europa trova opzioni credibili per il suo allargamento. La Croazia funziona come esempio per un nugolo di Stati, Serbia in testa, più che mai decisi ad avviare negoziati ufficiali con Bruxelles per iniziare il percorso di adattamento all’acquis communautaire. Una terra devastata da guerre e massacri guarda così all’Europa, anche a quella attuale così appiattita sulle dinamiche finanziarie, per uscire definitivamente dal nodo dell’instabilità politica, delle divisioni etniche e religiose. Un successo che la stessa Unione dovrebbe portare sugli scudi con ben altra risonanza, insieme all’altra – straordinaria – conquista diplomatica che è l’accordo tra Serbia e Kosovo per il reciproco riconoscimento.

Come si vedrà in questo numero, la stabilizzazione dei Balcani occidentali attraverso la prospettiva di adesione ha comunque fornito all’UE un’eccezionale arma politica nella regione, circoscrivendo nell’area balcanica l’ultimo grande obiettivo dell’azione esterna comunitaria.

Certo, la sostenibilità di ulteriori allargamenti dell’Unione è tutta da verificare: per molti, l’Europa a Ventotto è un’unione di Stati affaticata, una famiglia eccessivamente estesa che non può aprirsi a nuovi membri. Soprattutto se questi, come accaduto alla Croazia, sono oggetto di una sorta di elastico tra diffidenze e spinte ottimistiche. Fondamentale in questo gioco delle parti il ruolo di Paesi che, come la Germania, spingono per l’ingresso di nuovi Paesi nell’ottica dell’estensione del mercato unico, salvo poi mostrarsi prudenti sul fatto che i nuovi entrati sappiano reggersi da soli sulle proprie gambe.

L’adesione della Croazia all’Unione Europea costituisce dunque il miglior banco di prova per lo stato di salute dell’integrazione europea: dal punto di vista croato, dovrà essere confermata la dedizione alle riforme, con la consapevolezza di aver raggiunto un quadro di finanza pubblica assolutamente invidiabile per gran parte dei membri di lunga data dell’Unione. Dalla prospettiva europea, è necessario consolidare il suo potenziale attrattivo ben oltre il 1 luglio, portando l’esempio dell’adesione croata come modello per Macedonia, Montenegro, Serbia, Albania, Kosovo e Bosnia-Erzegovina, che ad oggi costituiscono il nucleo fondamentale dei candidati o potenziali candidati alla membership dell’UE.

Nei confronti della Croazia, infine, l’Europa deve dimostrare di saper arginare l’influsso dei fenomeni più negativi che caratterizzano la storia più recente dell’UE: un primo campanello d’allarme è suonato in aprile, quando solo poco più del 20% degli elettori croati si è recato alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo, risultato dell’ormai caratteristico vuoto informativo a livello nazionale e della difficoltà delle istituzioni europee. I festeggiamenti in tono minore tenutisi a Zagabria lasciano poi trasparire, ancor prima che sia iniziato il percorso di membership, un serpeggiante scetticismo nei confronti di quell’Europa che traballa di fronte alla confusionaria gestione dei casi di Grecia e Cipro, incerta nel tutelare i propri cittadini dall’aggressione della crisi economica.

A Bruxelles e ai governi europei spetta l’onere pesantissimo di ricordare che l’Unione dei Ventotto, pur con le sue debolezze, non è poi così dissimile dall’Europa cui Zagabriaguardava nel 2003, al principio del suo tortuoso cammino di adesione.

On-line il numero 4 di Europae, dal titolo “L’Europa dei 28. La Croazia rilancia il sogno europeo dei Balcani“.

Schermata 2013-07-23 alle 16.43.10

 

In questo numero: 

L’Europa dei 28: un conto chiuso con la storia di Antonio Scarazzini

L’Unione Europea, la storia e il futuro dell’allargamento di Davide D’Urso

La Croazia in Europa riporta l’ottimismo nei Balcani di Sarah Camilla Rege

La nota: La “balcanicità” di Slovenia e Croazia di Giuseppe Passanante

Il percorso della Croazia verso l’Unione: riforme, dispute regionali e frenate europee di Mauro Loi

La riforma economica della “Domovina” croata, tra turismo e bassa pressione fiscale di Fabio Cassanelli

Berlino lo vuole? Il peso delle relazioni tra Germania e Croazia di Luca Barana

In foto: la bandiera della Croazia issata di fronte la sede di Strasburgo del Parlamento Europeo il 1 luglio 2013. (© European Parliament)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

Check Also

#LoStatoDellUnione, prima puntata: istituzioni e volti dell’Ue

Chi comanda in Europa? Comincia dal quesito principe il percorso de “Lo Stato dell’Unione“, il …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *