giovedì , 16 agosto 2018
18comix

L’Europa della stabilità

Era da almeno un paio di anni che a Davos non si parlava di Europa senza scommettere sulla brutalità della sua dissoluzione. Un sorriso da una parte, una battuta dall’altra, l’ottimismo dato per disperso è tornato a far capolino nei corridoi World Economic Forum. Prendete Manuel Barroso: solo un anno fa abbarbicato nell’eterno dilemma (austerità sì, austerità no), oggi nei salotti elvetici il presidente uscente della Commissione parla quasi con fare rilassato, racconta di un Vecchio Continente che torna alle coste più quiete, scampato ai marosi finanziari. Poi si ricorda del vecchio adagio e cita addirittura Helmut Kohl: “nessun Paese può vivere a lungo al di sopra dei propri mezzi”.

E’ l’elogio della stabilità. Quella finanziaria, cui fa il suo doveroso ossequio il ministro Schauble, che tanto sembra calma piatta (come la curva del PIL). Quella politica, che a Davos sembra aver preso la via del Nord con i Cameron, Kenny e Reinfeldt di turno a mostrare al resto d’Europa come si fa a piacere ai mercati e – a volte non guasta – pure ai propri cittadini.

L’Europa è tornata, l’Europa è stabile. Ci prova l’Italia a dare qualche sussulto, tra ghigliottine e leggi elettorali, ma non c’è più gusto: le fibrillazioni da ribaltone sono lontane e ormai un premier italiano può addirittura permettersi di vendere stabilità in cambio di quote di compagnie aeree.

Anche l’euro è stabile. Dosaggi “cavallini” di aggiustamento fiscale sembrano aver dato anticorpi solidissimi alla moneta unica, la febbre per il dollaro non preoccupa più del dovuto e dalla crisi degli Emergenti, per una volta, forse, ci sarà pure da guadagnare.

L’Europa non cade più. Ma neanche si muove. Tanto concentrata nel fermare la caduta, si è fatta trovare impreparata al restart e, anzi, a Bruxelles si è pure fermata, o quasi. Sonno elettorale, in vista di quel che sarà, sperando che le urne non trasformino le vie di Bruxelles in avamposti carbonari pronti a smantellare dalla base l’Unione Europea.

L’Europa sonnecchia, sopravvive nella sua quieta disperazione, per dirla con i Pink Floyd. Disperazione che deflagra ai suoi bordi: a Kiev non si combatte (ancora) per l’Europa ma è almeno vero che si lotta per ciò che l’Europa rappresenta: libertà, giustizia, democrazia. Strano ma vero, non c’è bandiera che sventoli per la stabilità. Per definizione, non c’è stabilità nel mutamento: non v’è stata nel Nordafrica, dove più volte l’Unione Europea ha spostato un po’ più in là il paletto della tolleranza, barattando la sicurezza dei propri confini con la sopravvivenza di regimi indifendibili. Non vi sarà in Ucraina, che ha bisogno di un’altra rivoluzione arancione per vincere una volta per tutte il male dell’autoritarismo.

L’Europa della stabilità in sé e per sé non funziona: se c’è una conferma della storia, è che l’integrazione europea funziona in quanto processo evolutivo. Calcisticamente parlando, quando il Vecchio Continente arretra in difesa dello status quo il catenaccio traballa e, nel turbinio della crisi finanziaria, i leaders europei hanno badato più a salvare la panchina che a un posto per le coppe. Con le elezioni a maggio, il turnover ai posti di comando dell’Ue è ormai alle viste: tempo per l’Europa di ricordarsi come si gioca d’attacco.

Leggi l’editoriale all’interno del nuovo numero di Europae

Numero 9 - Copertina

In foto, il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso nel corso di uno dei suoi interventi al World Economic Forum a Davos
(© World Economic Forum – 2014)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

Check Also

#LoStatoDellUnione, prima puntata: istituzioni e volti dell’Ue

Chi comanda in Europa? Comincia dal quesito principe il percorso de “Lo Stato dell’Unione“, il …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *