mercoledì , 15 agosto 2018
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L’Europa ha volti nuovi

Questa volta doveva essere diversa. Lo è stata.

Queste elezioni avrebbero dovuto portare gli europei a parlare d’Europa. Ebbene, lo si è fatto. Forse non per i progetti, non per le idee, ma per i suoi personaggi. E’ stata la prima campagna elettorale in cui ai simboli di famiglie politiche avulse dalle cronache nazionali si sono affiancati volti di candidati, anch’essi semi-sconosciuti ma quantomeno sufficienti a ricreare nell’elettorato un minimo di affezione verso il voto europeo. Quell’affezione che l’elettore nutre nel confronto di un’idea veicolata da una personalità, perché – lungi dall’auspicare l’appiattimento della politica sul personalismo, men che meno sul liderismo – il fattore umano conta. Certo, l’Europa degli ultimi anni, l’Europa della crisi, ha avuto ben poco da dire al suo popolo; e se pure avesse voluto trasmettere alcunché, i suoi uomini, funzionari e governanti tutti, hanno fatto di tutto per mescolarsi nel mare magnum del conformismo, dell’anonimità. Eppure, la storia recente del Vecchio continente, dal Trattato di Roma ad oggi, è colma di personalità che hanno trasmesso un’idea e impresso la loro impronta, favorevole o contraria, al processo d’integrazione europea.

Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Charles De Gaulle, Margaret Thatcher, Elmut Kohl, Jacques Delors. Dalla CECA all’UE, la narrazione di questo processo non ha potuto prescindere dalla forte personalizzazione di ruoli e idee chiave. Nei marosi della crisi finanziaria l’Europa è entrata invece come un nave senza timoniere, un’orchestra senza direttore in cui solo una teutonica solista e un banchiere italiano (atipico) hanno suonato da virtuosi. Il progressivo allontanamento dei cittadini da una creatura sempre più silenziosa e rinchiusa dietro le vetrate di Bruxelles nasce quindi non già da una carenza di discussione sull’Europa, ma dalla carenza di una dialettica costante fra soggetti e idee di segno opposto riguardo il tema. A rompere lo stallo ci hanno pensato gli euroscettici, capaci di affidare a personalità forti come Marine Le Pen, Nigel Farage, Beppe Grillo e Geert Wilders il messaggio del “no”.

Per mesi il lato del “si” ha tentennato, pendendo dalle labbra di Angela Merkel, poi ha affidato ai vari Juncker, Schulz, Verhofstadt, Tsipras, Keller e Bové tante versioni diverse di un comune europeismo capaci di offrire un menù più ricco a chi cercava un’idea, un progetto, anche alternativo all’attuale, ma costruttivo. Dialettica di volti e idee d’Europa: questo il ceppo da far crescere a partire da queste elezioni. Questo lo spirito che d’ora in poi i Capi di Stato e Governo dovranno replicare nella gestione degli affari europei.

Non a caso si guarda ora a Matteo Renzi come spalla e al tempo stesso freno alle presunte tendenza egemoniche di Frau Merkel. Un ruolo che un imbarazzante Sarkozy e un inconcludente Hollande hanno dimostrato di non meritare. Del “metterci la faccia” Renzi ha fatto marchio di fabbrica, scendendo senza timori nell’arena dello scontro di personalità con leoni come Grillo e Berlusconi. Ha offerto quell’idea positiva, a tratti forse ingenua, d’Europa che gli italiani parevano aver dimenticato. Ed ha avuto ragione. A febbraio, appena nominato, Wolfgang Münchau scriveva sul Financial Times che per l’Italia Renzi era la miglior soluzione possibile al momento. Lo sarà anche per l’Europa ?

Leggi l’editoriale all’interno del nuovo numero di Europae

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In foto, Matteo Renzi ed Angela Merkel alla cena informale di martedì 27 (© Palazzo Chigi – Flickr 2014)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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