martedì , 21 agosto 2018
18comix

Lo scandalo Datagate scuote l’alleanza atlantica

Fiducia e costanza non sono mai state tra le caratteristiche fondamentali dei rapporti tra Europa e Stati Uniti. Al contrario, le relazioni euro-atlantiche si sono sempre caratterizzate per la riluttanza europea e statunitense a subordinare il perseguimento dei propri interessi alla salute di un’alleanza da alcuni ritenuta necessaria e desiderabile, da altri perfino inevitabile. Il duro scontro di questi giorni non è un incidente imprevisto in una relazione altrimenti idilliaca, ma un episodio, per quanto grave, di un rapporto complicato, nel quale ragionamenti di natura strategica e militare hanno sempre interagito con logiche economiche e commerciali e con una vicinanza valoriale, culturale e storica senza pari nel panorama mondiale.

Lo scandalo “Datagate”, che ha messo in difficoltà il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, si è infatti arricchito di un nuovo capitolo, ancora più lesivo dell’immagine americana nel mondo. Come si legge nelle rivelazioni del settimanale tedesco Der Spiegel e in quelle del quotidiano britannico The Guardian, l’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale (NSA) avrebbe non solo intercettato e registrato milioni di conversazioni di cittadini europei, ma anche realizzato un sistema di spionaggio e controllo informatico ai danni delle istituzioni e dei governi nazionali dell’UE. Secondo i documenti riservati nelle mani di Edward Snowden – l’ex collaboratore della NSA che ha rivelato informazioni segrete relative ai sistemi di spionaggio dell’agenzia – funzionari del governo americano avrebbero effettuato intercettazioni ambientali, telefoniche e informatiche a danno di sedi diplomatiche a Washington e a New York dell’UE e di diversi Paesi europei. Lo stesso palazzo Justus Lipsius, sede a Bruxelles del Consiglio Europeo e del Consiglio dell’UE, sarebbe stato oggetto di intercettazioni da parte degli agenti della NSA dislocati negli edifici della NATO.

Un misto di stupore e indignazione ha accompagnato la richiesta di chiarimenti formali da parte di governi e istituzioni europee, così come la minaccia di rivedere le relazioni tra Europa e Stati Uniti, in primis la disponibilità dell’UE a negoziare il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), l’area di libero scambio transatlantica. Martin Schulz, Presidente del Parlamento Europeo (PE), si è detto «profondamente preoccupato e scioccato» dalle indiscrezioni, affermando che, qualora confermate, avrebbero un impatto grave nelle relazioni tra Stati Uniti e UE. Come ha dichiarato Hannes Swoboda, capogruppo dei Socialisti e Democratici al PE, se queste informazioni fossero verificate, l’UE dovrebbe trarne qualche seria conclusione. «La partnership transatlantica è fondata su valori e principi democratici che dovrebbero unire l’UE e gli Stati Uniti d’America». «Spiare», ha aggiunto, «non è certo il modo giusto di rafforzare la cooperazione».

La Commissione Europea si è finora limitata a entrare in contatto con le autorità americane per chiarire il prima possibile la vicenda. La Commissaria europea Viviane Reding ha però fatto sapere che l’UE non potrà negoziare un grande mercato transatlantico qualora restassero dubbi sul fatto che «i nostri partner stanno spiando gli uffici dei nostri negoziatori». La Germania ha reagito altrettanto duramente. «Spiare gli amici è inaccettabile», ha detto un portavoce del governo tedesco, «la Germania vuole l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, ma questo richiede fiducia reciproca».

L’Alto Rappresentante Catherine Ashton ha dichiarato che «le autorità degli Stati Uniti stanno verificando l’accuratezza delle informazioni». «Ci aspettiamo», ha aggiunto, «che gli Stati Uniti siano trasparenti come l’UE si aspetta dai propri alleati». Il Segretario di Stato americano John Kerry non ha invece voluto rispondere alle accuse provenienti dall’Europa, ma ha definito «non inusuale» la ricerca di informazioni su altri Paesi. Di altro avviso il Presidente francese François Hollande che ha chiesto che «lo spionaggio degli Stati Uniti ai danni dell’UE cessi immediatamente». Queste dichiarazioni, rivolte in gran parte alle rispettive opinioni pubbliche, trasmettono comunque l’irritazione europea e l’imbarazzo del governo americano.

La gravità delle rivelazioni è senza precedenti nella storia recente delle relazioni tra UE e Stati Uniti e rischia di incrinare l’alleanza atlantica in uno dei momenti più difficili della storia dell’Occidente. Un intensificarsi dei dissidi transatlantici minerebbe inoltre la solidità dell’UE, in cui il rapporto con Washington ha sempre rappresentato un motivo di divisione. In gioco non sarebbe più soltanto il soft power americano, ma la capacità dell’alleanza atlantica di mantenersi in salute in un sistema internazionale crescentemente multipolare e ingovernabile.

Nel secondo dopoguerra, l’asimmetria e la logica del confronto bipolare avevano saldato i destini di Europa occidentale e Stati Uniti. La caduta del Muro di Berlino, il rafforzamento istituzionale e politico dell’UE e le divisioni del 2002-2003 hanno gradualmente eroso la solidità dell’alleanza euro-americana. L’Amministrazione Obama ha girato il timone della politica estera americana verso l’Asia, tralasciando un’Europa diventata progressivamente marginale. La svolta dell’ultimo anno, la nuova enfasi sulle trattative per il TTIP e la constatazione delle difficoltà di relazionarsi con attori diversi dal punto di vista valoriale e distanti per interessi avevano riavvicinato Washington all’Europa.

Gli effetti del Datagate sulla credibilità internazionale degli Stati Uniti dovranno essere valutati nel medio periodo. Quelli sulle relazioni euro-atlantiche, invece, rischiano di essere immediatamente quantificabili. Se dovesse prevalere la frustrazione per i comportamenti del governo americano, più simili a quelli di un impero piuttosto che a quelli di un alleato, l’UE potrebbe scegliere di affermare la propria statura politica rinunciando al rilancio delle relazioni transatlantiche in nome di un necessario chiarimento della natura della sua relazione con l’America. Se volesse ridimensionare la portata di questo scandalo, non compromettendo il varo di un’area di libero scambio strategicamente ed economicamente benefica per entrambi i partner, rischierebbe di provare definitivamente la sua incapacità nel far valere le proprie ragioni con il governo americano.

Quale sarà la strada scelta dai partner per uscire da quella che sembra un’autentica trappola politica, le relazioni tra UE e Stati Uniti sembrano essere arrivate a una svolta. Intanto, però, in altre regioni del mondo, la crescita economica, demografica e politica dei nuovi attori globali continua. Mentre le ombre si allungano sull’Occidente, non tutti i Paesi del mondo guardano con dispiacere alle crepe sui pilastri di un’alleanza un tempo ritenuta inevitabile.

In foto, l’incontro tra John Kerry e José Manuel Barroso nel corso della prima visita ufficiale a Bruxelles del nuovo Segretario di Stato USA (© European Commission)

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

Check Also

#LoStatoDellUnione, prima puntata: istituzioni e volti dell’Ue

Chi comanda in Europa? Comincia dal quesito principe il percorso de “Lo Stato dell’Unione“, il …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *