martedì , 14 agosto 2018
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Jean-Claude Juncker, dal 1 novembre è Presidente della Commissione Europea (Foto: European Commission)

LuxLeaks: Juncker, reagisci!

Autorevolezza, coerenza e indipendenza politica. La Commissione Juncker avrebbe dovuto costruire la propria azione su questi tre principi, quasi del tutto assenti nei dieci anni di Barroso. La struttura innovativa dell’esecutivo comunitario e l’orgoglio con il quale i suoi componenti ne rivendicano forza e autonomia, sembravano poter aprire una stagione nuova per l’Europa, con una Commissione alla guida dei processi politici e non più mera esecutrice delle direttive degli Stati membri. La stampa europea aveva accolto con entusiasmo il nuovo corso.

Sono bastati pochi giorni, però, e l’incantesimo sembra essersi infranto. Jean-Claude Juncker è stato investito dall’onda lunga del suo passato. Come Primo Ministro del Lussemburgo ha trasformato il suo Paese  in un’isola felice per le multinazionali e le finanziarie di tutto il mondo. Un piccolo paradiso fiscale tra le verdi colline al confine tra Francia e Germania. Lo si sapeva, ma lo scandalo LuxLeaks ha messo alla luce del sole un sistema legale quanto immorale di favori fiscali a grandi compagnie interessate a eludere le discipiline tributarie di altri Paesi.

Fino ad oggi la linea della Commissione e del suo Presidente è stata quella di etichettare l’intera vicenda come uno dei dossier nelle mani della DG Concorrenza e della Commissaria Vestager. Un caso sul quale il Presidente Juncker ha promesso di non immischiarsi, lasciando agli apparati della Commissione la scelta di procedere o meno contro il Lussemburgo. Il portavoce di Juncker, Margaritis Schinas, ha ribadito il suo impegno per la lotta all’evasione e all’elusione fiscale e a favore di una maggiore armonizzazione delle politiche fiscali.

Una tattica attendista che ha il duplice obiettivo di evitare la politicizzazione della vicenda e di tenere separata la figura del Presidente della Commissione da quella delll’ex premier lussemburghese, aspettando che la tempesta si plachi. Per ora non ha funzionato. L’assenza di Juncker dagli eventi pubblici e la mancanza di dichiarazioni mettono in luce semmai una ritrovata e inaspettata debolezza politica. Il Presidente sembra incapace di reagire. Tutela il suo ruolo istituzionale, ma così facendo sta lasciando un pericoloso vuoto politico e alimentando le speculazioni giornalistiche.

Il Parlamento Europeo ha già chiesto chiarimenti. L’ALDE, azionista di minoranza della grande coalizione che sostiene la Commissione, ha chiesto che il Presidente si presenti di fronte agli eurodeputati, per spiegare il suo coinvolgimento nella vicenda. Per ora a Berlaymont si temporeggia, ma un passaggio a Strasburgo è ritenuto pericoloso perché esporrebbe Juncker a un giudizo politico che, ecco il vero timore, qualche governo nazionale potrebbe sfruttare per stroncare sin d’ora le ambizioni politiche della Commissione.

Cosa succederebbe se David Cameron, ostile al “federalista” Juncker, mettesse in dubbio la sua integrità e quindi il suo diritto di decidere per il Regno Unito? E se la Commissione varasse procedure contro le leggi di bilancio di Paesi come Italia e Francia? Cosa potrebbe dire Matteo Renzi di una Commissione guidata da un uomo che per tre lustri ha favorito l’elusione fiscale internazionale? A Bruxelles e nelle cancellerie iniziano a circolare queste e altre domande.

Gli scontri a distanza con Cameron e Renzi sono vecchi di pochi giorni. Juncker ha promesso di “difendere la sua istituzione” contro ogni attacco ingiusto e di “non temere alcun primo ministro” perché la Commissione ha la stessa dignità e legittimità dei governi. Juncker ha ragione, ma il suo passato rischia di togliergli a una settimana dall’insediamento la serenità necessaria a guidare una Commissione indipendente.

Se non vuole vivere sotto il tacito ricatto degli Stati membri, Juncker deve reagire il prima possibile, colmando un vuoto politico che i governi nazionali più ostili a Bruxelles potrebbero sfruttrare a proprio vantaggio. Scenda in sala stampa e spieghi in che modo intende lasciarsi alle spalle il suo passato. Presenti le proposte della sua Commissione per sanare la concorrenza fiscale interna all’Unione. Rilanci iniziative politiche sui temi della giustizia fiscale e della lotta all’evasione. L’alternativa è il ridimensionamento politico della sua Commissione. Oppure l’eventualità – che alcuni cominciano a ipotizzare – di clamorose dimissioni che trascinerebbero l’UE nel caos politico e istituzionale.

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