martedì , 20 febbraio 2018
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Napolitano ancora presidente. L’Italia e l’Europa aspettano risposte

Foto (3)La storica rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica italiana è stata accolta con un sospiro di sollievo dall’Unione Europea e dall’opinione pubblica internazionale. Lo stallo politico e istituzionale dell’Italia, in un contesto di grave difficoltà economica mitigata a livello finanziario dalle massicce iniezioni di liquidità della banca centrale giapponese, era un grande punto interrogativo sulle prospettive di stabilità dell’Eurozona e quindi della ripresa mondiale. I rischi del protrarsi della paralisi istituzionale o di un rapido ritorno alle urne era visto da molti come un pericolo che l’Italia e l’Europa non potevano permettersi.
La permanenza di Napolitano al Quirinale rappresenta invece la garanzia che ci sarà almeno un tentativo di dare un governo al Paese. Le dure parole del Presidente nel suo imperioso discorso di inaugurazione del secondo settennato hanno inoltre dato un segnale chiaro all’Italia e al mondo: i partiti politici, rivelatesi incapaci di fornire le risposte necessarie all’economia e alla società italiana, sono di fatto commissariati. Oltre alla minaccia dello scioglimento anticipato della legislatura – prospettiva che da sempre influenza in modo decisivo il comportamento dei parlamentari italiani – il Presidente ha paventato la possibilità di dimettersi, qualora le forze politiche, in particolare il Partito Democratico (PD) e il Popolo della Libertà (PDL), venissero meno agli impegni assunti nella giornata drammatica di sabato 20 aprile.

Le dimissioni del Presidente della Repubblica lascerebbero i partiti, in crisi come non mai, soli di fronte alle proprie divisioni interne e all’ondata del Movimento 5 Stelle (M5S), che con gli eventi dell’elezione presidenziale ha ripreso forza nell’opinione pubblica italiana. Napolitano è stato finora l’unica ancora che ha impedito la distruzione del sistema politico italiano di fronte ai fallimenti del Governo Berlusconi, ai discussi risultati dell’esecutivo “tecnico” guidato da Mario Monti e, soprattutto, ad una crisi economica che continua a mordere nel tessuto socio-economico del Paese. La sua statura politica interna e internazionale è tale da renderlo di fatto indispensabile, nella fase attuale, per la stabilità istituzionale del Paese, la sopravvivenza dei partiti e la presentabilità dell’Italia nel mondo.

Giorgio Napolitano at the ECL’europeismo, in particolare, ha rappresentato la stella polare del primo settennato e sicuramente continuerà ad essere un punto di riferimento anche per i prossimi anni. Il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha dichiarato che la rielezione di Napolitano «arriva in un momento cruciale nel processo di integrazione, che richiede ai governi nazionali ed alle istituzioni europee di mostrare grande calma, coraggio e lungimiranza». Confermandolo al Quirinale, il Parlamento italiano ha riconosciuto, secondo Barroso, «il successo del suo primo mandato», che si è detto «sicuro che l’Italia continuerà a dare un contributo decisivo al nostro ideale comune europeo». Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo, si è spinto oltre esprimendo a Napolitano «il più profondo e sincero apprezzamento per il suo senso del dovere e dell’interesse generale, per i suoi instancabili sforzi per assicurare la stabilità politica in Italia e la sua visione politica nel promuovere la causa europea».

La conferma di Giorgio Napolitano è piaciuta anche a Berlino. Il portavoce del Cancelliere Angela Merkel, Steffen Seibert, ha sottolineato che «Giorgio Napolitano è tenuto in alta considerazione per il suo profilo personale dal governo tedesco come nel contesto internazionale». Conferme in merito sono arrivate anche dalla Casa Bianca. Con una breve nota, Barack Obama, che ha avuto negli ultimi anni uno stretto rapporto politico con Napolitano, ha salutato così la sua storica rielezione: «ammiro la sua decisione di servire di nuovo il popolo italiano come presidente».

Giorgio Napolitano cercherà in queste ore di chiudere definitivamente la partita per la formazione di un governo di grande coalizione che possa continuare sulla strada della stabilizzazione finanziaria e iniziare un percorso di rilancio economico. Come ha ricordato ieri di fronte al Parlamento, in un discorso che è suonato come un ultimatum ai partiti, il Presidente vuole che le forze politiche intraprendano un serio percorso di riforme istituzionali.

Oltre a misure come la riforma elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, il taglio dei costi della politica, il superamento del bicameralismo perfetto e il rafforzamento del ruolo del capo del governo, si fa largo in questi giorni l’ipotesi della possibilità di prevedere l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. La riforma in senso semi-presidenzialista della costituzione, secondo uno schema più volte proposto da Silvio Berlusconi e dal PDL, darebbe seguito formale ai sette anni di Giorgio Napolitano, nei quali il ruolo della presidenza della Repubblica è stato sempre più quello di guida politica della nazione, piuttosto che di semplice arbitro della contesa democratica. Le aperture di molti esponenti del centrosinistra ad una riforma semi-presidenzialista dello Stato, in particolare del PD e di Matteo Renzi, potrebbero aprire spiragli per una riforma condivisa capace di chiudere definitivamente con la cosiddetta “seconda repubblica”, aprendo la strada verso una nuova forma di governo, che potrebbe garantire un maggiore legame tra elettorato e istituzioni. La prova a dir poco imbarazzante data dal Parlamento nell’elezione presidenziale di questi giorni non depone certo a favore dell’elezione indiretta tipica dell’attuale forma di governo parlamentare.

Le consultazioni per vagliare le possibilità di formare un governo di coalizione sostenuto dalle due principali forze politiche (PD e PDL) saranno rapide. Napolitano ha intenzione di dare l’incarico al prossimo Presidente del Consiglio già mercoledì 24 aprile. Le spaccature interne al centrosinistra e al PD sono le incognite maggiori, ma la forza politica personale del Presidente della Repubblica dovrebbe comunque portare in tempi rapidi alla formazione di un esecutivo e porre fine alla paralisi italiana. L’opposizione dura promessa dal M5S e dal suo leader Beppe Grillo sono le preoccupazioni maggiori dei tanti capi-corrente del centrosinistra, alle prese con una resa dei conti iniziata dopo il flop elettorale dello scorso febbraio e che non lascia ben sperare per il futuro della sinistra italiana. L’impegno in un governo di alto profilo politico, sostenuto dal Parlamento e dal prestigio personale del Presidente della Repubblica e finalmente disposto ad intraprendere la strada delle riforme istituzionali e del rilancio economico del Paese, potrebbe forse rappresentare un momento di svolta per il sistema politico italiano. L’Italia e l’Europa, con sempre meno pazienza, aspettano.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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