mercoledì , 21 febbraio 2018
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Si chiude l’anno dello scetticismo. Auguri per un 2014 di cambiamento

La fase più acuta della crisi finanziaria si è esaurita nel 2012, quando Mario Draghi annunciò al mondo che la BCE avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per salvare l’euro e che questo sarebbe stato sufficiente. Gli strumenti tecnici per attuare quel proposito e il dibattito conseguente sono stati molto meno rilevanti del significato politico delle parole di Draghi. Attaccate l’Europa sui mercati finanziari, speculate sul debito pubblico degli Stati europei e la BCE risponderà. Gli attacchi sono finiti, dimostrando a tutti cosa succede quando un’istituzione credibile e indipendente ha un leader coraggioso che prende una posizione netta. Semplicemente si risolvono i problemi.

La lezione della BCE sembra però essere stata dimenticata. Il 2013 è stato un anno “scettico”. Ha persino avuto un soprannome scettico, visto che si è diffuso da subito il gioco di parole “duemilaecredici”. Per l’Europa è stato un anno di transizione, in cui sembra che nulla di rilevante sia successo. Eppure, ci sono stati almeno due momenti che potevano scuotere il Vecchio Continente dal torpore fancendogli ritrovare la voglia di correre: le elezioni in Italia e Germania.

In entrambi i casi il cambiamento era potenzialmente significativo: nuovi governi e dunque nuove politiche economiche, oltre a un diverso modo di approcciarsi all’Europa. Due possibilità mancate. A febbraio il voto italiano ha condotto prima a una fase di stallo e poi a un governo di larghe intese, sostenuto da una maggioranza identica a quella che aveva sostenuto Monti nel 2012 e relativamente simile nella composizione. Il ministero chiave, l’economia, è andato di nuovo a un tecnico ed è stato chiaro da subito che non sarebbe arrivata nessuna riforma radicale da un esecutivo il cui cuore politico era una sorta di grande centro, incaricato di non scontentare nessuno.

In Germania Angela Merkel è stata rieletta a settembre con un numero di consensi tale da chiarire al resto d’Europa quanto le scelte degli anni scorsi l’abbiano rafforzata e resa popolare tra i tedeschi. Due nuovi governi, entrambi di coalizione e in continuità con i precedenti: non certo una rivoluzione.

Sul piano internazionale, l’UE ha dovuto affrontare il “caso Snowden”, che ha riportato l’attenzione sul rapporto complicato con gli Stati Uniti d’America. Il fatto che la National Security Agency statunitense spiasse le istituzioni dell’UE e molti leader europei ha causato una dura risposta diplomatica, segnalando agli USA che l’Europa c’è e vuole essere rispettata. Il Segretario di Stato americano John Kerry dovrà tenerne conto, visto che, rispetto a Hillary Clinton, sembra più attento all’Atlantico che al Pacifico.

La principale novità del 2013, peraltro, riguarda proprio le relazioni euro-atlantiche ed è l’inizio dei negoziati per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), il trattato tra UE e Stati Uniti che dovrebbe far crescere l’interscambio e creare nuovi posti di lavoro. Il commercio è stato uno dei protagonisti indiscussi di quest’anno e i progressi fatti in questo campo sono stati uno dei primi veri segnali di ottimismo economico.

L’altra novità da ricordare del 2013 è l’Unione Bancaria. Un progetto che sembrava difficile da disegnare e da far digerire agli Stati membri e che invece si è rivelato un buon successo per l’UE. La supervisione delle banche, nei prossimi anni, sarà sempre più competenza dell’Europa e meno degli Stati. TTIP e Unione Bancaria sono due successi. Ma sono accordi tecnici, per alcuni aspetti difficili da spiegare. In un momento in cui i cittadini europei sono scettici e provati dalla crisi, parlare di meccanismo unico di risoluzione o barriere non tariffarie potrà far poco per generare slancio e ottimismo.

Vale allora la pena di ripeterlo, ancora una volta. L’Europa ha bisogno prima di tutto di politica. Draghi non è andato davanti alle telecamere annunciando le Outright Monetary Transactions. Non ha spiegato in cosa sarebbero consistite, come avrebbero funzionato, come la liquidità sarebbe stata sterilizzata. Ha parlato da politico usando un linguaggio chiaro. Questo è l’esempio da seguire, altrimenti nemmeno le scelte tecniche migliori saranno capite e apprezzate.

La prima sfida del nuovo anno sono le elezioni europee e c’è il rischio che gli euroscettici guadagnino spazio. Ma le elezioni, di per sé, offrono una grande opportunità: quella di raccontare quale sarà l’Europa dei prossimi anni e chi dovrà guidarla. Già solo per questo, il 2014 sarà un buon anno per tutti. Auguri.

In foto un’immagine dalla sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, in occasione dell’ultima plenaria del 2013 (© European Union 2013 – European Parliament). 

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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